Intervista

«Ecco come tengo insieme scienza e fede»

Emanuela Buccioni, teologa e ingegnere, spiega i perchè di un dialogo necessario.
di Andrea Frison

Teologa, certo, ma anche “ingegnere”. Non manca mai di precisarlo Emanuela Buccioni, nata a Roma ma residente a Terni, perché «la fisica applicata, la chimica, il mondo scientifico sono stati i miei primi amori, il tentativo di rispondere a tante domande », racconta, e aggiunge: «Proprio per rispondere a tante altre domande ho intrapreso lo studio della Bibbia e della teologia».

Cosa significa per lei tenere insieme questi due mondi?
«La vedo come un’interazione di due momenti: avere i piedi ben radicati a terra per poi aprirsi a un “oltre” che arriva dalla rivelazione della Parola. Per questo ho molto apprezzato il primo capitolo della “Laudato sì”, dove il Papa parte da dati scientifici per poi sviluppare una teologia».

Eppure scienza e fede sembrano fare fatica a coabitare gli ambienti ecclesiali. È d’accordo? Perché secondo lei?
«Sono d’accordo, ci si guarda reciprocamente con sospetto, ma tralasciamo di indagare chi abbia cominciato… Il perchè, forse, è legato al tema di fondo del Festival: quando manca un incontro tra mondi, persone, realtà differenti prevale il sospetto e ciascuno reagisce di conseguenza. Al di là di chi ha cominciato, l’effetto è quello di interrompere delle vicinanze feconde. È un tema, questo che all’interno della Chiesa può essere esteso anche al rapporto tra uomini e donne».


Una Chiesa che non dialoga esce depotenziata nella sua capacità di annunciare il Vangelo. Vale anche per il tema del rapporto tra uomini e donne.

 

Che effetti possono avere i “distanziamenti” di cui parla?
«È come se la Chiesa ne uscisse depotenziata nella sua capacità di portare il Vangelo. Se la Chiesa esiste, esiste per diffondere il Vangelo vissuto non solo a parole ma nella vita. Tutte le volte che manca un incontro, un entrare in dialogo, è come se l’annuncio fosse meno efficace, con il risultato che ci perdiamo tutti qualcosa: le donne, il mondo scientifico e la Chiesa stessa, che si ritrova disincarnata, fuori dal mondo e fuori dalla storia, incapace di intercettare domande, esigenze e sfide».