Ad un certo punto lo si è visto placidamente addormentato in cima alla colonna del pennone della bandiera, a qualche metro da terra. Tra le centinaia di figuranti e attori della celebre Partita a Scacchi di Marostica non è certo passato inosservato il Giullare che, allegro e irriverente, saltellava con i suoi sonagli da una parte all’altra della piazza sontuosa e gremita.
Manuel Bruttomesso, nato ad Arzignano una quarantina d’anni fa (ma non li dimostra), vive oggi con la sua famiglia a Torino. Si presenta come “attore, giocoliere ed equilibrista”.
Alle spalle ha una ricca esperienza di spettacoli dal vivo, animazione di feste, ma anche di presenze in televisione e di produzione di podcast per bambini di tutte le età. Raggiungiamo “Nespolo lo Giullare” (questo il suo nome d’arte) al telefono all’indomani delle quattro serate a Marostica. Subito ci invita a darci del “tu”. Effettivamente risulta difficile dare del “lei” ad un giullare… Manuel, giullare si nasce o si diventa?
«Io sono convinto che giullare si nasce. Ma poi bisogna farlo uscire il giullare che si ha dentro. Se ci riesci è un’esperienza bellissima, liberante, che porta gioia a te e alle persone che incontri. Io ho cominciato a 15 anni facendo il giullare alle sagre nel vicentino e a qualche festa di compleanno. Mi esibivo al ristorante che c’era a Montecchio Maggiore al Castello di Giulietta. È stato lì che hanno iniziato a chiamarmi “Nespola”, un nome che mi ha sempre accompagnato. Poi sono venuti gli studi di teatro a Padova e a Torino, la pratica acrobatica e di giocoleria, la musica…tutto ciò che ha permesso al giullare che è in me di esprimersi al meglio».
Tu sei un esperto di spettacoli di strada, soprattutto medievali. Il giullare era d’obbligo nelle corti di quel tempo, perché?
«Il giullare non solo rallegrava, ma faceva bello il potente. Eppure aveva anche la libertà di dire ciò che ad altri non era concesso. Ciò che magari molti pensavano, ma non potevano o volevano dire. Il giullare ci ricorda che la nostra vita è sempre un equilibrio di opposti. Che ci sono elementi contrastanti. Una cosa interessante del giullare è proprio il suo rapporto con il potere: un po’ servile, un po’ voce della verità. Durante la Partita a Scacchi a Marostica, ad esempio, mentre il governatore Taddeo Parisio recitava con molta serietà il suo monologo, io gli gironzolavo intorno giocando con una piuma. Non lo disturbavo, ma in modo un po’ folle ricordavo a tutti la leggerezza della vita».
A volte ti abbiamo visto perfino sbadigliare durante la Partita a Scacchi…
«La Partita nella sua solennità può essere percepita in qualche momento come una cantilena ripetitiva. Il compito del Giullare è quello di risvegliare l’attenzione, di ridarle ritmo. E paradossalmente lo fa esprimendo quello che qualche spettatore potrebbe provare (sonno) o attirando l’attenzione su quelle cose che normalmente un adulto fa finta di non vedere o non sentire, come il cavallo che fa la cacca davanti a tutti, o una battuta che si presta involontariamente ad un doppio senso un poco scurrile. Rimarcare queste cose genera un senso di ilarità, di liberazione e riporta l’attenzione sullo spettacolo che intanto va avanti. Il giullare è un giocoso bambino che esprime con naturalezza quello che le convenzioni o la paura impediscono agli adulti in genere di manifestare».
Tu sei papà di due bambini…
«Sì, è per loro che sono cresciuto anche come cantastorie, recuperando il valore delle fiabe e del racconto. Le fiabe del passato ci aiutano a capire il presente e ad affrontare il futuro. Il medioevo non è un tempo lontano e fantastico. È piuttosto un universo di simboli, personaggi, animali…che parlano anche di noi oggi, delle nostre emozioni. Perché nonostante lo sviluppo tecnologico, l’uomo è sempre quello, nel bene e nel male».
Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?
«Sono cristiano, sento che c’è un messaggio importante. Chiaramente il mio animo di giullare mi porta a sentirmi un po’ lontano dall’istituzione. Dopo la Cresima con la parrocchia di Arzignano andammo ad Assisi dove conobbi la figura di Francesco, il giullare di Dio. Fu di grande ispirazione per me. Lui ruppe molte convenzioni, viveva nella letizia. Dopo però il suo messaggio è stato un po’ imbrigliato».
Alessio Graziani
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