Compie 45 anni e non li dimostra. L’Università Adulti Anziani di Vicenza, fondata nel 1981 da mons. Giuseppe Dal Ferro, è pronta per un nuovo anno di attività.
Luca Ancetti, riconfermato alla presidenza, delinea un percorso ricco di novità. «Con i colleghi Roberto Tognolo, che è il vicepresidente, Lucia Lucatello, Carlo Alberto Formaggio e don Massimo Pozzer – afferma – stiamo cercando di rivedere le convenzioni con i Comuni per riuscire a garantire futuro a un’organizzazione che è diventata un ente del Terzo settore, sempre più diffusa sul territorio, che ha bisogno di strutturarsi ancora di più come impresa che eroga un servizio a favore della comunità di persone adulte. L’obiettivo è predisporre un business plan triennale nel quale esplicitare la programmazione della didattica, un piano di sviluppo organizzativo e quello di impatto economico-finanziario. Altro obiettivo è arrivare a uniformare le quote di iscrizione per tutte le sedi e dare il più possibile unicità all’idea di università provinciale. Abbiamo già cominciato con l’indicare un’offerta di otto corsi uguali per tutte le sedi, lasciando comunque spazio per altri corsi più territoriali o comunque proposti dai coordinatori locali».
L’Università per adulti è nata a Tolosa su intuizione di un professore universitario, Pierre Vellas, mentre nel 1981 ha cominciato a diffondersi in Italia, partendo da Torino. Subito dopo è arrivata a Vicenza grazie all’iniziativa di mons. Dal Ferro. Dopo gli anni difficili del Covid, l’università ha ripreso slancio ed entusiasmo.
«La sua forza deriva dal desiderio di socializzazione che alberga in ognuno di noi – sottolinea il presidente – e dalla voglia di sapere che si autoalimenta in ogni persona. Lo confermano alcuni numeri che riguardano la nostra organizzazione. Nell’anno che si apre stiamo vedendo che le iscrizioni sono in importante crescita. Ci sono nuove sedi ai nastri di partenza».
Ancetti ha parlato spesso dell’invecchiamento attivo come vera forma di prevenzione: «Considero l’attività dell’università come una medicina senza controindicazioni. È di fatto un presidio di prevenzione. La partecipazione alle attività culturali aiuta a tenere allenata la mente ed è questo uno dei pilastri di una longevità in salute che si combina con la sana alimentazione e con un’adeguata attività fisica».
L’università è anche sempre molto attenta ai cambiamenti in atto nella nostra società: «Sono diversi i motivi per cui abbiamo un rapporto in evoluzione con gli utenti – conclude il presidente –, perché sono sempre più giovani. Ai nostri corsi partecipano sempre più persone che hanno tra i 65 e i 70 anni. Cresce significativamente allo stesso tempo, come scontato, la loro scolarizzazione. Questo rende necessario adattare e migliorare la qualità dei corsi erogati. È uno sforzo ulteriore che chiediamo ai docenti. Docenti che mi sento di ringraziare, perché fare lezione davanti a una platea di studenti, di utenti, che spesso è di 100-120 persone, è particolarmente impegnativo. Stiamo sperimentando anche un’azione collaterale a quella storica dell’università, che è quella di attivare dei corsi che privilegino e recuperino la manualità. Sono già partiti, altri ne partiranno, dei piccoli laboratori chiamati atelier della creatività».
Piero Maestro
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