Tutte raccontano una grande serenità con i loro occhi spalancati e sorpresi dall’interesse attorno alle loro vite che – dicono – sono state vite ordinarie, con momenti di grande gioia e altri di sofferenza. L’amore, quello che resta con intensità, pur nella fragilità di malattie ed età, è il filo rosso che attraversa i racconti di chi celebrerà particolari anniversari di vita consacrata il 2 febbraio durante la Messa presieduta dal vescovo Giuliano alle 15,30 nel Santuario di Monte Berico. La liturgia del giorno ricorda infatti la presentazione al tempio di Gesù e associa a questo la scelta di chi risponde alla chiamata d’amore di Dio con la consacrazione.
«Di tutto ringrazio il Signore» ripete sr Gesuina Calgaro, 96 anni il prossimo 8 febbraio, suora Orsolina del Sacro Cuore di Maria da 70 anni, molti dei quali trascorsi nella comunità di contrà san Francesco vecchio a Vicenza. Quasi in un salmo ritmato sr Gesuina ripete la sua gratitudine al Signore. Se ne percepisce l’autenticità nelle labbra che si aprono in un sorriso discreto, lo stesso che si lasciano sfuggire sr Agnese Segalla, sr Lucinda Rizzolo e sr Elisa Bortoli delle suore Maestre di santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori che festeggiano 60 anni di vita religiosa, attualmente nella comunità di Casa Madre a Vicenza. «Ricordo con grande gioia il mio 25esimo di vita religiosa perché ho sperimentato intensamente l’amore di Dio – racconta sr Agnese- Prima pensavo di dover fare io il primo passo, ma in quell’occasione ho proprio vissuto la Sua fedeltà e il Suo agire per primo, sempre».
Tutte accennano a momenti di difficoltà, ma tutte trovano facilmente un ricordo gioioso: «Per me i momenti più belli sono quelli di comunione con le sorelle: le professioni, gli anniversari… – racconta sr Lucinda – Ricordo con particolare gioia il 50° vissuto a Roma che mi ha permesso di incontrare papa Francesco». E poi si affretta ad aggiungere: «Dopo 60 anni di vita religiosa dico che rifarei la stessa cosa»! Le fa eco sr Elisa, che dimostra una grande libertà del cuore: «Arrivata a questo traguardo ho capito che Il fare, progettare, realizzare hanno poco valore nella vita religiosa, ma ciò che conta è il perseguire l’unione con Dio profondamente in un’amicizia vissuta per tutta con il Signore. Questo riempie totalmente l’anima e fa sentire la vita grande, dà un senso a tutto ciò che fai, che vivi e che realizzi. Cio non toglie che lavorare sia importante, logico, ma deve essere un lavorare insieme al Signore, con il Signore, non per il Signore, perché per il Signore è come essere come dire lavorare per un’azienda».
Il tema della giornata mondiale della vita consacrata del 2026, “Ha innalzato gli umili. Vita consacrata per la rinascita delle comunità”, rispecchia i racconti di queste donne che, con grande pudore e altrettanta gioia testimoniano la possibilità di una vita interamente donata a Dio nei fratelli e sorelle incontrate. Sr Elisa ricorda di quando insegnava con grande affetto: «Alla preghiera del mattino avevo davanti oltre 100 alunni, ma poi si fermavano anche i genitori. Era un momento davvero bello, intenso e io ne gioivo profondamente». L’aspetto della rinascita citato nel tema della giornata si comprende proprio nel dono particolare di queste vocazioni, ma anche nella fiducia in Dio, continuamente alimentata, come racconta sr Gesuina, rimasta orfana del papà a due anni: «Quando ho iniziato il noviziato mia mamma piangeva. Per me lasciare tutto per seguire il Signore Gesù è significato proprio lasciare la mamma, perché era proprio tutto quello che avevo. Poco tempo dopo si è ammalata ed è rimasta paralizzata. Soffrivo nel vederla così, nell’essere lontana, anche se le mie consorelle mi avevano offerto la possibilità di stare anche un tempo prolungato a casa, ma la mia vocazione era altrove e il Signore me lo fece capire chiaramente anche attraverso quel fatto doloroso. Era come se in quei momenti mi incoraggiasse chiedendomi di fidarmi e io l’ho fatto. Non mi ha mai delusa, perciò sono grata di tutto a Dio».
Naike Monique Borgo
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