Martedì scorso il vescovo Beniamino ha presiduto la messa della festa della “presentazione del Signore al tempio” nella Giornata mondiale della vita consacrata.
Durante l’omelia mons. Pizziol ha espresso la sua «vicinanza e quella della Diocesi, in questo tempo di pandemia, che oltre ad aver contagiato tanti fratelli e sorelle, ha causato la morte di alcuni, lo smarrimento per tutti, provocando difficoltà umane ed economiche, in diversi Istituti religiosi». Ha però aggiunto anche il suo grazie «per la fedeltà, il coraggio, lo spirito di servizio che avete testimoniato verso i fratelli e le sorelle provate da questa emergenza pandemica».
Di fronte a questa situazione complicata e sofferta l’invito a tutti i consacrati e consacrate è stato quello di «continuare, con la grazia di Dio, a dare testimonianza di una fede viva e incarnata nella vita del nostro tempo, attraverso una speranza certa e gioiosa e a una carità umile e operosa».
Ha quindi ricordato come «la presentazione del Signore Gesù al tempio, dopo 40 giorni dalla sua nascita, è chiamata, dalla chiesa greca la festa dell’incontro (Hypapanti), perché il gesto di Maria e Giuseppe di offrire Gesù a Dio nel Tempio è l’occasione di un duplice incontro. Due anziani – Simeone e Anna – hanno la grazia di accogliere Gesù proprio nel momento della sua offerta.
Simeone era un uomo docile allo Spirito Santo, il quale gli aveva predetto che “non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore” (Lc 2,26). Simeone – ricorda il Vescovo – viene condotto dallo Spirito nel Tempio, al momento giusto. Così ha la grazia di poter prendere tra le braccia il bambino Gesù, e di benedire Dio, ringraziandolo per questo evento meraviglioso del suo incontro con il Messia». «Anche una donna, la profetessa Anna, molto avanti negli anni, aveva atteso la venuta del Messia. Questa lunga attesa trova ora il suo meraviglioso compimento nell’incontro con il bambino Gesù, portato al Tempio dai suoi genitori. Anna parla di questo bambino a quanti aspettano la redenzione di Gerusalemme».
«La festa della Presentazione – sottolinea mons. Pizziol – mette nei nostri cuori il desiderio dell’incontro con il Signore. Il Signore ci prepara a incontri sempre più belli e più profondi con lui e una volta incontrato Lui siamo aperti a incontri sempre più intensi e aperti con i fratelli e le sorelle che pone sul nostro cammino».
Il riferimento agli incontri richiama la situazione della crisi sanitaria «La pandemia – osserva – ci ha fatto sentire, con maggior intensità, che noi esistiamo in un forte legame con gli altri, che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Questa realtà spesso disattesa e ignorata, nel nostro vivere quotidiano, si è imposta, in questo tempo di distanziamento, come un bisogno insopprimibile di incontro, di ascolto, di dialogo tra persone, le une accanto alle altre. La pandemia ci ha istruiti sulla essenzialità di quelle semplici relazioni quotidiane che pensavamo di poter dare per scontate». Il ricordo è andato quindi alla scorsa primavera e alla «mancanza dell’incontro con la comunità nel giorno del Signore. Molti fratelli e sorelle – ha sottolineato – hanno fatto molta fatica a vivere un tempo di prolungato “digiuno eucaristico”. Ma nulla ha potuto separarci dall’amore di Cristo. Lo abbiamo incontrato nell’ascolto e nella meditazione della sua Parola, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, siamo entrati in comunione con Lui e con i fratelli e le sorelle nella preghiera e ora lo possiamo ricevere nella comunione eucaristica».
Ma l’incontro con il Signore avviene in tanti modi. Egli «continua a incontrarci nella vita ordinaria: nel fratello affamato che bussa alle nostre porte, che chiede di essere accolto nelle mense e nei dormitori della Caritas e delle istituzioni pubbliche.
«In questo giorno – ha quindi concluso il Vescovo – il popolo cristiano rende grazie a Dio per le tante persone consacrate.
In voi, carissime consacrate e carissimi consacrati, vediamo la gioia e la bellezza dell’incontro con Cristo e un segno di speranza sul senso ultimo della vita. Una speranza di cui tutti abbiamo sempre bisogno, in particolare in questo tempo così tribolato».


