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Ordinazione diaconale per Paolo Allegro e Sebastiano Pellizzari sabato 14 maggio

Giornata di festa per la Diocesi di Vicenza domenica 14 maggio. Alle ore 16, nella cattedrale del capoluogo è infatti in programma l’ordinazione diaconale di Paolo Allegro e Sebastiano Pellizzari. I due studenti del seminario – in servizio rispettivamente all’Unità pastorale di Arzignano Centro e a quella di Santa Croce e San Lazzaro di Bassano – si preparano a vivere insieme questa importante tappa del loro cammino verso il sacerdozio, affiancati dalle loro famiglie, dagli amici, dai parrocchiani e dai parroci che li hanno accompagnati in questi anni, per un momento di gioia che risuonerà nell’intera comunità diocesana vicentina.

Ventisei anni, proveniente dalla parrocchia di Madonnetta di Arzignano, Sebastiano Pellizzari non nasconde di arrivare a questo momento, al suo primo “per sempre”, «con un po’ di tremore, ma anche con grande gioia». «Come ho sempre fatto – dice – mi affido al Signore e alle persone che ha messo al mio fianco per farmi camminare con Lui. Di fronte alle difficoltà, personali e di fede, mi è stato sempre di aiuto il ricordo di ciò che, un giorno, mi ha detto un sacerdote: “Importante non è correre sulla strada sbagliata, ma zoppicare su quella giusta”. Le difficoltà ci sono e le cadute ci saranno, perché siamo uomini e non siamo perfetti, ma proprio la nostra imperfezione ci fa capire che abbiamo bisogno degli altri».

E la strada che Sebastiano ha intrapreso è iniziata già da diversi anni. «La mia vocazione è nata nella quotidianità – racconta -. Fin da bambino, la figura del sacerdote ha sempre suscitato in me un fascino particolare. Ricordo che andavo in vacanza a Cesuna e lì c’era un prete di cui apprezzavo la capacità con cui riusciva a rapportarsi con i ragazzi: il suo modo di pregare, scherzare e giocare. Sin da ragazzo confidavo ai miei genitori il desiderio di fare il prete. È stata una fiamma che si è alimentata pian piano ed è cresciuta fino a questo momento».

Una fiamma che ha trovato energia in seminario, dove Sebastiano è entrato in terza media, proseguendo poi la sua formazione spirituale durante le scuole superiori. «Entrare in seminario è stata una mia scelta: la mamma mi diceva che sarei tornato a casa dopo una settimana e invece sono arrivato fino a qua». È quindi arrivata l’iscrizione a Teologia, che frequenta per due anni prima di avvertire la necessità di un’esperienza all’estero, che lo porta in Irlanda del Nord nella diocesi di Derry. «Un’esperienza davvero unica, che ho voluto con determinazione, anche per verificare la forza della mia vocazione – spiega -. Non è stata un’esperienza facile, ma ha contribuito a dare un significato ancora più intenso alla mia scelta. È stata una boccata d’aria che mi ha permesso di crescere. Conclusi i due anni, sono rientrato in seminario e anche questo non era un passaggio scontato». Dopo aver completato gli studi in Teologia e il Bacellierato, ora Sebastiano si prepara a vivere questo ulteriore passaggio. «Dico questo mio primo “per sempre” con emozione perché dà senso alla mia vita – confessa -. Non è un punto di arrivo, ma una tappa, un trampolino di lancio. Ad aiutarmi in questo percorso, sono state tante persone, tra cui il Vescovo Beniamino Pizziol e i parroci che ho incontrato nel mio cammino». Oltre, naturalmente, la famiglia, che lo ha sempre sostenuto: «All’inizio, il papà non l’aveva presa molto bene, ma ha sempre rispettato la mia scelta – ricorda -. È stato il san Giuseppe di casa mia, quello che mi ha accompagnato in silenzio e che oggi forse è il più felice. Io e tutta la famiglia abbiamo percorso insieme un cammino di fede».

Chi ha condiviso diversi passi di questo cammino di fede è stato anche Paolo Allegro che domenica riceverà l’ordinazione diaconale con Sebastiano. Trentasei anni compiuti da poco, originario della parrocchia di San Giorgio in Brenta a Fontaniva, Paolo ha alle spalle una storia diversa: prima di entrare in seminario, ci sono stati gli studi di Architettura all’Università di Venezia e qualche anno di lavoro in uno studio di Bassano. «La decisione di entrare al Mandorlo e poi al Seminario – racconta – è arrivata quando avevo oramai trent’anni, ma non è avvenuta dall’oggi al domani. È stata una scelta maturata nel tempo. La frequentazione della parrocchia, la vicinanza con la Diocesi e il contatto con i parroci hanno fatto crescere in me questo desiderio al quale poi ho finalmente sentito l’esigenza di dare concretezza».

Ultimo di sei fratelli, Paolo non nasconde che la comunicazione di questa sua scelta è stata una sorpresa per famigliari e amici. «Ma solo per il momento in cui l’ho presa – sorride –. Per chi mi conosceva bene è stata una ‘sorpresa aspettata’. La maggior parte delle persone ha accolto questa mia decisione positivamente e anche, da subito, con entusiasmo. Ora sono felice di condividere questo momento con la famiglia e gli amici, con quanti mi hanno accompagnato in questi anni e con le persone della parrocchia ad Arzignano Centro dove, da due anni, presto servizio».

Anche per Paolo sono giorni di emozioni contrastanti. «È un momento di preparazione verso una tappa significativa e importante – spiega -. Questo passo è infatti in qualche modo definitivo, perché anche se il nostro diaconato è in vista del presbiterato, consegniamo già un “per sempre” al Signore e alla Chiesa. Sento un po’ il timore di non essere pronto, di non avere la capacità di affrontare quello che mi aspetterà, ma allo stesso tempo provo un senso di gratitudine ripensando anche agli anni che mi hanno portato qui, al tempo trascorso in seminario e alle tante persone che ho incontrato. Domenica io diro il mio “sì”, ma con me ci sono anche il Signore e la comunità che mi hanno accolto e che mi permettono di fare questo passo. C’è una Chiesa che riconosce in me la possibilità di dire questo “sì” al Signore».

Se la testa e il cuore di Sebastiano e Paolo sono rivolti a domenica, non manca però uno sguardo al futuro, a quello che verrà.

«Davanti a me vedo una Chiesa in evoluzione e in cammino – spiega Paolo -. Una Chiesa docile allo Spirito Santo che ci permette di leggere i segni del Signore nella realtà e nel mondo e che mantiene al suo centro il rapporto con Dio. Di fronte ai cambiamenti, penso che virtù da coltivare saranno l’ascolto e la capacità di mettersi in contatto con le persone e le realtà che abbiamo e avremo di fronte».

«Alcune tra le conversioni più importanti – aggiunge Sebastiano – Gesù le ha vissute in cammino, fuori dalla sinagoga, nell’incontro con la gente. Allo stesso modo, la nostra Chiesa è chiamata ad andare in missione, a uscire. Non sempre è facile, ma è nella sua natura».

Vincenzo Grandi

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