Sul Calvario non furono in pochi quelli che, guardando al Crocifisso, ebbero un bel sospiro di sollievo: finalmente qualcuno aveva preso il coraggio di mettere la parola fine alla spiacevole vicenda di un predicatore fuori controllo, e si archiviava una faccenda insidiosa, che poteva creare non pochi problemi nelle relazioni con Roma. Adesso tutto tornerà come prima!
Possiamo immaginare che se i capi giudei hanno proceduto all’arresto ed alla condanna di Gesù è perché sapevano di poter contare non solo sulla mancanza di dissenso interno, ma anche su di un consenso sostanzioso di parte dell’opinione pubblica d’Israele. Noi da che parte avremmo potuto trovarci in quei momenti?
Provo a trarre qualche ispirazione andando a spiare cosa è successo durante il lungo intervallo che intercorre fra il pretorio ed il Golgota, cioè fra il momento della sentenza e la crocifissione. Oltre ai capi dei Giudei, ai romani, alla folla inferocita, all’assenza ed al vuoto dei discepoli e dell’opinione pubblica, oltre a tutto ciò troviamo una piccola folla che, trovandosi coinvolta, comincia un nuovo cammino discepolare dietro a Gesù. Progressivamente, dietro a Gesù, sul Golgota si va costituendo un primo gruppo di persone che iniziano a percepire che quello che stava avvenendo non era semplicemente un incidente di percorso, ma un “mistero”, una presenza di Dio. Di fronte ad un male e ad una cattiveria umana, persino troppo grandi per essere descritte, la grazia e l’amore di Dio veniva a far fronte ed a farsi vicina in modo ancor più potente.
Progressivamente sul Golgota si va costituendo un primo gruppo di persone che iniziano a percepire che quello che stava avvenendo non era semplicemente un incidente di percorso, ma un “mistero”, una presenza di Dio.
Sto parlando di Simone di Cirene che fu forzato a portare la croce e coinvolto a camminare dietro a Gesù; sto parlando delle donne che piangono, quelle “figlie di Gerusalemme” che Gesù consola correggendone la compassione, incoraggiata a trasformarsi in conversione “…piangete su voi stesse e sui vostri figli” (Lc 23,27-31); sto parlando del centurione romano, uomo avvezzo a veder morire tanti condannati a morte, ma il cui sguardo si converte vedendo come era morto Gesù“…veramente quest’uomo era giusto” (Lc 23, 47); sto parlando di Giuseppe d’Arimatea membro del sinedrio; ma non dimentico il cosiddetto buon ladrone che termina la sua vita con una preghiera straordinaria “Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo Regno” (Lc 23, 42), né dimentico le donne che “stavano da lontano a guardare tutto questo” (Lc 23, 49), o quella folla che “…stava a vedere” e ripensando a quanto accaduto, torna battendosi il petto mentre invece i capi scherniscono il Crocifisso (Lc 23, 35.48).
Come vediamo è una piccola folla che si va progressivamente aggregando, quasi la promessa o l’anticipazione non solo di una nuova comunità, ma anche di una chiesa ed un’umanità nuove… Sono uomini e donne che, senza averne loro stessi chiara consapevolezza, stanno iniziando un esodo che li condurrà a divenire un nuovo popolo. Non si conoscono fra di loro, sono diversi per provenienza, estrazione sociale, età, cultura, religione, sesso, li accomuna il fatto di aver incrociato, magari solo per pochi minuti, il Cristo sofferente lungo la via dolorosa. Ma il filo rosso che li lega è il loro non essere fuggiti di fronte al dramma incontrato, non si sono barricati nei loro pregiudizi, né chiusi in risposte moralistiche costruite per scansare le domande.
Possiamo dunque iniziare a raccogliere alcune caratteristiche di questo nuovo popolo: nascondimento e povertà sociale, capacità di essere sulla soglia, presenza a sé stessi ed attenzione al mondo interno, e soprattutto uno sguardo che sa ri-orientarsi a partire da una nuova domanda di senso. Ai piedi della croce si attua l’evangelizzazione e si propaga il Regno in un contagio graduale, nel discernere il mistero della presenza di Dio attraverso un’inattesa contemplazione in cui ci si trova immersi quasi a propria insaputa, semplicemente perché ci si apre, gratuitamente (ed eticamente) alla presenza di un altro uomo.
Da tempo cerco di evitare di dare consigli; tuttavia, pensando a me, mi piacerebbe tanto restare silenzioso, con poche parole, vicino alla croce di Gesù, insieme alla gente che si muove e cammina, notando le donne che non staccano gli occhi dalla scena, il centurione che ne confessa la divinità, il ladrone che gli domanda di prenderlo con sé… Vorrei cercare di assorbire questa sapienza e questa conversione con i criteri di chi, solo rimanendo presente, inizia a scoprire il senso di un mistero.
Non so dove, attraverso il velo mistico di queste figure, sarò condotto; spererei solo di entrare di più nel cuore di quella nuova ed eterna alleanza portata a compimento dal corpo crocifi sso del nostro Signore.
* Teologo, psicologo e responsabile della comunità dei frati minori conventuali dell’eremo di San Felice a Cologna Veneta

