La guerra è arrivata anche a Nduje, nella missione in cui il vicentino padre Silvano Ruaro ha fatto nascere una scuola per i bambini pigmei. E i religiosi, proprio in queste ore, hanno deciso di portare via bimbi e bimbe: tutti si sono spostati nella città di Mambasa, dove la situazione è più sicura.
A Nduje, in Congo, il prete vicentino originario di Schio ha fatto nascere un convitto che ospita 115 bimbi e bimbe pigmei. Lì i bambini – le cui famiglie vivono nella foresta, e normalmente non riuscirebbero a garantire l’istruzione ai figli – mangiano, dormono e vanno a scuola, tutto garantito dal convitto che si sostiene grazie alle offerte ricevute dai missionari. Purtroppo, la guerra civile fra la fazione “Afd” e l’esercito congolese infuria nelle vicinanze, ed è arrivata anche qui. Padre Silvano, missionario dehoniano, in questi mesi è in Italia ma mantiene stretti contatti con i confratelli presenti nella struttura in Congo. Riportiamo un messaggio inviato da un confratello e che padre Ruaro ha condiviso, relativo a un paio di giorni fa. «…Nduye è calma in questo momento, la notte è scesa ma abbiamo vissuto un pomeriggio intero sotto il crepitio delle armi leggere, automatiche e pesanti. I ribelli/terroristi ADF si sono avvicinati al villaggio con forse l’intenzione di entrarvi. La reazione dei due gruppi di militari che stazionano qui da noi a qualche centinaio di metri – l’esercito congolese le FARDC e l’esercito misto ugandese/congolese UPDF – hanno prontamente risposto. Siamo a corto di informazioni, ma ci è sembrato più una serie di colpi di avvertimento per spaventare i probabili assalitori che un vero e proprio scontro diretto. La paura è stata l’effetto sicuro e immediato sulla popolazione e sui nostri ragazzi che fino ad oggi non hanno mai sentito una cosa simile ai fuochi d’artificio, mentre nella memoria circolano le immagini macabre che i social trasmettono degli innumerevoli atti barbari che questi ribelli/terroristi commettono. Le scuole hanno fermato le porte e rinviato tutti gli allievi, qualcuno ci è arrivato senza i sandali perso dalla procipitazione. Le ragazze del Bakita che stanno sulla collina adiacente ci hanno raggiunto verso le 14.00, zainetti sulle spalle pronte a fuggire… e la prima ondata di colpi ha bloccato tutti per quasi un’ora. La calma è ritornata ed anche i militari che profittano della nostra connessione internet si sono ripresentati vicino alla missione. Alcuni dei ragazzi e ragazze più grandi si sono indirizzati verso il centro del villaggio quando la seconda ondata di colpi ha bloccato tutti là dove si trovava, anche nel nostro cortile qualche militare tirava dei colpi di fucile. Ora è buio, tutto tace, nessuno si muove. Una metà dei ragazzi, quelli rimasti sono rifugiati nel deposito, lì almeno avranno qualcosa da mangiare. Domani ne sapremo di più».
Il giorno successivo, purtroppo, la situazione è peggiorata. «La notte – riporta al padre vicentino un confratello dal Congo – è trascorsa in un silenzio perfetto che ha regnato assieme alla paura. Un ribelle è stato ucciso negli scontri giusto al centro del villaggio. Un altro gruppo di ribelli era uscito dalla foresta giusto vicino alla casa delle suore ed è stato questo a provocare la seconda ondata di tiri di dissuasione. Stamattina tutti sono in cerca di informazioni. Alcuni carichi di qualche bagaglio sulla schiena cercano rifugio verso Mambasa verso Sud; altri rientrano verso Nord da dove erano fuggiti ieri pomeriggio. I mezzi meccanici che stavano sistemando la strada verso Mumbere a Nord di Nduye ora sono riempiti di giovani che cercano un trasporto di fortuna per Mambasa. Strada, scuole, lavoro nei campi… tutto prenderà un lungo periodo di pausa in attesa che le cose si sistemino, ma non si sistemeranno da sole e non sembra che i responsabili di questa nazione vogliano o possano sistemarle. Una buona parte dei nostri ragazzi sono rientrati ma non ancora tutti. Vedremo come organizzarli alla meno peggio. Dalla foresta dove sono fuggiti sono rientrati con i funghi, frutti di stagione. Li mangeremo in pace».
La situazione, di seguito, è ulteriormente peggiorata. Ieri infatti i religiosi di Nduje hanno comunicato al prete vicentino di stare procedendo a un’evacuazione totale: i padri hanno portato nella città di Mambasa, con il camion, tutte le bambine e i bambini rimasti, assieme alle suore che davano loro una mano.
Andrea Alba
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