Piccolo è bello, quando partecipano anche mamma e papà. Che sia in un borgo di montagna a breve distanza dal confine trentino, che sia in un quartiere della “città diffusa” della pedemontana bassanese, nel Vicentino non mancano esempi di scuole d’infanzia parrocchiali che prosperano e continuano ad offrire un’offerta formativa diversificata anche per i più piccoli, a dispetto dei numeri risicati e del calo demografico.
Il denominatore comune è il forte impegno delle mamme e dei papà in attività di sostegno agli istituti: «È sempre più importante trovare dei genitori che “si innamorino” di queste realtà» osserva Marco Lago, presidente della Fism vicentina. L’associazione punta proprio su queste figure. «Ci sono già stati dei corsi di formazione alla gestione specifici per le mamme e i papà, con tematiche quali l’organizzazione e il “crowdfunding”. Ne abbiamo uno in corso per un gruppo di genitori di una scuola affiliata proprio in queste settimane. Ci stiamo organizzando per realizzarne uno di dimensioni più ampie fra settembre e ottobre. In un mondo sempre più digitalizzato – conclude Lago – la sfida futura è far sì che i genitori di bimbi che frequentano le scuole paritarie si innamorino di queste realtà e contribuiscano a dare una mano, anche quando i loro piccoli hanno terminato la frequenza». Nel Vicentino non mancano realtà di questo tipo: due casi sono ad esempio quelli della scuola d’infanzia “Eroi del Pasubio”, a Sant’Antonio di Valli, e la scuola con nido integrato “Santa Maria Goretti”, a San Pietro di Rosà.
San Pietro di Rosà
«I contributi non bastano mai. I genitori si mettono in gioco, sono un motore invisibile: creando comunità fra di loro, fra laboratori e progetti particolari, ci permettono di ampliare l’offerta formativa per i bimbi, di far fare loro delle esperienze che altrimenti non sarebbero possibili». Cristina Scalcon è la coordinatrice della scuola d’infanzia “Goretti” di San Pietro di Rosà. La struttura è comprensiva del nido e, nella fascia fra zero e sei anni, conta circa 90 bimbi iscritti, da quelli che hanno pochi mesi a quelli in età prescolare. Una realtà in cui le mamme e i papà già presenti con i propri bimbi «coinvolgono quelli che arrivano – riprende la coordinatrice – creando un “ecosistema di famiglie” che di fatto è parte integrante della struttura».
Le attività iniziano con il semplice ritrovarsi dei genitori, da cui nascono le idee per le feste: quella di Halloween, quella di Natale, quella di fine anno con la messa. Una creatività finalizzata a raccogliere fondi – con i mercatini natalizi e non, le lotterie, le attività formato famiglia – ma che «va oltre – sottolinea Scalcon –: fra “serata yoga” e “serata ghirlande natalizie”, fino alle serate di preparazione dello spettacolo per la Befana, sono anche momenti per ricaricarsi e occasioni in cui nascono delle amicizie. Momenti di leggerezza. E quest’anno in particolare abbiamo fatto partire degli spazi dedicati ai papà, come una raccolta del ferro. I padri dei nostri alunni si sono trovati insieme, alcuni hanno messo a disposizione spazi per la raccolta, altri hanno girato per le case del paese con il trattore. Una raccolta – conclude la coordinatrice – finalizzata a reperire fondi per la manutenzione della struttura, ma che allo stesso tempo si è concretizzata in uno spazio di benessere».
Sant’Antonio di Valli del Pasubio
C’è il ronzante alveare della scuola. C’è l’orto dove tante manine paffute, nella giusta stagione, affondano nel terreno piantine di granturco da una parte, patate tagliate dall’altra. C’è il bosco, a due passi, per le passeggiate. «Quando piove, stivaletti e ombrellino e si va fuori. Senza paura. Nella nostra materna vige il modello “danese”» sorride Giuliano Cremasco, un papà di Sant’Antonio di Valli del Pasubio, membro del comitato di gestione della scuola “Eroi del Pasubio”. I bimbi iscritti quest’anno sono 25, «l’anno scorso erano stati 29, un anno record» spiega il genitore. La scuola materna paritaria è considerata dagli abitanti della frazione e delle contrade di Sant’Antonio un po’ un simbolo identitario, che resiste: scuola elementare e poste qui hanno già chiuso da tempo. «La scuola, da sempre, dà un tipo di istruzione particolare. Non è steineriana o montessoriana, semplicemente qui si è sempre lavorato così: ci sono le arnie delle api, un insetto meraviglioso. I bimbi fanno passeggiate all’aperto, nel bosco, e collaborano alla crescita degli ortaggi nell’orto dell’asilo. A primavera allevano i girini e quando è il momento li portano su allo stagno di Malga Prà per lasciarli liberi – riprende Cremasco – cerchiamo di dare ai piccoli una serie di possibilità che gli asili tradizionali non hanno più». La “Eroi del Pasubio” ha tre dipendenti – le maestre – ed è in comodato d’uso nei locali della parrocchia di Valli. La struttura ha un pulmino di proprietà che ogni mattina gira per le contrade per raccogliere quasi tutti gli iscritti, compreso nella retta. Naturalmente, questo non sarebbe possibile con i soli trasferimenti previsti per legge. Così i genitori si ingegnano. «Facciamo tante attività durante l’anno, una su cui mettiamo tanto impegno è la vendita di frittelle al presepe che viene realizzato nella contrada di Bariola». Già una settimana prima dell’inizio delle feste mamme e papà – cinque adulti per due giornate – realizzano la baracchetta, poi ogni sera quattro persone si ritrovano a impastare per le vendite del giorno dopo. E c’è anche chi sta al banco: una persona alla cassa, una che stende, una che frigge, una che mette lo zucchero… L’ultima festività l’attività ha fruttato all’asilo circa 20 mila euro.
«Abbiamo vendite pazzesche, del resto il prodotto è di qualità. A questo – riprende Cremasco – aggiungiamo alcune passeggiate durante l’anno, con quota fissa: all’escursione Antichi Sapori d’Infanzia, una camminata che comprende cinque o sei punti di ristoro e cucina, abbiamo di solito fra i 500 e i 600 partecipanti. Lo stesso per il Giro delle Tezze». Momenti di volontariato puro – nessuno dei partecipanti viene pagato e tutto va alla scuola – ma che per le mamme e i papà «sono anche un piacere. È una partecipazione libera, c’è molta libertà di esserci o non esserci: ma grazie alla scuola io, che mi sono trasferito qui con la famiglia tre anni fa, ho conosciuto tante persone e coltivato nuove amicizie. Qui – conclude Cremasco – si crea una coesione forte, per certi aspetti anche anacronistica: qui creiamo comunità».
Andrea Alba
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