Il Papa è arrivato attorno alle 9.25 in piazza San Pietro, a bordo della “papamobile” con la quale come di consueto ha girato per tutti i settori della piazza, accolto da una folla festante che lo acclamava munita di cartelli variopinti e degli immancabili smartphone e tablet per le foto e i selfie. Molti anche oggi i bambini salutati e accarezzati da Francesco, che in qualche caso ha provveduto anche a rimettere il ciuccio a qualche piccolo che l’aveva momentaneamente perso. L’ingresso di Francesco per l’appuntamento del mercoledì, a cui partecipano oggi 15mila fedeli – alcuni anche dalla diocesi di Dauheon, in Corea – è stato allietato da una musica a ritmo di samba cantata da un coro giovanile proveniente dall’arcidiocesi di Maringà, in Brasile.
Il viaggio in Cile e Perù
“Ringrazio il Signore perché tutto è andato bene: ho potuto incontrare il popolo di Dio in cammino in quelle terre, e incoraggiare lo sviluppo sociale di quei Paesi”. È il bilancio del viaggio in Cile e Perù stilato dal Papa, durante la catechesi dell’udienza di oggi, in cui ne ha ripercorso idealmente le tappe, esprimendo prima di tutto “gratitudine alle autorità civili e ai fratelli vescovi, che mi hanno accolto con tanta premura e generosità; come pure a tutti i collaboratori e i volontari”. “Un applauso al Cile e al Perù, due popoli bravi”, ha esordito a braccio: “C’è buona gente”. “In ognuno dei due Paesi – ha proseguito ancora fuori testo – c’erano più di 20mila volontari, 20mila in Cile e 20 mila in Perù: gente brava, giovane, la maggioranza”. Prima di cominciare la catechesi, Francesco ha fatto notare che in Aula Paolo VI, collegati con i 15mila fedeli presenti oggi in piazza, ci sono “un gruppo di bambini che sono malati gravi: voi vedete loro, e loro vedono voi. Era meglio che non prendessero freddo, per questo sono lì”.
Il mondo ha bisogno di pace
“Il mio arrivo in Cile era stato preceduto da diverse manifestazioni di protesta, per vari motivi, lo avete letto nei giornali”. Ha ricordato il Papa. “E questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: ‘Mi paz os doy – Vi do la mia pace’”, ha commentato Francesco: “Sono le parole di Gesù rivolte ai discepoli, che ripetiamo in ogni Messa: il dono della pace, che solo Gesù morto e risorto può dare a chi si affida a Lui”. “Non solo ognuno di noi ha bisogno della pace, anche il mondo, oggi, in questa guerra mondiale a pezzetti”, ha detto il Papa a braccio: “Per favore, preghiamo per la pace”, l’appello.
Il metodo dell’ascolto
“Nell’incontro con le autorità politiche e civili del Paese ho incoraggiato il cammino della democrazia cilena, come spazio di incontro solidale e capace di includere le diversità”. Ha detto il Papa. “Per questo scopo – ha spiegato durante la catechesi dell’udienza di oggi – ho indicato come metodo la via dell’ascolto: in particolare l’ascolto dei poveri, dei giovani e degli anziani, degli immigrati, e anche l’ascolto della terra”. Nella prima messa in Cile, “celebrata per la pace e la giustizia, sono risuonate le beatitudini”, ha ricordato Francesco, “da testimoniare con lo stile della prossimità, della vicinanza, della condivisione, rafforzando così, con la grazia di Cristo, il tessuto della comunità ecclesiale e dell’intera società”.
Reinserimento sociale
Nello “stile di prossimità contano più i gesti delle parole, e un gesto importante che ho potuto compiere è stato visitare il carcere femminile di Santiago”. Ripercorrendo le tappe del suo viaggio in Cile, il Papa, durante l’udienza di oggi, ha citato “i volti di quelle donne, molte delle quali giovani madri, coi loro piccoli in braccio, esprimevano malgrado tutto tanta speranza”. “Le ho incoraggiate ad esigere, da sé stesse e dalle istituzioni, un serio cammino di preparazione al reinserimento, come orizzonte che dà senso alla pena quotidiana”, ha ricordato Francesco. “Non possiamo pensare un carcere senza questa dimensione del reinserimento, perché se non c’è questa speranza del reinserimento sociale il carcere è una tortura infinita”, ha esclamato il Papa a braccio: “Sempre un carcere deve avere questa dimensione del reinserimento, sempre!”.
