Sono giorni di angoscia, ma anche di straordinaria solidarietà, per il Venezuela colpito dal devastante terremoto del 24 giugno. A quasi due settimane dal sisma, il bilancio continua ad aggravarsi: secondo i dati ufficiali si contano oltre 3.500 vittime, più di 16.000 feriti, circa 6.500 persone tratte in salvo, 17.800 sfollati e decine di migliaia di dispersi. Dal giorno della tragedia sono state registrate 782 scosse sismiche, mentre le stime del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) indicano una probabilità del 40% che il numero delle vittime possa superare quota 10.000. Una catastrofe che si abbatte su un Paese già provato da una lunga crisi economica e umanitaria.
L’emergenza viene seguita con apprensione anche dalla comunità venezuelana che vive nel Vicentino. A raccontare il clima di questi giorni sono le testimonianze di chi, pur vivendo in Italia, mantiene un legame quotidiano con familiari e amici rimasti nelle zone colpite.
«Appresa la notizia, ho subito contattato familiari, amici e persone che vivono nelle aree devastate dal terremoto. È la terra dove ho trascorso la giovinezza, provo un grande dolore», racconta Valentina, residente da vent’anni a Bassano del Grappa. Dai suoi contatti emergono racconti di enormi difficoltà, aggravate da un sistema di soccorso che fatica a rispondere all’emergenza.
«Si sta scavando nella speranza di estrarre dalle macerie persone ancora vive, ma anche per restituire dignità ai morti recuperandone i corpi», spiega. Accanto al dolore, però, emerge la forza della popolazione: «Il popolo venezuelano si sta dimostrando unito. Nessuno ha esitato a lavorare a mani nude e a mettersi a disposizione. Negli anni abbiamo subito tanti colpi duri, ma la nostra comunità si è sempre dimostrata resiliente e coesa».
Lo confermano anche i messaggi che riceve direttamente dal Venezuela. «Quello che mi ha colpito più di ogni altra cosa è stata la straordinaria risposta della società civile. Sono stati i cittadini a organizzarsi spontaneamente per aiutare chi aveva perso tutto. Persone comuni hanno portato cibo, acqua, medicinali, tende, vestiti e beni di prima necessità. Nel mezzo di una tragedia immensa, la solidarietà del popolo venezuelano è stata la nostra più grande speranza».
Anche i social network sono diventati uno strumento fondamentale per coordinare gli aiuti. «Gran parte delle persone che hanno subito perdite materiali o umane, appena ne hanno avuto la possibilità, si sono unite alle operazioni di soccorso e all’assistenza umanitaria. È invece straziante ricevere continue richieste di aiuto e vedere la grave mancanza di assistenza da parte dello Stato».
La parola che ricorre più spesso nei racconti è proprio “speranza”. Lo sottolinea anche Erika, nata e cresciuta in Venezuela e oggi residente a Vicenza: «La situazione è drammatica. In molte zone la terra continua a vibrare, le persone non dormono, manca l’acqua potabile e manca la corrente elettrica. L’unica luce che resta accesa è quella della fede. Siamo un popolo molto cattolico ed è alla fede che ci stiamo aggrappando. Ci aspetta un periodo di attesa e di lutto, ma non mancheranno mai il cuore e il sentimento per darci la forza di andare avanti. Il Venezuela è arrivato a toccare l’oscurità, ma anche lì c’è ancora un po’ di luce».
Dall’Italia, intanto, si stanno moltiplicando le iniziative di sostegno. Tra queste il ponte di solidarietà promosso dall’associazione “Insieme per il Venezuela”, con sede a Milano. «Viviamo una situazione di grande frustrazione – afferma la presidente Mercedes Vasquez –. Tantissimi sfollati vivono per strada e nell’aria si comincia a sentire l’odore della morte. Tuttavia alcune persone continuano a essere recuperate vive e questo ci dà speranza. Chi manca è lo Stato: i militari, sempre pronti quando si trattava di reprimere le manifestazioni, oggi non si vedono mentre la popolazione civile ha bisogno di aiuto. Anche nella distribuzione degli aiuti si registrano inefficienze e blocchi. Chiediamo alla comunità internazionale di mantenere alta l’attenzione sul Venezuela e di non voltarsi dall’altra parte».
Anche la diocesi di Vicenza ha deciso di mobilitarsi. Attraverso la Fondazione Caritas Vicenza è stata avviata una raccolta fondi per sostenere gli interventi di emergenza. «Il Venezuela sta vivendo un dramma nel dramma: il terremoto ha colpito una popolazione già gravemente in difficoltà per problemi interni, economici e sociali – spiega il vicario generale don Giampaolo Marta –. Per questo abbiamo deciso di organizzare una raccolta fondi. Serve tutto e ogni donazione, qualunque sia l’importo, è importante». Tutti possono donare attraverso la Fondazione Caritas Vicenza, specificando la causale “Terremoto Venezuela”: bonifico bancario sul c/c Iban IT41T0839911804000000148898 intestato a Fondazione Caritas Vicenza presso Banca delle Terre Venete.
Caritas Italiana è in costante contatto con Caritas Venezuela e ha attivato una raccolta fondi nazionale, mentre la Conferenza Episcopale Italiana ha già disposto un primo stanziamento di 500 mila euro per gli interventi più urgenti. Un aiuto concreto che vuole affiancarsi alla straordinaria rete di solidarietà nata spontaneamente tra i cittadini venezuelani, nella speranza che, anche nel pieno della tragedia, possa continuare ad alimentare la speranza di una ripartenza.
Sintesi per il web del servizio realizzato da Vincenzo Grandi pubblicato su La Voce dei Berici di domenica 12 luglio
© RIPRODUZIONE RISERVATA


