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Home Attualità Territorio

Vicenza multa i clienti delle prostitute. «Ma la vera sfida è la lotta alla tratta»

L'associazione Mimosa supporta da molti anni le vittime del traffico di esseri umani

9 Giugno 2026
in Territorio, In primo piano
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Lotta alla prostituzione: dalla strada all’indoor, violenze in aumento

Meno visibili in strada, ma non per questo meno presenti. C’è “sempre meno” prostituzione sulle vie principali e sotto i lampioni, a Vicenza, dati alla mano e soprattutto impressioni sul campo. Dall’associazione Mimosa, realtà che da molti anni supporta le vittime del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, in tutto il 2025 nelle strade vicentine ne sono state incontrate appena 53, persone diverse in momenti diversi. Intanto il Comune di Vicenza dà un giro di vite, intensificando le multe ai clienti: 12 in meno di due mesi. «Siamo perplessi, multare non favorisce l’emersione dello sfruttamento e della tratta. È solo un modo per allontanarla dagli occhi della gente» avvertono da Mimosa.

Le multe

Cinquecento euro: a tanto ammonta la sanzione prevista dal regolamento di polizia urbana della città di Vicenza, sia per le prostitute che per i clienti. Ora palazzo Trissino ha deciso di concentrarsi soprattutto su quest’ultimi. «Grazie alla recente modifica del regolamento, con la riformulazione dell’articolo 10, gli agenti hanno potuto intervenire anche nel caso di violazioni avvenute all’interno di veicoli o vetture» fa sapere il municipio. Gli effetti di questa novità, recepita il 18 marzo, e dei maggiori controlli sui clienti sono tangibili: a fronte di un solo verbale elevato in tutto il 2025, sono già 12 quelli elevati nel corso di quest’anno ad automobilisti che hanno fatto salire nel proprio veicolo persone che esercitano l’attività di prostituzione o che stazionavano intenti a prendere accordi per prestazioni sessuali. «Per quanto riguarda invece le prostitute, nel 2025 sono stati elevati 144 verbali e, ad oggi, quest’anno sono 19» faceva sapere il comando di polizia locale a inizio maggio. «Il reato è rappresentato dallo sfruttamento della prostituzione, non dalla prostituzione in sé – la specifica del sindaco Giacomo Possamai, nel riportare i dati – e le violazioni, per essere sanzionabili, devono essere colte sul fatto. Per questo era importante dare agli agenti della polizia locale, la possibilità di sanzionare anche i comportamenti che avvengono nell’ambito di veicoli e vetture, una presenza che risulta particolarmente molesta per i residenti e le attività di alcune zone della città, come viale San Lazzaro e viale Verona. A seguito di queste modifiche normative, ho chiesto al comandante Parolin di orientada re i controlli in particolar modo sui clienti, se esiste la prostituzione infatti è proprio perché persiste una forte domanda». I controlli si sono concentrati nelle zone della città dove è più diffuso il fenomeno della prostituzione, come sull’asse di corso Santi Felice e Fortunato e in quella di Strada Padana Superiore verso Verona, impiegando sia agenti in borghese a rotazione che colleghi in pattuglia. Tutti i clienti multati, risulta, hanno pagato la sanzione nei tempi previsti.

L’unità di strada

Ma qual è l’entità del fenomeno a Vicenza? La prostituzione non è certo sparita: tuttavia, non è più o non solo quella in strada. «Su strada ci sono sempre meno persone» osserva Gaia Borgato, presidente di associazione Mimosa. I volontari sono attivi con un’unità mobile sulle strade di Padova e Vicenza, Treviso e Venezia: è il progetto Navigare, finanziato dalla Regione e partner del Comune di Vicenza. «Il nostro approccio è diverso da quello della polizia locale. Non abbiamo mai trovato che fosse la soluzione giusta l’idea di multare, che siano le donne o i clienti – riprende Borgato –. Multando i clienti si costringono le donne non già a smettere di lavorare su strade più larghe e illuminate, dove in caso di necessità si può chiedere aiuto alle forze dell’ordine, ma in posti bui e isolati. Pericolosi. E non favorisce l’emersione della tratta, non è questo il modo di farla sparire. Tantissime prostitute si sono spostate in appartamento, anzi la tratta le colloca direttamente negli appartamenti. Lì per noi non sono più raggiungibili. Non riusciamo a incontrarle, a creare un legame diretto e a costruire la fiducia».

Passaggi essenziali per l’associazione, che nelle quattro province conta circa 30 volontari operativi assieme ad operatori specializzati, mediatori linguistici e operatori sanitari. L’unità di strada ha un approccio «di riduzione del danno, prevenzione sanitaria, distribuzione di preservativi – continua Borgato – si offre ristoro, il tè caldo, la chiacchiera. Che permette di avviare un rapporto di fiducia per poi far emergere anche altre richieste». La quasi totalità delle prostitute incontrate, anche a Vicenza, sono straniere, soprattutto dell’Est Europa (Romania e Ucraina). «La gran parte di loro ha dei figli nei Paesi di origine. Quello che raccolgono va alle famiglie mantenere e ai “protettori”». Già, perché la quasi totalità delle prostitute in strada è vittima di sfruttamento. «Se per loro esistesse un’alternativa, forse riuscirebbero a costruire un percorso diverso. Questo è il nostro approccio – specifica la presidente di Mimosa – non punire, ma cercare di ridurre il danno. Approcciarle, supportare un loro “empowerment”, costruire un’alternativa per permettere a queste persone di allontanarsi da attività che non vogliono fare. E a cui sono costrette dalla situazione economica, dall’obbligo da parte di terzi o da entrambe le cose».

Andrea Alba

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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