«È diventata una questione ricorrente. I periodi di siccità si alternano a fenomeni eccezionali di pioggia: per chi lavora nei campi questo crea gravi difficoltà». Il presidente vicentino di Coldiretti, Pietro Guderzo, traccia un bilancio per il settore primario nel Vicentino guardando al tema dell’irrigazione negli ultimi mesi, caratterizzati da una lunga siccità intervallata, negli ultimi giorni, da forti precipitazioni. «La falda sta scendendo e può essere che il contributo delle risorgive venga meno del tutto. Siamo molto preoccupati per la stagione irrigua in arrivo», avverte il direttore del Consorzio Brenta, Umberto Niceforo. Il consorzio – uno dei due presenti nel Vicentino, con Alta Pianura Veneta – a gennaio ha anticipato diverse chiusure di canali e rogge per le manutenzioni, vista l’assenza di piogge a dicembre.
I dati Arpav
Dopo le schiarite della settimana iniziata con lunedì 26 gennaio, le previsioni meteo dell’Arpav indicano ancora tempo instabile e precipitazioni nella maggior parte del territorio regionale. Interpellati, i tecnici della struttura regionale rilevano che il livello della falda acquifera quest’anno è basso. «Dopo tre mesi autunnali con precipitazioni molto al di sotto dei valori medi, i livelli sono quasi ovunque in forte calo e sono scesi sotto le medie di lungo periodo», confermano da Arpav. In particolare, nell’alta pianura vicentina e padovana i livelli sono in forte calo. La centralina di rilevamento di Schiavon, significativa per la zona pedemontana, segna meno 78 centimetri (calo del 43 per cento) rispetto alla media ventennale; la centralina di Cittadella segna meno 34 centimetri, mentre va un po’ meglio Dueville, subito a monte della zona delle risorgive, con un dato di meno sei centimetri (in calo del 10 per cento rispetto alla serie storica).
Arpav conferma le criticità rilevate dai consorzi: «Le portate in uscita dalle risorgive variano molto lentamente: sicuramente dall’autunno 2024 (quando le falde erano sui livelli massimi degli ultimi 20 anni per il periodo) fino a settembre 2025 i livelli delle falde sono rimasti su valori tendenzialmente superiori alle medie storiche di lungo periodo, mentre negli ultimi mesi i livelli sono scesi sotto tale soglia».
Da S. Marco a S. Matteo
L’area del Consorzio Brenta è di 30mila ettari irrigati, prevalentemente con canalizzazioni che partono dal fiume Brenta. Per farsi un’idea, sono circa 42mila campi da calcio coperti solo da campagna coltivata. «Tradizionalmente si irriga da San Marco, il 25 aprile, a San Matteo, il 21 settembre – osserva Niceforo assieme al commissario straordinario dell’ente consortile, Luigi De Lucchi – in realtà, spesso l’irrigazione inizia prima. Per certe colture, ad esempio in occasione della fiera Bessica del vivaismo a Loria l’8 marzo, l’irrigazione è molto anticipata: per quell’evento garantiremo l’irrigazione, ma è chiaro che siamo preoccupati per il quadro generale, considerato l’andamento degli ultimi mesi. Speriamo non si ripeta quanto accaduto con la siccità del 2022».
Nelle settimane a cavallo fra gennaio e inizio marzo l’ente consortile chiude la rete di rogge e canali (2.400 chilometri in estensione) per le pulizie annuali: si rimuovono i rifiuti, si riparano i franamenti delle sponde, si espurgano i sifoni. «I pescatori sono protagonisti: con le associazioni concordiamo le date in modo che vi sia un recupero ittico e nessuna moria di pesci. Riusciamo a garantire queste operazioni in tempi molto ridotti, vengono assunti circa 50 operai specializzati per gli interventi. Ma quest’anno il Brenta ha pochissima acqua – rileva il tecnico – già a dicembre, il 29, abbiamo chiuso le rogge Civrana e Moranda, dal 14 gennaio è stata chiusa la Trona, il 17 la roggia Balbi, il 23 la roggia Michela». Il calendario delle “asciutte” è programmato fino al 21 marzo.
Acque da gestire
«La neve in montagna, d’inverno, era la nostra fortuna – osserva Guderzo – ormai è poca o nulla: che sia colpa dell’uomo o meno dobbiamo prenderne atto e ragionare sul futuro». Il giovane (35 anni) presidente di Coldiretti Vicenza ha una stalla e produce formaggi a circa 300 metri di altitudine, in un’area non servita dai consorzi, ma ragiona guardando al grosso dei suoi associati. «Una volta molte riserve idriche in questa zona erano date dall’innevamento. Ora questo è venuto meno e anche il meteo, come abbiamo visto, è un alternarsi di fenomeni eccezionali: il secco si alterna alla bomba d’acqua, la cui risorsa idrica filtra via subito, finendo in mare».
Guderzo invita gli associati «a non ragionare in modo ideologico. L’acqua va gestita nel modo migliore a seconda del terreno, senza essere a favore solo dell’irrigazione a scorrimento né, viceversa, dell’irrigazione di precisione. Quest’ultima va bene dove la terra è più impermeabile e si deve lavorare sull’efficienza. Lo scorrimento è utile dove il terreno tende a infiltrare parecchia acqua, perché ha anche una funzione di ricarica delle falde». A monte naturalmente c’è anche il tema degli investimenti, perché l’irrigazione di precisione, fra canalette e componenti elettroniche, può costare anche decine di migliaia di euro. «Certo, serve un piano strategico regionale di sostegno. Servono risorse e volontà politica – insiste Guderzo – ricordo che da almeno dieci anni Coldiretti insiste con la Regione per una programmazione di piccoli invasi nel territorio pedemontano, in modo da accumulare acqua e riversarla quando serve. E i consorzi hanno prodotto un insieme di progetti realizzabili. Non parliamo dei grandi bacini di laminazione: quelli, dopo la grande alluvione del 2010, sono stati fatti ma servono per scolmare le piene. Ora ci serve un piano di piccoli invasi per trattenere l’acqua, a favore dell’agricoltura».
Andrea Alba
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