«Un tempo da non perdere». Così il Papa – al termine del suo discorso al Corpo diplomatico – ha definito il 2021, che a suo avviso non sarà sprecato «nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno» all’insegna della fraternità, che è «il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito». «Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini», la tesi di Francesco.
«È mio desiderio riprendere a breve i viaggi apostolici, cominciando con quello in Iraq, previsto a marzo», ha affermato Francesco, secondo il quale la pandemia «ci ha messo in crisi, mostrandoci il volto di un mondo malato non solo a causa del virus, ma anche nell’ambiente, nei processi economici e politici, e più ancora nei rapporti umani». Il primo diritto da tutelare è il diritto alla cura, che va garantito ad ogni persona umana, perché la vita va difesa in ogni sua fase «dal concepimento in grembo materno fino alla sua fine naturale: se si sopprime il diritto alla vita dei più deboli, come si potranno garantire con efficacia tutti gli altri diritti?», si è chiesto il Papa.
«Non può essere la logica del profitto a guidare un campo così delicato quale quello dell’assistenza sanitaria e della cura», il monito di Francesco, che ha esortato ancora una volta tutti gli Stati «ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose». Con una importante avvertenza: «Sarebbe fatale riporre la fiducia solo nel vaccino, quasi fosse una panacea che esime dal costante impegno del singolo per la salute propria e altrui».
La seconda sfida da affrontare, dopo quella sanitaria, è quella ambientale: a cominciare dalla Cop 26, dove il Papa ha auspicato che si trovi un’intesa per il cambiamento climatico. In campo economico, «serve una sorta di “nuova rivoluzione copernicana” che riponga l’economia a servizio dell’uomo e non viceversa, iniziando a studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda». In questo senso, Francesco ha definito «significativo l’impegno dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri».
In tempi di pandemia, è indispensabile «che sia assicurata a tutti la stabilità economica per evitare le piaghe dello sfruttamento e contrastare l’usura e la corruzione, che affliggono molti Paesi nel mondo, e tante altre ingiustizie che si consumano ogni giorno di fronte agli occhi stanchi e distratti della nostra società contemporanea».
Lavoro nero o forzato, prostituzione e tratta, le altre piaghe da scongiurare, insieme al cybercrime e alla pedopornografia, di cui sono vittime soprattutto i più vulnerabili. A livello internazionale, occorre per il Papa allentare le sanzioni e «condonare, o perlomeno ridurre, il debito che grava sui Paesi più poveri e che di fatto ne impedisce il recupero e il pieno sviluppo».
«Troppe armi ci sono nel mondo», l’appello per il disarmo e la non proliferazione degli armamenti nucleari.
«Come vorrei che il 2021 fosse l’anno in cui si scrivesse finalmente la parola fine al conflitto siriano, iniziato ormai dieci anni fa!», ha esclamato Francesco, insieme all’auspicio di pace per la Terra Santa, per il Libano e per la Libia. Tra le altre aree del mondo che destano preoccupazione, il Papa ha menzionato la Repubblica Centrafricana, l’America Latina, la Penisola coreana e la situazione del Caucaso meridionale.


