Un dolore al petto e alla spalla sinistra in un uomo può far pensare immediatamente a un infarto. Gli stessi sintomi possono però presentarsi in modo diverso in una donna, con dolori al ventre o alla spalla destra e il rischio che il problema venga interpretato diversamente e la diagnosi arrivi in ritardo. È anche da esempi come questo che nasce l’esigenza di una medicina capace di considerare le differenze tra uomini e donne.
Il tema sarà al centro del seminario “Il corpo non è neutro. Dalle rappresentazioni del femminile e del maschile alla medicina di genere”, in programma venerdì 17 ottobre alle 9 nella Sala Civica di Corte delle Filande a Montecchio Maggiore. L’incontro è proposto dalla Cooperativa Sociale Studio Progetto e dallo Sportello Informadonna del Comune di Montecchio Maggiore, nell’ambito degli appuntamenti dell’Ottobre Rosa 2026, organizzato dal Comitato ANDOS dell’Ovest Vicentino.
L’iniziativa parte da una considerazione: il modo in cui vengono conosciuti e interpretati i corpi femminili e maschili può influenzare anche la ricerca, la diagnosi, la prevenzione e la cura. Stereotipi e rappresentazioni culturali possono infatti incidere sul riconoscimento dei bisogni delle persone e sui percorsi sanitari.
Una medicina che riguarda tutte le specialità
A spiegare perché sia necessario tenere conto di queste differenze è Giovannella Baggio, già professoressa ordinaria di Medicina interna all’Università di Padova e titolare della prima cattedra italiana di Medicina di genere. Baggio è stata inoltre presidente del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di genere, la cui attività ha contribuito all’approvazione della legge 3/2018, che dispone l’applicazione e la diffusione della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale.
«La medicina di genere non è una branca della medicina ma una dimensione trasversale e tutte le sue specialità, dall’otorino alla medicina interna», spiega Baggio.
La necessità di questo approccio nasce anche dalla storia della ricerca medica, che per molto tempo ha descritto le malattie concentrandosi prevalentemente su casistiche di un solo sesso, più frequentemente quello maschile. «Nell’uomo e nella donna ci sono differenze dovute al sesso, come i cromosomi e le alterazioni biochimiche, e di genere, ovvero la sovrastruttura sociale e psicosociale che il mondo ha creato», osserva la docente.
Uno dei momenti che hanno contribuito a far emergere il problema risale al 1991, quando la cardiologa statunitense Bernardine Healy, allora direttrice di un importante istituto di cardiologia americano, si accorse che poche donne venivano sottoposte a coronarografia e che gli studi sperimentali erano condotti prevalentemente su animali maschi. Pubblicò così un celebre editoriale dal titolo: “Una donna, per essere curata, deve travestirsi da uomo?”.
Dall’infarto all’osteoporosi: due esempi
L’infarto del miocardio rappresenta uno degli esempi più significativi. «Nella mia esperienza ho assistito, purtroppo, a molte donne ricoverate tardi o indirizzate verso reparti sbagliati, addirittura in psichiatria», racconta Baggio. Una situazione che, secondo la docente, dimostra quanto sia necessario formare e sensibilizzare non soltanto il personale medico e infermieristico, ma anche i cittadini.
Le differenze riguardano anche altre patologie. «L’osteoporosi è considerata una malattia squisitamente femminile. Negli uomini non viene diagnosticata, con l’aggravante che, nei maschi, è molto alta la mortalità dopo la rottura del femore», sottolinea Baggio.
Anche la farmacologia richiede attenzione alle differenze tra i sessi. Le stesse medicine possono infatti produrre effetti diversi nell’uomo e nella donna: un tema che sarà approfondito durante il seminario dalla dottoressa Barbara Basso, direttrice della SC Assistenza Farmaceutica dell’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale (ASFO), con l’intervento “La farmacologia di genere: stessi farmaci, effetti diversi”.
Dalla storia alla medicina
Il programma dell’incontro metterà in relazione la dimensione culturale e sociale delle differenze di genere con il diritto alla salute. Nadia Maria Filippini, docente di Storia delle Donne all’Università Ca’ Foscari di Venezia e socia fondatrice della Società Italiana delle Storiche, parlerà di “Corpi e storia: la natura dei generi nella medicina tradizionale”.
Giovannella Baggio affronterà invece il tema “La medicina di genere: riconoscere le differenze per migliorare prevenzione, diagnosi e cura”. L’incontro sarà arricchito dall’intervento di Elena Lusvardi, responsabile della comunicazione di Cooperazione Salute, che presenterà il percorso della rassegna “Rigeneriamo: pari ma non uguali” e il ruolo degli strumenti divulgativi nella medicina di genere.
Baggio ricorda che in Italia il tema iniziò a essere affrontato nei primi anni Duemila. Nel 2002, dopo aver partecipato al secondo convegno della International Gender Medicine Society a Stoccolma, portò l’argomento in Italia. «Al primo convegno che organizzammo a Padova, i partecipanti erano tutti sociologi, non c’erano medici», racconta. Da allora il confronto con università e società scientifiche ha contribuito a sviluppare il tema, fino alla legge del 2018, che ha introdotto obblighi di formazione e informazione nelle società scientifiche, nelle università e nelle aziende ospedaliere.
La salute come questione di equità
La medicina di genere, dunque, non propone una medicina separata per uomini e donne, ma un approccio che tenga conto delle differenze biologiche e delle condizioni sociali e culturali nel momento in cui si studiano, si prevengono e si curano le malattie.
«È fondamentale – conclude Baggio – perché siamo di fronte a un gap durato troppi anni. Uomini e donne devono essere coscienti che le stesse malattie possono presentare sintomi differenti e necessità farmacologiche differenti. Lo stesso vale per il mondo sanitario».
Il seminario di Montecchio Maggiore si inserisce nel progetto “Parità On Board. Salire a bordo del cambiamento per una reale parità di genere”, di cui Studio Progetto è partner e ESAC Formazione capofila, finanziato nell’ambito del programma regionale “50&50 – Donne e uomini verso un futuro alla pari”.
Per informazioni: Sportello Informadonna del Comune di Montecchio Maggiore, 0444 490934, informadonna@comune.montecchio-maggiore.vi.it; Cooperativa Sociale Studio Progetto, spl@studioprogetto.org.
Andrea Frison
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