Editoriali

Prudenti e responsabili anche con le “varianti”

di Lauro Paoletto

Con più di 62 milioni di somministrazioni ad oggi in Italia si è superata quota 50 per cento di vaccinati, un buon risultato, ma ancora lontano dal garantire l’immunità di gregge. I dati epidemiologici segnalano, anzi, un preoccupante aumento dei contagi con il rischio ventilato da più parti di una quarta ondata autunnale. Da qui il dibattito di questi giorni sulle misure da adottare. Molti  concordano sulla necessità di intensificare la campagna vaccinale. Sul come però ci sono ipotesi diverse. È discutibile l’ipotesi di un generalizzato obbligo vaccinale avanzato da alcuni settori medici e della politica. 

La libertà individuale rimane ancora un valore da considerare e non semplicemente da accantonare. Sembra più ragionevole la posizione di chi punta a incentivare la vaccinazione e a dissuadere i riottosi. 

In questa seconda estate covidica stiamo imparando a conoscere le varianti del virus. Fino a ora ne sono state individuate ben quattro: la “variante  inglese” o “Alpha”, la “variante sudafricana”’ o “Beta”, la “variante brasiliana” o “Gamma” e la variante “indiana” o “Delta”. A noi, pensando a tutti i problemi che ci ha provocato, sarebbe bastata la versione originale del coronavirus. E invece siamo ancora una volta spiazzati da questo invisibile agente infettivo che si replica mutando. 

Tutto questo ci sta confermando che, come ci diciamo oramai da tempo, con il coronavirus dovremo convivere a lungo. Questo, peraltro, crea una condizione di incertezza stabile che ci obbliga a cambiare il modo di pensare, di vivere, di organizzarci. Per esempio si programma per l’autunno … “salvo peggioramento della curva pandemica nel Paese”. 

In tale situazione, possiamo far finta che tutto sia superato (ci ha riprovato Boris Johnson in Inghilterra) e provare (a rischio e pericolo nostro e degli altri) a fare i sicuri di sé, oppure possiamo renderci conto che dobbiamo continuare a essere prudenti e responsabili per noi stessi e per chi è vicino. Il dilemma se vaccinare e chi vaccinare sta tutto qui. Non basta la motivazione secondo cui i giovani si ammalano in percentuale risibile per giustificare la loro non vaccinazione. La scelta vaccinale deve tener conto anche di genitori, nonni, persone fragili: non può venir meno la consapevolezza che la mia vaccinazione protegge anche gli altri.

In tale prospettiva appare più utile una risposta articolata che “premi” chi è vaccinato rispetto a chi non lo è. Per questo il green pass appare come un buon strumento che consente di stabilire chi può accedere a una serie di luoghi in sicurezza e permette di consolidare le aperture già realizzate e (anche per ragioni economiche) di non arretrare. 

Tra tutti i luoghi ce ne sono due però che devono essere necessariamente covid free e per i quali servono scelte specifiche e coraggiose. Sono la scuola e i presidi sanitari. Di mezzo ci sono niente meno che il futuro delle giovani generazioni e la tutela della salute. I test Invalsi ci hanno confermato i danni della didattica a distanza sui giovani: il prossimo anno scolastico non può che essere tutto e per tutti in presenza. Ci sono insegnanti che non vogliono vaccinarsi? Si troveranno per loro altre mansioni, come ha proposto qualcuno, con riduzione di stipendio. Discorso analogo per il personale sanitario: chi non vuole vaccinarsi  non può venire in contatto con persone più fragili. 

In queste situazioni la prudenza e la responsabilità diventano condizioni professionali ed etiche inderogabili, condizioni, peraltro, che non conoscono colore politico.

Commenta

Clicca qui per lasciare un commento