La scelta di Rfi e del Ministero dei Trasporti di indicare come soluzione preferita per il terzo lotto della linea Alta Velocità Vicenza-Padova lo scavalco ferroviario in superficie a Settecà riaccende il confronto in città. L’amministrazione comunale conferma la propria contrarietà all’opera così come progettata, il comitato dei residenti chiede di approfondire le alternative, mentre anche la Diocesi di Vicenza esprime forte preoccupazione per le ricadute che il cantiere potrebbe avere sul territorio e sulla cittadinanza.
La soluzione individuata da Rfi, definita “opzione 1”, prevede una struttura sopraelevata tra la linea storica e quella dell’Alta Velocità in prossimità di strada Settecà. Il progetto ha un costo stimato di 360 milioni di euro, richiederebbe 52 mesi di lavori e comporterebbe l’abbattimento di 25 edifici.
Per il Comune di Vicenza, tuttavia, questa ipotesi «non è accettabile». A ribadirlo è il consigliere comunale delegato alle Grandi Opere, Angelo Tonello, secondo il quale resta necessario valutare l'”opzione zero”, con lo spostamento dello scavalco fuori dal territorio comunale, oppure la cosiddetta “opzione 3”, che prevede una lunga galleria sotterranea.
Secondo Tonello, la scelta non può considerarsi definitiva. «Vogliamo da Rfi una relazione precisa degli impatti su Settecà e uno studio specifico da trasmettere all’Unesco», afferma, ricordando il precedente di Borgo Berga e sottolineando la necessità di valutare con attenzione gli effetti paesaggistici dell’opera. Lo scavalco, infatti, sarebbe visibile da diversi coni visuali tutelati nell’ambito del “Wider setting” del sito Unesco di Vicenza.
L’amministrazione comunale evidenzia inoltre che il parere del Comune è interlocutorio, mentre quello della Regione sarà decisivo. Resta però, osserva Tonello, una convergenza trasversale della politica cittadina nel rifiuto dello scavalco in superficie. Sul piano economico, ricorda inoltre che i fondi per il terzo lotto non sono ancora stati stanziati dallo Stato.
Anche il comitato Tav Settecà ritiene che la partita sia ancora aperta. Il presidente Giovanni Menegato definisce quella di Rfi una «mezza risposta», che confermerebbe soltanto la preferenza già nota per lo scavalco a raso. I residenti chiedono invece una risposta tecnica puntuale sull'”opzione zero”, che consentirebbe di proseguire in parallelo senza scavalchi e senza ulteriore consumo di suolo, spostando l’opera sopraelevata fuori dal territorio comunale. Qualora questa soluzione risultasse impraticabile, il comitato ritiene preferibile l’interramento, riducendo al minimo gli abbattimenti degli edifici.
Nel dibattito interviene anche la Diocesi di Vicenza. Il direttore della Pastorale sociale e del lavoro, Lucio Turra, dopo un confronto con il vescovo Giuliano e con il vicario generale don Giampaolo Marta, invita a superare le contrapposizioni politiche per affrontare concretamente le conseguenze dell’opera.
«Siamo molto, molto perplessi», osserva Turra. «Bisogna che tutti gli attori coinvolti vadano al di là di destra e sinistra, si siedano attorno a un tavolo e ragionino sugli impatti dell’Alta Velocità sulla cittadinanza». Il direttore della Pastorale sociale sottolinea come il cantiere, indipendentemente dalla soluzione scelta, produrrà effetti molto rilevanti sulla vita della città e aggiunge una riflessione sull’effettiva utilità dell’intervento: «Un treno interregionale veloce impiega 17 minuti tra Vicenza e Padova, una Freccia 16. Di cosa stiamo parlando?».
Per questo la Diocesi ritiene indispensabile aprire un confronto tra tutti gli stakeholder e annuncia l’avvio, nelle prossime settimane, di incontri tecnici con alcune istituzioni cittadine per approfondire gli impatti del progetto.
La vicenda si inserisce nello scambio istituzionale avviato dopo la comunicazione del 24 giugno con cui Rfi e Ministero dei Trasporti hanno indicato la soluzione preferita. Il sindaco Giacomo Possamai ha risposto con una lettera nella quale esprime la «netta contrarietà» del Comune alla localizzazione del “Salto del Montone” a Settecà, chiede l’Analisi multicriteria che ha portato alla scelta e sollecita il rispetto degli accordi del 2015, che prevedevano l’opera fuori dal centro urbano, oppure la valutazione dell’alternativa dell’interramento, a tutela del paesaggio e del sito Unesco.
Sintesi per il web del servizio realizzato da Andrea Alba su La Voce dei Berici di domenica 12 luglio 2026
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I cittadini che già oltre un decennio fa avevano sollevato obiezioni sul pesante impatto dell’alta velocità ferroviaria su Vicenza e territori limitrofi erano stati scherniti come “nemici del progresso” e liquidati come “NoTav”. In prima fila a difendere a spada tratta la “grande opera” anche i sigg. Dalla Pozza e Tonello, esponenti del Partito Democratico. Fa specie che vantino sensibilità e attenzioni (tardive!) per quanto accadrà alla città nei prossimi 8 anni di cantieri (se va bene, visto che l’attraversamento è stato spezzettato un tre stralci nel tempo successivi, di cui 2 non progettati compiutamente e non finanziati! La invocata ripresa del confronto istituzionale resta una lodevole iniziativa, per quanto accessoria e non incisiva rispetto al fatto che poi le decisioni vengono imposte dalle Ferrovie, le quali privilegiano quelle più vantaggiose per loro, ma non altrettanto per la comunità vicentina. Anche invocare l’Unesco solo quando fa comodo mi sembra un tentativo di coprire le vergogne con una foglia di fico di dimensioni inadeguate.