Tre ore di auto: tanta è la distanza che separa Bassano da Trieste. Una distanza ridicola se paragonata alla strada percorsa dai migranti che giungono in Italia lungo la cosiddetta rotta balcanica e che trovano in Trieste il primo approdo dove poter chiedere una forma di protezione umanitaria.
« Vengono dall’Afghanistan e dal Pakistan, alcuni di loro sono in viaggio anche da sette o otto anni», racconta Antonio Perteghella, presidente dell’Azione Cattolica vicariale di Bassano- Rosà. Domenica scorsa un gruppo di soci di AC, assieme ad altri bassanesi, ha raggiunto Trieste per portare cibo caldo, coperte e vestiario ai migranti che quotidianamente arrivano in città.
La possibilità è stata offerta dalla rete informale “Fornelli resistenti”, messa in piedi dai coniugi Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, triestini, per offrire un primo aiuto a chi arriva in città dopo aver percorso la rotta balcanica. A Bassano la referente è Michela Piccoli, che già da un anno partecipa a diverse “spedizioni” a Trieste. «Ci troviamo il sabato a cucinare, prepariamo soprattutto zuppe, e la domenica ci mettiamo in viaggio – racconta Michela –. I migranti che arrivano si fermano poco in città, ripartono subito verso altre destinazioni, ma nel tempo in cui restano non hanno niente, te o quasi. Occupano i vecchi magazzini del porto; la Diocesi ha messo a disposizione un’ottantina di posti letto, ma sono davvero tanti quelli che arrivano». Ogni giorno i numeri camma si oscilla tra i cento e i trecento migranti. L’appuntamento per la distribuzione del cibo è di fronte alla stazione centrale. Domenica i bassanesi sono arrivati con i loro furgoni – tre in tutto – sono scesi al volo e hanno scaricato il cibo, i fornelli per scaldarlo e i banchetti per distribuirlo.
«A coordinare il lavoro c’erano i mediatori culturali dell’associazione Linea d’Ombra, fondata dai Fornasir – racconta Perteghella –. Domenica temperatura era di zero gradi, tirava vento. Pochi giorni fa è morto un ragazzo nel Porto Vecchio: sono cinque in tutto le vittime del freddo tra i migranti dall’inizio di quest’anno. Hanno i piedi coperti di piaghe e ferite. Non tolgono mai le scarpe, pronti a fuggire dai cani della polizia anche quando dormono lungo la rotta».
Il gruppo bassanese dei “Fornelli resistenti” ha in programma una spedizione al mese a Trieste. «Esserci come Azione Cattolica in questa iniziativa significa rispondere a una chiamata – conclude Perteghella –. Gesù nel Vangelo ci ha detto: “Ero forestiero e mi avete accolto, avevo fame e mi avete dato da mangiare”. A poche ore di strada da casa nostra si tocca con mano una delle emergenze umanitarie più importanti del nostro tempo. Non possiamo rimanere indifferenti».
Perteghella, la scorsa estate, ha accompagnato a Trieste anche un gruppo di giovanissimi della sua unità pastorale di Angarano: «I ragazzi sono rimasti molto colpiti. Era estate, hanno potuto giocare a pallavolo con i migranti, che spesso sono molto socievoli e hanno desiderio di compagnia e di parlare. La maggior parte di loro sono maschi. E hanno l’età dei nostri figli».
Andrea Frison
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