Gli abusi sui minori
“Con i sacerdoti e i consacrati e con i vescovi del Cile ho vissuto due incontri molto intensi, resi ancora più fecondi dalla sofferenza condivisa per alcune ferite che affliggono la Chiesa in quel Paese”. Ha ricordato il Papa. “In particolare – ha sottolineato di fronte ai 15mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro – ho confermato i miei fratelli nel rifiuto di ogni compromesso con gli abusi sessuali sui minori, e al tempo stesso nella fiducia in Dio, che attraverso questa dura prova purifica e rinnova i suoi ministri”.
I conflitti si risolvono con il dialogo
“Sempre ci sono, conflitti anche a casa: sempre ci sono, ma trattare i conflitti male è peggio ancora”. Lo ha detto il Papa a braccio, esortando sempre fuori testo a “non nascondere i conflitti sotto il letto”. “I conflitti si risolvono col dialogo”, ha spiegato sempre a braccio ai 15mila fedeli presenti in piazza San Pietro: “Pensate voi ai piccoli conflitti che avete sicuramente in casa vostra”, l’esortazione seguita dall’invito a “non nasconderli”, ma a parlarne cercando il momento più opportuno. “Il conflitto si risolve così, col dialogo”, ha detto Francesco ancora fuori testo. Non è mancato il riferimento alle due messa celebrate in Cile: una a sud, “in Araucanía, terra dove abitano gli indios Mapuche”, dove il Papa ha “trasformato in gioia i drammi e le fatiche di questo popolo, lanciando un appello per una pace che sia armonia delle diversità e per il ripudio di ogni violenza”, e una nel nord, a Iquique, “tra oceano e deserto”, che “è stata un inno all’incontro tra i popoli, che si esprime in modo singolare nella religiosità popolare”. Poi gli incontri con i giovani e con l’Università Cattolica del Cile, che “hanno risposto alla sfida cruciale di offrire un senso grande alla vita delle nuove generazioni”. “Ai giovani – ha ricordato Francesco – ho lasciato la parola programmatica di sant’Alberto Hurtado: ‘Cosa farebbe Cristo al mio posto?’. E all’Università ho proposto un modello di formazione integrale, che traduce l’identità cattolica in capacità di partecipare alla costruzione di società unite e plurali, dove i conflitti non vengono occultati ma gestiti nel dialogo”.
No alla colonizzazione ideologica
In Perù il motto della visita è stato: “Unidos por la esperanza – Uniti dalla speranza”. Lo ha ricordato il Papa, commentandone il significato durante l’udienza di oggi. “Uniti”, ha precisato Francesco, “non in una sterile uniformità – tutti uguali, questo non è unione – ma in tutta la ricchezza delle differenze che ereditiamo dalla storia e dalla cultura”. Per il papa, “lo ha testimoniato emblematicamente l’incontro con i popoli dell’Amazzonia peruviana, che ha dato anche avvio all’itinerario del Sinodo Pan-amazzonico convocato per l’ottobre 2019, come pure lo hanno testimoniato i momenti vissuti con la popolazione di Puerto Maldonado e con i bambini della Casa di accoglienza ‘Il Piccolo Principe’. Insieme abbiamo detto ‘no’ alla colonizzazione economica e ideologica”.
No alla corruzione
“Parlando alle Autorità politiche e civili del Perù, ho apprezzato il patrimonio ambientale, culturale e spirituale di quel Paese, e ho messo a fuoco le due realtà che più gravemente lo minacciano: il degrado ecologico-sociale e la corruzione”. Ha ricordato il Papa. “Non so se voi avete sentito qui parlare di corruzione, non lo so…”, ha detto ai 15mila presenti in piazza San Pietro: “Non solo in quelle parti c’è, anche qua. È più pericolosa dell’influenza. Si mischia e rovina i cuori”. “La corruzione rovina i cuori: per favore, no alla corruzione!”, l’appello. In Perù, ha proseguito Francesco, “ho rimarcato che nessuno è esente da responsabilità di fronte a queste due piaghe e che l’impegno per contrastarle riguarda tutti”.


