«Abbiamo trovato il coraggio e la forza di cambiare rotta e recidere con il nostro passato, è forte il nostro desiderio di rinascita, di riscatto, di fiorire con modalità altre». «Non consideratevi scarti, coltivate i vostri sogni, cercate di guardare al futuro, non importa se con progetti piccoli o grandi. Se vi siete messi in discussione come esseri umani, meritate rispetto». Sono le parole che riassumono l’incontro avvenuto la scorsa settimana tra alcuni detenuti della casa circondariale “Del Papa” di Vicenza e Gino Cecchettin, padre di Giulia, la giovane assassinata nel 2023.
Cecchettin è stato invitato a Vicenza su desiderio dei detenuti dall’associazione “Il filo che unisce” che gestisce un laboratorio di cucito in carcere. L’incontro è stato possibile grazie alla collaborazione con la direzione e il personale della casa circondariale e con il cappellano don Luigi Maistrello. Quello con Gino Cecchettin è stato un dialogo profondo. I detenuti hanno scritto una lettera, preparato domande, atteso con rispetto e ascoltato. Hanno chiesto come si può perdonare, come si affronta il dolore, come si sopravvive all’odio. E soprattutto: come contribuire, anche da dentro, a qualcosa di più gran de. «Sappiamo che il pentimento da solo non basta a sanare il danno arrecato – hanno detto i detenuti – ma può essere il primo passo verso una forma di giustizia ripartiva». «Il perdono richiede un lungo percorso che io ancora non ho fatto – è stata di rimando la riflessione che ha condiviso Cecchettin -. Sono arrivato al distacco e a non farmi coinvolgere dalla rabbia o dalla violenza. E questo è possibile perché è l’amore di Giulia che mi guida, è lei che mi da la forza e io cerco di empatizzare con lei. Focalizzarsi sulle persone a cui si vuol bene è l’unico appiglio per non soccombere sotto il peso del male». Al termine dell’incontro molti detenuti hanno voluto abbracciare Gino, porgendogli diversi regali realizzati in carcere da loro stessi: una panchina rossa costruita nel laboratorio del carcere, un asciugamano cucito a mano, una poesia scritta durante lunghe notti di pensiero, una fetta di pizza offerta con semplicità. Segni che parlano di umanità e desiderio di connessione e normalità con il mondo fuori dal carcere.
Andrea Frison
© RIPRODUZIONE RISERVATA

