“Come sacerdoti cattolici – pastori e guide di comunità – siamo indignati e non possiamo tacere di fronte alla tragedia umanitaria della popolazione civile palestinese nella Striscia di Gaza e negli altri Territori Palestinesi Occupati”.
Una presa di posizione netta quella della rete “Preti contro il genocidio” alla quale hanno aderito oltre duemila sacerdoti in tutto il mondo e che martedì 22 settembre ha organizzato una manifestazione a Roma, con un centinaio di partecipanti.
La manifestazione
La manifestazione è iniziata alle 15 con un momento di preghiera presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Poi una marcia lungo Via della Conciliazione, portando un sudario con i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione dei due “cessate il fuoco”. La conclusione del corteo davanti alla sede di Leonardo, azienda partecipata al 30% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che, secondo il rapporto Sipri del 2025, è la seconda azienda dell’Unione Europea nel settore degli armamenti e ha aumentato il proprio fatturato bellico del 10%, raggiungendo i 13,8 miliardi di dollari.
Il Vescovo vicentino
Alla manifestazione era presente anche il Vescovo di Bentiu, Sud Sudan, il vicentino padre Christian Carlassare, comboniano. «È stato un evento molto intenso, ho respirato un grande clima di preghiera, di riflessione e di solidarietà. In questo momento di contrapposizioni vedere un gruppo di persone che manifesta pregando non è comune. Lo trovo un modo nuovo di esprimersi in un contesto in cui tutti parlano in modo arrabbiato. Invece una parola di sacerdoti che coraggiosamente decidono di parlare di pace e disarmo, rischiando di venire tacciati di cospirazione, è una cosa bella».
Padre Christian ha portato alla marcia anche la sua esperienza in Africa: «In Sud Sudan vediamo una popolazione marcata e ferita, nel corpo e nello spirito, dalla violenza che toglie a loro il futuro. Le giovani generazioni sono annientate nei propri sogni, come avviene in Israele».
Non sono mancate critiche alla manifestaizone, come un cartello che diceva “Vi dimenticate di tutti gli altri”. Ma per Carlassare «quello che sta avvenendo in Terra Santa può succedere e già succede nel mondo. Anche in Africa ci sono popolazioni che vengono marginalizzate, cancellate nel loro cuore per poi annientarle fisicamente. Alla manifestazione ho portato non solo quello che succede in Terra Santa ma anche quello che succede in Africa».
«Come Chiesa – conclude il Vescovo di Bentiu – non possiamo stare in silenzio di fronte a queste situazioni. Il disarmo è una conversione del cuore, riuscire a vivre relazioni non violente, giuste, che riconoscano la dignità dell’altro. Come preti, domandiamoci, come la predichiamo questa conversione?».
Il racconto di suor Rita Giaretta
«Come chiesa abbiamo bisogno di visibilità, di mostrare che ci siamo anche se si scatenano contro di noi sui social perché abbiamo un messaggio: giustizia e pace si baceranno». Questa l’opinione di suor Rita Giaretta, religiosa vicentina delle Orsoline del Sacro Cuore di Maria, anche lei presente alla marcia. «È stato significativo partire da un Santuario, che di solito è il punto di arrivo di un pellegrinaggio, per concludere in un luogo dove si pensano e si progettano le armi: la sede di Leonardo – continua suor Rita -, dove l’economia fa affari con la guerra».
«È inmportante che anche le religiose ci siano in queste occasioni, sarebbe bello che la Rete si aprisse in tal senso. La Chiesa non può rimanere chiusa nelle seacrestie, dobbiamo esserci con il nostro stile fatto di silenzio e preghiera».
Il manifesto
Nel manifesto della rete “Preti contro il genocidio” si legge: “Questa rete non nasce per fomentare odio o divisione, ma per dare voce unitaria alle tante iniziative personali che già esprimono denuncia e richiamo alla giustizia, nella fedeltà al Vangelo, al Magistero della Chiesa Cattolica e alla sensibilità condivisa con tante denominazioni cristiane”.
“Nutriamo un profondo apprezzamento per la tradizione giudaica, dalla quale abbiamo ricevuto gli insegnamenti di Gesù e da cui ancora attingiamo grazia e sapienza. Per questo respingiamo ogni possibile accusa di antisemitismo sia nella definizione sia nella sostanza”, precisa il testo.

Le finalità
Gli obiettivi della rete sono:
-
Pregare per “una pace disarmata e disarmante” nei Territori Palestinesi Occupati e negli oltre cinquanta luoghi dove “stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi” (Papa Francesco, Discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 14.06.2023), sensibilizzando sacerdoti e guide di comunità e promuovendo il dialogo anche con i nemici.
-
Denunciare il genocidio in atto a Gaza, le violenze ingiustificate contro la popolazione civile palestinese e lo stato di apartheid in vigore da oltre 70 anni in tutti i Territori Palestinesi Occupati.
-
Chiedere il rispetto del diritto internazionale, delle risoluzioni delle Nazioni Unite e i pronunciamenti della Corte Penale Internazionale a cui l’Italia aderisce.
-
Promuovere una cultura di riconciliazione, che passi dal riconoscimento delle responsabilità personali, politiche e militari, attraverso inchieste indipendenti ed eque sul 7 ottobre 2023, e su quanto accaduto prima e dopo quella data.
Gli impegni
Le rete si assume inoltre alcuni impegni concreti:
-
La diffusione di questa Dichiarazione pubblica sottoscritta da sacerdoti, diffusa alla stampa nazionale e cattolica.
-
La sensibilizzazione nelle parrocchie, con catechesi e veglie di preghiera.
-
La richiesta determinata per la sospensione della vendita di armi a Stati o soggetti coinvolti in crimini contro la popolazione civile
-
Un impegno concreto ed immediato per una vera pace in Terra Santa, accompagnata dall’avvio di un autentico processo di giustizia e riconciliazione, nel rispetto del diritto internazionale e della dignità di ogni popolo.
-
La promozione di Pellegrinaggi di Pace e di Gemellaggi con le parrocchie e le realtà ecclesiali dei Territori Palestinesi Occupati e nella Striscia di Gaza.
-
Collaborazione con altre realtà cristiane e interreligiose impegnate per la pace e la giustizia.
L’invito
I promotori della Rete invitano i confratelli presbiteri a unirsi al movimento sottoscrivendo il documento della rete.
«È un gesto semplice – sottolineano i promotori – ma che può trasformarsi in un segno profetico, una voce collettiva della Chiesa e della società civile contro la logica della guerra e della violenza».
Andrea Frison
© RIPRODUZIONE RISERVATA





