La questura di Trieste ha vietato la distribuzione di pasti e coperte ai migranti in piazza Libertà nel fine settimana, limitando l’assistenza negli altri giorni alle ore 18–20, con motivazioni legate a ordine pubblico e tutela delle attività di svago. Grande sconcerto tra coloro che si prodigano nell’accoglienza dei profughi delle rotte balcaniche, tra i quali ci sono anche molte realtà vicentine.
Don Fabio Miglioranza, parroco di Sarcedo sempre in prima linea nell’aiuto ai migranti commenta così la decisione: «La motivazione che hanno dato è quella di non disturbare eventuali manifestazioni di socializzazione. Da parte nostra ovviamente ci troviamo in grave difficoltà perché il non rispettare queste regole prevede anche una multa salata. Se un ragazzo arriva in piazza alle otto e mezza, pieno di fame, di freddo e magari da curare, non ci è possibile seguirlo». I volontari stanno pensando a soluzioni alternative. «Questo provvedimento non ci scoraggia. Siamo alla ricerca di altre strade che ci permettano, al di là dell’ideologia politica, e ti prego di scriverlo, di trovare una soluzione che ci consenta di dare da mangiare agli affamati, curare chi è ferito e coprire chi ha freddo».
A Trieste diversi gruppi si stanno impegnando per risolvere il problema. Abbiamo raggiunto don Miglioranza in viaggio verso la città giuliana. «In questo frangente la questura ha dato la possibilità di andare in piazza dalle 18 alle 20 solo per distribuire generi di prima necessità e vestiario – chiarisce don Fabio -. Comunque, concludo dicendo che queste restrizioni non ci intimoriscono, perché il nostro intento è quello di accogliere chi arriva, di dare dignità agli ultimi, agli emarginati».
Sul tema è intervenuta con una nota la Delegazione dell’Azione Cattolica del Triveneto: “Come Azione Cattolica del Triveneto senza esitazione rispettiamo e sosteniamo il lavoro delle istituzioni, a cui spetta garantire ordine pubblico e legalità, che sappiamo difficile in una stagione di tensioni. Proprio per questo, con franchezza e senza polemica, non siamo convinti che vietare la somministrazione diretta di cibo, vestiti e prime cure nei fine settimana e in certi orari renda la piazza più sicura o agibile. Temiamo, al contrario, che tutto ciò lasci soli i più fragili che vanno tutelati, perché da soli non possono farlo. Sicurezza e decoro valgono ogni giorno per ognuno, e ogni giorno vale la dignità delle persone. Divieti e polemiche non hanno fermato e non fermeranno gli arrivi: rischiano solo di rendere invisibili le persone, più difficile il riconoscimento dei loro diritti, dure e sterili le contrapposizioni. Per questo invitiamo le istituzioni al confronto, per rivedere il provvedimento e vigilare perché nessuno resti privo di cibo, riparo e cure, in piazza e nelle strutture circostanti”.
Piero Maestro
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