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Papa Francesco: «La morte va accolta, non somministrata»

9 Febbraio 2022
in Chiesa, In primo piano
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Papa Francesco: «La morte va accolta, non somministrata»

“Non possiamo evitare la morte, e proprio per questo, dopo aver fatto tutto quanto è umanamente possibile per curare la persona malata, risulta immorale l’accanimento terapeutico”. Lo ha detto il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata a San Giuseppe patrono della buona morte, ha citato a braccio “quella frase del popolo fedele di Dio, della gente semplice: ‘lascialo morire in pace, aiutalo a morire in pace’. Quanta saggezza!”. Poi Francesco si è soffermato sulla “qualità della morte stessa, del dolore, della sofferenza”: “Dobbiamo essere grati per tutto l’aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, affinché attraverso le cosiddette cure palliative, ogni persona che si appresta a vivere l’ultimo tratto di strada della propria vita, possa farlo nella maniera più umana possibile”. “Dobbiamo però stare attenti a non confondere questo aiuto con derive anch’esse inaccettabili che portano ad uccidere”, ha precisato.  Alla fine dell’udienza, un nuovo appello per la pace in Ucraina: “la guerra è una pazzia”, serve dialogo. “Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio”, l’indicazione di rotta del Santo Padre: “va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati”.

“La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata”, ha affermato Francesco: “E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti”.

“Accelerare la morte degli anziani è disumano, non è umano né cristiano”, lo spunto della parte finale della catechesi, in cui il Papa ha affrontato fuori testo su “un problema sociale, ma reale: quello di pianificare, accelerare la morte degli anziani”. “Tante volte si vede in un certo ceto sociale che agli anziani che non hanno dei mezzi gli si danno meno medicine di quelle che hanno bisogno”, la denuncia di Francesco: “e questo è disumano, non è né umano, né cristiano”. “Gli anziani vanno curati come un tesoro dell’umanità”, l’appello: “sono la nostra saggezza, e anche se non parlano sono il simbolo della saggezza umana. Sono coloro che hanno la strada prima di noi e ci hanno lasciato tante cose belle, tanti ricordi, tanta saggezza”. “Non isolare gli anziani, non accelerare la morte degli anziani”, il monito del Papa, secondo il quale “carezzare l’anziano ha la stessa speranza che carezzare un bambino, perché l’inizio della vita e la fine è un misero sempre, che va rispettato, curato, amato”.

“La cosiddetta cultura del benessere cerca di rimuovere la realtà della morte, ma in maniera drammatica la pandemia del coronavirus l’ha rimessa in evidenza”,

ha esordito Francesco, dopo aver ringraziato Benedetto XVI, che  a 95 anni, nella lettera sugli abusi nella diocesi di Monaco e Frisinga “ha avuto la lucidità di dirci questo: sono davanti alla porta oscura della morte. È un bel consiglio che ci ha dato: ascoltare la morte davanti alla porta oscura della morte”, l’omaggio del Papa. Poi il riferimento alla “terribile” pandemia da Covid 18, durante la quale “la morte era dappertutto, e tanti fratelli e sorelle hanno perduto persone care senza poter stare vicino a loro, e questo ha reso la morte ancora più dura da accettare e da elaborare”. A questo proposito, Francesco ha elogiato il gesto di un’infermiera che, davanti ad una donna che stava morendo di Covid, tramite un telefonino ha realizzato il suo ultimo desiderio, salutare i suoi prima di andarsene: “la tenerezza di quel congedo”.

“Non ho mai visto dietro un carro funebre un camion di traslochi”, ha commentato il Papa riguardo alla solitudine della morte: “Ci andremo soli, senza niente nelle tasche del sudario: niente, perché il sudario non ha tasche”.

“Non ha senso accumulare se un giorno moriremo”, il monito: “ciò che dobbiamo accumulare è la carità, è la capacità di condividere, di non restare indifferenti davanti ai bisogni degli altri”. “Che senso ha litigare con un fratello, con una sorella, con un amico, con un familiare, o con un fratello o una sorella nella fede se poi un giorno moriremo?”, si è chiesto Francesco: “A che serve arrabbiarsi con gli altri?  Davanti alla morte tante questioni si ridimensionano. È bene morire riconciliati, senza lasciare rancori e senza rimpianti! Io vorrei dire la verità: tutti noi siamo in cammino verso quella morte, tutti”.

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