Il conflitto russo-ucraino alla fine ha sancito la fine dell’ordine mondiale fondato sul Diritto internazionale sorto alla fine della Seconda Guerra Mondiale? Le Organizzazioni internazionali sono diventate così incapaci di prevenire i conflitti al punto da renderle inutili?
Andrea Michieli, avvocato di Treviso, assegnista di ricerca in Diritto costituzionale all’Università di Padova e direttore dell’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, non è di questo parere, anche se ammette: «L’azione delle organizzazioni internazionali è fortemente delegittimata e il compito rimesso agli Stati di contenere i conflitti pare compromessa. Ma proprio per questo è il momento di ribadire la sovranità del diritto e la logica del multilateralismo piuttosto che imboccare la strada di una spartizione del mondo tra imperi o attori economici».
Michieli sarà tra gli ospiti dell’incontro “Parole di giustizia e speranza” organizzato da Azione Cattolica Vicentina e Meic di Vicenza sabato 22 febbraio alle 10 al Centro Onisto di Vicenza.
Come possiamo inquadrare l’iniziativa diplomatica di Trump sull’Ucraina?
«Vedo due prospettive. La prima è di lungo raggio: con Trump stanno venendo al pettine i nodi provocati dal non aver recepito fino in fondo lo spirito degli accordi di Helsinki. Si è quindi esaurita la spinta a costruire un ordine mondiale diverso dopo la caduta del muro di Berlino. I “pilastri di Helsinki” sono stati offuscati dagli interessi economici e dall’eccessiva fiducia che questi, da soli, avrebbero garantito la pace. Ma il nazionalismo e il protezionismo che ci troviamo di fronte sono l’esito di ciò che non si è riusciti a costruire da allora».
Invece, la seconda prospettiva?
«L’intervento di Trump in Ucraina non guarda al sistema internazionale e multilaterale, ma si fonda su interessi contingenti, economici e minerari. E può avere successo pragmaticamente in questa congiuntura, ma rischia di non avere un futuro stabile. L’auspicio è che tacciano le armi e si torni al negoziato che possa creare fiducia, e non nuove forme di dominio. La logica di Trump non è quella del multilateralismo, della sovranità del diritto, ma della spartizione tra imperi: americano, carolingio, ottomano, cinese, zarista… Questa logica non garantisce stabilità a negoziato ma solo interessi contingenti che possono portare a ulteriori conflitti».
Il diritto internazionale che cornice offrirebbe per una soluzione del conflitto?
«Anzitutto, vorrei dire che il diritto internazionale previene le guerre. Il conflitto ucraino sorge per una evidente violazione del diritto internazionale. In caso di guerra, esistono precise regole per la protezione dei militari e dei civili. Purtroppo vediamo continuamente che il diritto umanitario viene calpestato e ciò crea un precedente pericolosissimo per il futuro. Per la soluzione del conflitto, a mio parere, la strada è il negoziato. Il negoziato è una forma di comunicazione destinata a produrre un accordo tra soggetti, in primis gli stati, che posseggono allo stesso tempo interessi comuni e interessi opposti. Serve giungere a un accordo, sotto l’autorità dell’Onu, per salvare vite umane».
Le organizzazioni internazionali, però, in questa fase sono debolissime. Possiamo considerarle tra le “vittime” di questa guerra?
«La situazione delle organizzazioni internazionali è grave: i fondi vengono tagliati; la loro azione è delegittimata. La già fragile capacità di contenere i conflitti sembra compromessa. Non bisogna nascondersi che in tanti ambiti le organizzazioni internazionali – vittime degli interessi degli Stati – non hanno sa puto raggiungere gli scopi che si prefissavano e, su alcune materie, sono state ostaggio della logica del più forte. Sono limiti evidenti, ma anche parte di ogni organizzazione umana. D’altra parte, dobbiamo ribadire con forza ciò che è essenziale: le organizzazioni internazionali sono state costruite per evitare che i conflitti – inevitabili – tramutino in guerra, per dare forma al conflitto. E questa forma è il diritto internazionale. La sovranità del diritto sulle intenzioni di sovranismo statale e, aggiungerei, di singoli attori economici che hanno acquisito una forza superiore agli Stati. Spiace constatare che, anche nel mondo cattolico, si teorizzi il passaggio alla logica della “forza”, decretando la morte del diritto internazionale. Se così sarà, gli ultimi, i senza protezione – che il diritto protegge – saranno le “vittime” vere del mondo che stiamo costruendo».
Agli stessi cattolici non bisogna far dimenticare che la Dottrina sociale della Chiesa ha sempre ribadito il primato del multilateralismo, del negoziato e del Diritto internazionale per la risoluzione dei conflitti.
«Parafrasando un notissimo passaggio della Pacem in terris di Giovanni XXIII, possiamo domandarci: è raziona le pensare che in un mondo in cui gli imperi si fronteggiano, armati di bombe atomiche, la guerra sia lo strumento di relazione internazionali? O è più ragionevole, per la sopravvivenza stessa della specie umana, sedersi a un tavolo e ripensare alla sovranità del diritto? In questa epoca, la cultura giuridica europea e il dialogo dei popoli medi terranei potrebbe e dovrebbe avere un ruolo fondamentale per spezzare le logiche imperialiste. Più che apparentarsi con uno tra i diversi imperi, abbiamo uno spazio per allacciare ponti di culture e favorire il riannodarsi di rapporti diplomatici. Inoltre, attingendo proprio alla Pacem in terris, dobbiamo riassaporare oggi il desiderio del la pace mediante un processo di democratizzazione delle relazioni dei popoli – più che degli Stati. Sembra un’utopia, ma se non ci poniamo nemmeno tale obiettivo, decliniamo alla speranza di un futuro possibile. L’alternativa a questa utopia è la guerra, la morte di centinaia di migliaia di persone e la distruzione della nostra casa comune».
Andrea Frison
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