Già nel 1906, quando Pio X nega il suo assenso al voto femminile e indica le attività caritatevoli e filantropiche come campo dell’azione sociale delle donne, Elisa Salerno, femminista cattolica vicentina, il cui archivio è custodito dalle suore Orsoline di Vicenza, lottava con la sua ‘penna’ con articoli e lettere affermando il diritto delle donne a prepararsi e agire nella vita sociale per ottenere questo diritto, perché esercitarlo voleva dire poter raggiungere anche altri diritti ancora negati.
La strada per giungere a quel momento fu lunga, anzi lunghissima, impervia e piena di difficoltà. Spesso ostacolate, quasi sempre derise, le donne si riunirono in gruppi, movimenti e associazioni, cristiane e non, che continuarono nel loro impegno. In Italia si susseguirono varie proposte di legge, in tutto una ventina, ma nessuna ottenne successo.
Si deve attendere la fine della seconda guerra mondiale, perché venisse riconosciuta l’autorevolezza delle donne conquistata attraverso una mobilitazione generale che le aveva portate ad essere presenti nella resistenza armata, civile e quotidiana. Le donne, per tanti anni considerate non ‘mature’ per poter votare, si dimostrarono mature per affrontare bombardamenti, sfollamenti, l’organizzazione della vita familiare e per assolvere ogni compito di lavoro in sostituzione degli uomini assenti perché al fronte.
Grazie alle donne che si erano spese in lunghi anni di sofferenza e impegno, il Referendum del 2 giugno 1946 fu a suffragio universale. Molte hanno ricordato con commozione quella giornata che aveva segnato un punto fermo nel riconoscimento della piena dignità della donna, anche se apriva un nuovo percorso, ancora in salita, per ottenere una reale e paritetica, nei confronti degli uomini, presenza sociale, politica e di rappresentanza. Spiace, in questi ultimi anni, assistere a un ‘rifiuto’ da parte di tanti e tante, soprattutto giovani, ad esercitare questo diritto/dovere per cui molte hanno lottato e la ricorrenza degli 80 anni dal riconoscimento del voto alle donne potrebbe essere occasione per una attenta riflessione in tal senso. Questo soprattutto per le generazioni più adulte che non sanno, forse, comunicare ai più giovani l’amore per l’impegno personale di far sentire la propria voce, di contribuire a un cambiamento, di non far morire i sogni di una realtà più umana, possibile solo con il contributo di tutte e di tutti.
Donatella Mottin
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