C’è una frase che Roberta Frameglia ha scritto nel suo libro “Il mio contrappunto imperfetto – Una vita da musicista con la sindrome di Tourette” e che, una volta letta, non si dimentica facilmente: “Mi trovo adesso a esistere senza dover resistere.” Parole che racchiudono cinquantadue anni di vita, decenni di tic trattenuti, di energie spese a sembrare “normale”, di una fatica invisibile che nessuno, intorno a lei, riusciva davvero a vedere. Nemmeno lei stessa, per molto tempo, sapeva darle un nome.
Roberta Frameglia è nata a Legnago (Verona), è soprano, docente, musicista di formazione classica. Per quindici anni è stata voce guida e soprano solista del Duomo di Milano, ha cantato in cattedrali di tutta Europa, si è esibita alla presenza di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Ha formato cori in scuole, carceri e monasteri. Insegna canto al Liceo Musicale di Pavia e al Corso di Perfezionamento Liturgico Musicale della Conferenza Episcopale Italiana. Una carriera costruita mattone su mattone, con talento, disciplina e una forza di volontà fuori dal comune. Una forza che, come ha scoperto solo nel 2023, aveva anche una spiegazione neurologica: la Sindrome di Tourette. La Sindrome di Tourette è un disturbo neurologico caratterizzato da tic motori e vocali involontari, che compaiono tipicamente nell’infanzia. In Italia ne sono affette circa 350 mila persone. Spesso si accompagna a un’ipersensibilità agli stimoli sensoriali, rumori, odori, texture, luci, e può coesistere con altri disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo, il deficit di attenzione e iperattività o l’ansia.
Quando entra nella sua vita la consapevolezza della Sindrome di Tourette?
«In realtà la sindrome c’è sempre stata. I segnali c’erano fin dall’infanzia: tic, ipersensibilità ai rumori, alle luci, agli odori. Ma non avevo un nome per tutto questo. Ho sempre convissuto con queste manifestazioni, considerandole parte di me. La diagnosi è arrivata solo nel 2023, ed è stata una svolta».
Come è avvenuta questa scoperta?
«È successo quasi per caso. Una mia studentessa mi ha raccontato del fratellino con la Tourette e, ascoltandola, mi sono riconosciuta in molti aspetti. Poi, qualche tempo dopo, una testimonianza sentita in televisione mi ha fatto scattare qualcosa. Ho iniziato a informarmi, a studiare, a leggere testimonianze. Mi sono riconosciuta completamente. È stato come accendere una luce».
Che effetto le ha fatto ricevere una diagnosi così tardiva?
«È stata una liberazione. Per tutta la vita avevo vissuto trattenendo, controllando, cercando di apparire “normale”. Con la diagnosi ho capito. È come se avessi finalmente trovato una chiave di lettura. Da lì è nato anche il libro».
La Tourette è spesso associata a immagini stereotipate. Cosa significa davvero convivere con questa sindrome?
«I tic sono solo la parte più visibile. C’è anche un’enorme sensibilità agli stimoli. Io, ad esempio, percepisco suoni che altri non sentono, oppure ho bisogno di compensare sensazioni sul corpo. È una fatica continua, soprattutto a livello mentale. Alla sera si è esausti. Ma non è sempre quella rappresentazione estrema che si vede nei film».
In che modo la musica ha inciso in questo percorso?
«Mi ha aiutata tantissimo. Il canto, in particolare, mi ha dato una struttura, una disciplina. Mi ha insegnato a gestire il corpo, la postura, la presenza scenica. In qualche modo mi ha permesso di contenere e canalizzare tutto questo».
Quando nasce l’idea di scrivere “Il mio contrappunto imperfetto”?
«Dopo la diagnosi sono entrata in un gruppo di supporto per la sindrome. Mi hanno chiesto di raccontare la mia esperienza per aiutare altri. Ho iniziato a scrivere e non mi sono più fermata. A un certo punto ho capito che volevo farne un libro, perché le testimonianze sono fondamentali: aiutano chi vive certe situazioni a riconoscersi e a non sentirsi solo».
Che messaggio vuole lasciare?
«Che si può vivere, realizzarsi, costruire una vita piena anche con una fragilità. Ognuno di noi ha le proprie difficoltà, visibili o invisibili. Il punto è imparare a conoscersi e ad accettarsi. Le fragilità possono diventare risorse».
C’è una frase del suo libro che la rappresenta più di tutte?
«“Ogni giorno era una prova di resistenza, un costante bilanciamento tra la necessità di apparire normale e il desiderio di essere semplicemente me stessa”».
Nell’ambito dell’Anno Giubilare Mariano, sabato 11 aprile 2026 alle 20.45 nella Sala del Quadro del Santuario di Monte Berico, la diocesi di Vicenza propone il concerto «OH VIRGEN PURA!» per soprano, Roberta Frameglia, e trio di chitarre, «Concordia C[h]ordis». Ingresso libero.
Il concerto prevede l’esecuzione di uno degli ultimi lavori del gruppo: «Oh Virgen Pura!». Una celebrazione della Vergine Maria a partire da alcuni antichi brani della tradizione spagnola: un percorso mistico originale ed emozionante arricchito dalla splendida voce del soprano Roberta Frameglia. A questi brani si aggiungono l’esecuzione di alcune famose antifone mariane del repertorio gregoriano in una suggestiva e originale trascrizione per voce e chitarra, e alcuni brani strumentali.
Giada Zandonà
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