«Ho visto il volto di Dio nelle persone che ho incontrato e spero di portarne un tratto anch’io a chi conoscerò». Si racchiude in poche, ma convinte, parole l’esperienza di 3 anni che Ilaria Avataneo, residente a Lupia di Sandrigo, dovrebbe iniziare a gennaio nell’Etiopia del sud, nella Prefettura Apostolica di Robe.
“Dovrebbe” perché una data precisa ancora non c’è, ma la formazione è in corso (quella al CUM di Verona è conclusa, mancano due mesi in Irlanda per l’inglese) e sabato 17 ottobre ha ricevuto il mandato come laica fidei donum della diocesi di Padova. Ilaria ha vissuto “Viaggiare per condividere” – equivalente padovano del Missio Giovani vicentino – ed ha poi continuato il discernimento anche grazie al Centro Missionario Diocesano di Padova. Alice Santiglia, padovana che ha fatto il percorso con lei, partirà invece come laica fidei donum per la missione vicentina in Mozambico. Percorsi intrecciati che raccontano la fantasia dello Spirito che fa intuire, ma che bisogna poi voler scoprire. Come per Ilaria: 29 anni, laureata in Scienze dell’Educazione-Educatore sociale e poi in Progettazione e gestione degli interventi socioeducativi, un’esperienza lavorativa di 6 anni in una cooperativa per ragazzi in povertà educativa. In più, una famiglia cattolica molto impegnata (il papà è il diacono Gianfranco), ma Ilaria ci tiene a precisare che «ci hanno lasciati anche molto liberi! Se penso al modo in cui io e i miei fratelli viviamo la fede, sono tre modi molto diversi». Con la sorella Valentina per un paio d’anni, nella canonica di Bressanvido, ha contribuito ad un progetto sociale tutt’ora in essere a Lupia e poi diverse esperienze all’estero: due volte in Etiopia dove tornerà, tre in Romania con le suore dorotee. E un ricordo preciso: «Da bambina dicevo che un giorno sarei andata in missione in Africa. È un ricordo che ogni tanto affiorava e che si è delineato proprio come una vocazione, ma il cammino è stato lungo».
Dovrebbe vivere in una struttura per i laici fidei donum, che è in costruzione nello stesso compound della missione, occupandosi di un progetto sociale che aiuta le ragazze in età scolare, ma pian piano si capirà meglio anche di cosa si occuperà Ilaria in prima persona.
L’Etiopia è di fatto una realtà molto particolare che necessita anche di una grande capacità di adattamento: il 33% dei 120milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà e nel nord sono in corso scontri armati tra l’esercito etiope ed il Fronte di liberazione del popolo del Tigray. Una realtà che scoraggerebbe chiunque, ma non Ilaria: «Ho imparato che stare è fondamentale – racconta – ovvero perdere tempo nelstrana, la relazione e nell’ascolto, più che nel fare». Una scelta precisa, dunque, frutto del lungo percorso di discernimento, accompagnato da una guida, e che mette al centro la relazione con il Dio di Gesù Cristo e, quindi, tutte le altre relazioni. «Le persone incontrate mi hanno mostrato il volto di Dio, per questo stare nella semplicità dei giochi con i bambini, ridere, scherzare… sono scelte che ora per me assumono una valenza fondante».

