“Occorre rigenerare in molti che sono e che si dicono cristiani una fede ormai divenuta stanca abitudine e senza alcuna rilevanza nella vita”. Questa affermazione del cardinale Bartoletti contenuta nel documento preparatorio del primo convegno ecclesiale della Chiesa italiana “Evangelizzazione e promozione umana” basterebbe da sola a spiegare perché il cardinale Zuppi abbia affermato che il cinquantesimo dell’evento «Non è un anniversario d’archivio». Svoltosi a Roma dal 30 ottobre al 4 novembre 1976, il convegno «è stato un passaggio ecclesiale che ha favorito acquisizioni dalle quali non si torna indietro – spiega il teologo don Dario Vivian -. Se in precedenza la promozione umana era in conseguenza del Vangelo, successivamente, e più ancora con l’enciclica Evangelii nuntiandi, la promozione umana diventa parte integrante dell’evangelizzazione. Non sta né prima né dopo ma è il cuore della condivisione del Vangelo, che non viene annunciato per instaurare “cose religiose” ma per custodire l’umano fino in fondo».
Testimone di primissimo piano dei lavori è stato Fernando Cerchiaro, all’epoca presidente diocesano dell’Azione cattolica. «Facevo parte del comitato promotore nazionale – ricorda Cerchiaro, residente a Fontaniva -. Lavorammo dall’estate del 1974 e poi per tutto il convegno a contatto con personalità straordinarie: padre Bartolomeo Sorge, lo storico Pietro Scoppola, Giuseppe Lazzati, solo per citarne alcuni. Monsignor Enrico Bar-toletti, segretario della Cei, era una figura straordinaria, richiamava in continuazione il Concilio Vaticano II. Purtroppo morì poco prima che il convegno iniziasse. Ricordo anche un giovane prete, don Luigi Ciotti».
Non fu un convegno «calato dall’alto – sostiene Cerchiaro -. Anzi, venne garantita massima libertà di confronto, di orientamento, di scelte coraggiose». Significa-tivi i temi affrontati dai tavoli di lavoro: Chiese in Italia e sue strutture pastorali; Evangelizzazione, promozione umana e mondo del lavoro; Nuove forme di partecipazione sociale; Iniziativa culturale; Liturgia e catechesi; Problemi degli emarginati in Italia; Famiglia; Partecipazione della donna; Impegno politico dei cattoe lici; Proposte culturali del nostro tempo. «Dalla nostra Diocesi – ricorda Cerchiaro vi era un bel gruppo di partecipanti. Ricordo don Carlo Fanton, Domenico Barazza, Giuseppe Barbieri, don Antonio
Benamato, Luciana Brunello, don Giuseppe Dal Ferro, suor Chiara di Nuro, don Davide Disconzi, Luisa Giuliari, don Valentino Grolla, Carlo Moretto, Mario Zocche e Pierantonio Pavanello, all’epoca seminarista». Per la Diocesi di Padova vanno ricordati altri due vicentini: Anacleto Dal Lago, primo medico del Cuamm a partire per l’Africa, e don Giovanni Nervo, primo presidente di Caritas italiana.
«Il convegno ebbe grande risonanza a Vicenza – continua Cerchiaro -. Sostenuti dal Vescovo Onisto organizzammo come Azione cattolica un primo evento diocesano sui temi della evangelizzazione e della promozione umana nel marzo 1977. Mentre il 26 novembre venne a Vicenza il vescovo brasiliano Helder Camara. Un altro convegno si svolse nel 1979, l’inizio di quel percorso che approdò al sinodo diocesano. Per me far parte di questa esperienza fu una grande scuola e un grande dono».
«Fu certamente un momento di grande libertà conclude don Dario Vivian -. Veniva disvelato un volto di Chiesa che stava recuperando, a partire dal Vangelo, una libertà di denuncia e di profezia». Uno spirito racchiuso nell’omelia pronunciata da Paolo VI alla messa di apertura del convegno che in un passaggio affermò: “Il Vangelo non è un annuncio che si spegne stagnante in chi lo riceve, ma una voce che rimbalza e si fa eco, voce a sua volta, grido!”.
Andrea Frison
© RIPRODUZIONE RISERVATA


