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Prima giornata mondiale dei nonni e delle nonne voluta da Francesco

Si tiene la quarta domenica di luglio (quest'anno il 25 luglio) in prossimità della festa dei Santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù.
di Marta Randon

Memoria, valori, saggezza, l’anello di congiunzione tra generazioni, “dono” preziosissimo da custodire. Sono le nonne e i nonni per papa Francesco ai quali il Pontefice domenica 25 luglio dedica la prima giornata mondiale. A partire da quest’anno, si festeggerà la quarta domenica di luglio in prossimità della festa dei Santi Gioacchino ed Anna (26 luglio), i nonni di Gesù. La Giornata permetterà di celebrare il dono della vecchiaia e di ricordare coloro che, prima di noi e per noi, custodiscono e tramandano la vita e la fede. Francesco prende spunto dalla Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, il prossimo 2 febbraio, quando proprio due anziani, Simeone ed Anna, “illuminati dallo Spirito Santo, riconobbero in Gesù il Messia”.

Il Papa sprona i nonni e gli anziani a non concentrarsi sulla fatica, sulle energie che si stanno esaurendo, sulla solitudine. “Non esiste un’età per andare in pensione dal compito di trasmettere le tradizioni ai nipoti – scrive in una lettera a loro dedicata – . C’è bisogno di mettersi in cammino e, soprattutto, di uscire da se stessi per intraprendere qualcosa di nuovo”. Francesco sa bene di parlare in un tempo difficile, soprattutto per gli anziani. Ha voluto che si celebrasse proprio quest’anno dopo un lungo isolamento e una ripresa della vita sociale ancora lenta.

L’augurio del Papa è che ogni nonno, ogni anziano, ogni nonna, ogni anziana – specialmente chi è più solo – riceva la visita di un angelo. “Alcune volte avranno il volto dei nostri nipoti – scrive – altre dei familiari, degli amici di sempre o di quelli che abbiamo conosciuto proprio in questo momento difficile”. Il Santo Padre sottolinea che c’è bisogno di loro per custodire, nella fraternità e nell’amicizia sociale, il mondo di domani, quello in cui vivremo, quando la tempesta si sarà placata. “C’è una vocazione rinnovata anche per te, in un momento cruciale della storia” scrive. Leggendo tra le righe il Papa si rivolge a tutti; ci dice di non dimenticarli, di non abbandonarli. Il profeta Gioele pronunciò una volta questa promessa: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1). “Il futuro del mondo è in questa alleanza tra i giovani e gli anziani. Chi, se non i giovani, può prendere i sogni degli anziani e portarli avanti? Ma per questo è necessario continuare a sognare: nei nostri sogni di giustizia, di pace, di solidarietà risiede la possibilità che i nostri giovani abbiano nuove visioni, e si possa insieme costruire il futuro”.

Il legame strettissimo e il dialogo tra generazioni deve essere costante. Il Papa lo ha ribadito più volte nel tempo, dicendo persino di sognare “un mondo che viva proprio del loro abbraccio”. Nel 2013 sottolineava: “Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa”. Nel 2015 denunciava: “È brutto vedere gli anziani scartati, è un peccato! Non si osa dirlo apertamente ma si fa. C’è qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto”. Nel 2017 ammirava: “Voi siete la brace, la brace del mondo sotto le ceneri: sotto le difficoltà, sotto le guerre ci sono queste braci, braci di fede, braci di speranza, braci di gioia nascosta. Per favore, conservate le braci che avete nel cuore, con la vostra testimonianza». Il Papa conclude la lettera portando l’esempio di Charles de Foucauld che visse come eremita in Algeria e in quel contesto periferico testimoniò «la sua aspirazione a sentire qualunque essere umano come un fratello» (Enc. Fratelli tutti, 287). La sua vicenda mostra come sia possibile, pur nella solitudine del proprio deserto, intercedere per i poveri di tutto il mondo e diventare davvero un fratello e una sorella universale. Francesco conosce personalmente l’importanza dei nonni. È stata la mamma del padre, infatti, a segnare il suo cammino di fede.  “Era una donna che ci spiegava, ci parlava di Gesù, ci insegnava il catechismo – ha spiegato ai membri dell’associazione nazionale lavoratori anziani il 19 dicembre 2019 -, il Venerdì Santo ci portava, la sera, alla processione delle candele e alla fine della processione arrivava il “Cristo giacente” e la nonna ci faceva inginocchiare e diceva. “Guardate è morto, ma domani resuscita”. Ho ricevuto il primo annuncio cristiano proprio dalla nonna! È bellissimo, il primo annuncio in casa, con la famiglia! E questo mi fa pensare all’amore di tante mamme e di tante nonne del trasmettere la fede”.

Per Francesco  nonni e nipoti possono essere grandi amici. “Io conosco ragazzi e ragazze che parlano con più facilità con i nonni che con i genitori. Perché si sentono più amici, più capiti…Giovani, se avete la fortuna di averli parlate con loro, fate tante domande, siate curiosi”. “I nonni sono la memoria della vita, sono la saggezza della vita”. (Incontro con i giovani alla parrocchia di Roma “Santa Maria a Setteville, 15 gennaio 2017). Francesco, infine, non dimentica i nonni ricoverati negli ospedali o ospiti nelle Case di riposo. Durante il recente ricovero al Gemelli di Roma ha potuto stare vicino ad alcuni di loro, e invita le Diocesi ad organizzare celebrazioni liturgiche della Giornata all’interno di ospedali e delle residenze per anziani, nel rispetto delle norme sanitarie.