Editoriali

Piano nazionale di ripresa Occasione storica!

di Lauro Paoletto

Siamo alla stretta finale. Quando il nostro giornale arriverà nelle case il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nell’ambito del Next Generation Eu scritto dal Governo sarà sul tavolo della Commissione Europea.

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio ha presentato il Piano alle Camere.

Al di là degli aspetti tecnici pur importantissimi e delineati nei loro diversi aspetti, l’intervento di Draghi è servito soprattutto a richiamare la posta in gioco e il significato di questo passaggio.

Si tratta di un’occasione storica per il Paese (maggior beneficiario del Recovery plan) per superare la gravissima crisi economica e sociale derivante dalla pandemia, modernizzare una serie di settori vitali, fermare il declino registrato negli ultimi anni e delineare un nuovo sviluppo pensando prima di tutto e soprattutto alle giovani generazioni.

La sfida che l’Italia ha di fronte non ammette un secondo tempo e per questo non è possibile sbagliare obiettivo. Nel caso di un fallimento i danni sarebbero enormi sia per l’Italia che per l’Europa.

Sul versante europeo il Recovery Plan è una novità storica e un passo in avanti di grandissimo significato per dotarsi di strumenti finanziari e di bilancio condivisi che possono segnare una strada davvero nuova per la Ue. Un insuccesso archivierebbe, molto probabilmente, questa esperienza facendo arretrare in modo grave l’esperienza comunitaria. Sul fronte interno se la classe politica fallisse, ci troveremmo di fronte a un Paese in ginocchio, sotto il peso dei danni del Coronavirus sommati agli enormi problemi accumulati negli anni. In particolare va segnalato che in questi mesi, per fronteggiare i danni economici della crisi sanitaria, il governo ha deciso (molto spesso con il voto unanime del Parlamento) scostamenti di bilancio per finanziare i vari ristori e interventi straordinari. Questo ha

permesso di non fare esplodere la tensione sociale, ma ha fatto inevitabilmente salire il debito pubblico a livelli vertiginosi. Solo una ripresa sostenuta e resa possibile dal Recovery Fund renderà sostenibile questo debito.

Draghi ha spiegato bene cosa c’è in gioco e per questo ha fatto appello allo “spirito repubblicano” avvertendo che «l’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri, non sorgeranno degli uomini disinteressati, pronti a faticare e a sacrifi carsi per il bene comune».

Richiamando l’immediato dopoguerra e lo spirito degasperiano, Draghi ha chiesto quindi in modo esplicito che si metta al centro il bene comune. Non sono in gioco solo le ferrovie, l’alta velocità, la digitalizzazione, la trasformazione ambientale e sostenibile dell’economia e della sanità italiana, ma in primo luogo «le vite degli italiani, il destino del Paese, la sua credibilità».

C’è da sperare che la classe politica sia consapevole di tutto questo e dell’impegno assunto di fronte agli italiani. Il Pnrr prevede una mole enorme di risorse e interventi che dovranno essere realizzati (attenzione realizzati non pianificati!) entro il 2026. Chiunque vincerà le prossime elezioni si troverà il programma di governo già scritto.

Oggi più che mai centrare l’obiettivo diventa vitale per tutto il Paese.

Oggi più che mai o vinceremo tutti. O sarà la sconfitta per tutta l’Italia.