Il recente intervento di papa Francesco in occasione dei 60 anni dell’Ufficio Catechistico Nazionale nel 60° è uno di quelli destinati a far discutere e a indicare dei passi da compiere per la Chiesa che è in Italia. Il Pontefice ha sottolineato la necessità di agire, ricordando che il Concilio è magistero della Chiesa e va seguito. Quindi ha espresso in modo netto l’invito alla Chiesa italiana ad avviare un processo sinodale a livello nazionale diocesi per diocesi.
Con riferimento in particolare al Concilio Francesco ha fatto proprie alcune parole di Papa Paolo VI in cui invitava la Chiesa italiana a guardare con riconoscenza al Concilio che – diceva – “sarà il grande catechismo dei tempi nuovi” e osservava come compito costante della catechesi sia “l’intendere questi problemi che salgono dal cuore dell’uomo, per ricondurli alla loro sorgente nascosta: il dono dell’amore che crea e che salva”.
Francesco, dunque, ha ribadito che la catechesi ispirata dal Concilio è “sempre con l’orecchio teso, sempre attenta a rinnovarsi”. Su questo versante papa Bergoglio ha aggiunto alcune altre considerazioni di grande rilievo riferite sempre al Vaticano II.
“Chi non segue il Concilio è fuori dalla Chiesa”. E ancora: “Il Concilio è magistero della Chiesa. O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti al tuo modo, alla tua voglia, tu non stai con la Chiesa. Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato”.
A tale riguardo l’arcivescovo vicentino Agostino Marchetto, considerato da papa Francesco “il migliore ermeneuta” del Concilio Vaticano II, osserva che quella del Papa rappresenta «una sottolineatura del carattere vincolante del Vaticano II». Il Concilio “non va negoziato: No, il Concilio è così” ha detto il Papa.
«A questo punto – osserva ancora Marchetto – diventa significativa la citazione storica di papa Francesco, la seguente: “A me fa pensare tanto ai gruppi di Vescovi e laici che, dopo il Vaticano I, sono andati via, per continuare la ‘vera dottrina’ che non era quella del Vaticano I, dicendo ‘Noi siamo i cattolici veri’. Oggi ordinano donne”.
Alla domanda di un giornalista in cui si chiede, riguardo a quanto precede: “Cosa legge nel perentorio richiamo al Concilio? Un noto Cardinale risponde: ‘Francesco è figlio del Vaticano II, che per lui è il disegno di una Chiesa materna che vibra al soffio dello Spirito. Vuole vedere questo tratto impresso nel volto di una Chiesa italiana in sintonia con la gente, partecipata, capace di guardare la realtà e il mondo così come sono'”. (Avv. 31/1/21 p. 4). Commentando tale affermazione Marchetto osserva «che il Sommo Pontefice abbia anche esortato a non “aver paura di parlare il linguaggio delle donne e degli uomini di oggi” e di non “aver paura di elaborare strumenti nuovi” come fu negli anni settanta il Catechismo della Chiesa Italiana, è risposta comprensibile, ma la risposta cardinalizia risulta evasiva e riferita a un altro punto del tema generale affrontato dal S. Padre. Non ci si deve infatti dimenticare, questa volta, almeno, pure l’altra esortazione, cioè quella di ascoltare il Concilio, direi usando la sua propria e corretta ermeneutica. Non è messaggio da poco nel contesto ecclesiale che viviamo più o meno ovunque e che trovo rilevante per tutto il Popolo di Dio».


