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Home Attualità Territorio

Variati: «È sbagliato smantellare le Province»

30 Agosto 2018
in Territorio
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«Al nuovo sindaco consiglio prudenza, coraggio e tenerezza»

Dal 13 giugno Achille Variati ha lasciato di fatto la presidenza della provincia di Vicenza passando il testimone all’attuale sindaco di Costabissara Maria Cristina Franco. Il due volte sindaco di Vicenza ha guidato l’ente provinciale berico dal 2014, e dal 2015 anche l’Unione delle province d’Italia, proprio negli anni della grande trasformazione delle funzioni e della struttura dell’ente provinciale.

Presidente Variati, ci fa un bilancio del suo mandato da presidente della Provincia?

«Ho dovuto affrontare momenti di grande difficoltà: basti pensare che nel dicembre 2014 il governo fece dei tagli ai trasferimenti delle province che la stessa Corte dei Conti definì irragionevoli, rispetto ai servizi che la provincia eroga. A livello nazionale con l’Upi ho invece portato avanti una battaglia politica a tutto campo per difendere le prerogative delle province: la situazione attuale è comunque migliore rispetto al biennio 20152016».

Politicamente come ha “connotato” la sua esperienza a Palazzo Nievo?

«Li ricorderò come anni impegnativi, ma molto belli: abbiamo fatto della provincia la “casa dei Comuni”, dove i sindaci possono discutere dei problemi dell’area vasta. Nella maggior parte dei casi ci siamo capiti al volo e per le questioni riguardanti le strade e le scuole abbiamo sempre deciso di comune accordo come spendere le risorse a disposizione».

Qual è stata l’operazione amministrativa di cui va più fiero?

«Aver deciso a larghissima maggioranza di vendere 30 milioni di euro di azioni dell’Autostrada Brescia-Padova. Con quei soldi abbiamo messo in sicurezza le scuole medie superiori, contribuito ad aumentare la sicurezza delle strade provinciali e aumentato le piste ciclabili legate al turismo su due ruote».

È stato difficile gestire un ente che da tempo vive una lunghissima fase di transizione?

«Certamente, anche se non abbiamo lavorato con addosso il peso dei diversi “colori” politici. Diciamo che alcune volte è stato difficile fare il sindaco, il presidente della provincia e dell’Upi assieme, con almeno un viaggio settimanale a Roma da fare e organizzare ».

È difficile fare programmazione? Dal punto di vista delle risorse ci sono stati momenti davvero critici?

«Certamente: c’è da dire però che a livello nazionale ho avuto udienza e ascolto con tutti i vari governi che si sono succeduti. Su e giù per le scale di tutti i ministeri posso dire che ormai mi conoscono tutti gli uscieri. Abbiamo spiegato perché certi tagli erano totalmente sbagliati: le province italiane gestiscono 130mila km di strade, quello che io chiamo “strade dell’uguaglianza” perché mettono in collegamento i piccoli centri alle grandi arterie. E inoltre le province si fanno carico di 5.000 plessi scolastici che servono per oltre 2,5 milioni di studenti».

Politicamente e dal punto di vista del bilancio dello Stato, questa riorganizzazione delle province ha dato più problemi o benefici?

«La legge Delrio ha avuto l’intuizione di coinvolgere i sindaci, ma va sicuramente rivista. In tutti gli Stati Europei esistono enti intermedi come le province. Tra gli 8.000 comuni italiani e le regioni è impensabile che non ci sia un ente intermedio che svolge determinate funzioni che rispettivamente non possono svolgere i comuni e le regioni. Il principio della sussidiarietà in questo è un faro: il potere amministrativo deve essere svolto al livello più vicino possibile al cittadino e dall’ente che meglio è in grado di esercitarlo».

Eliminare le province: un abbaglio della politica – di tutti gli schieramenti – degli ultimi 20 anni?

«Le province vivranno, forse ritornerà anche l’elezione diretta. Meglio eliminare tutte quelle autorità inutili come quelle di bacino, dei rifiuti, dell’energia, dei trasporti».

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