L’estate ha “fotografato” un’Italia che definitivamente sembra aver avviato una nuova stagione politica, sia per i protagonisti in campo sia per i toni – senza nessun tipo di mediazione – con i quali l’esecutivo affronta le questioni. Matteo Salvini per la parte leghista, Luigi Di Maio per il M5S, e molto defilato il premier Giuseppe Conte, sono pro-quota gli indiscussi e unici protagonisti del dibattito politico nazionale.
Svolte radicali
I primi mesi del governo “giallo-verde” come detto lasciano intravedere alcuni punti di svolta radicale delle dinamiche politiche nazionali: in primis l’asse Lega-M5S appare intenzionato – con tutti i rischi del caso – a “prendere di petto” tutte le principali questioni economico-sociali del Paese, senza nessun timore di intavolare scontri aperti con i diversi corpi intermedi (Chiesa, organi dello Stato, Confindustria, sindacati e ovviamente Istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea). Una totale disintermediazione e disarticolazione tra i diversi attori della società italiana è una prospettiva che non si sa bene a quali scenari potrebbe condurre un Paese già notevolmente “frammentato” e frastornato dalla coda lunga della crisi economica.
Il monopolio di Salvini
L’estate che si sta avviando alla conclusione ha posto sul campo due grandi filoni di analisi da osservare: quello di carattere politico è stato monopolizzato dall’azione del vicepremier – e ministro dell’Interno – Matteo Salvini che ha completamente modificato l’approccio metodologico, mediatico e diplomaticonella complessa e cruciale questione dell’accoglienza verso i migranti. Il blocco dei porti, il braccio di ferro con gli altri paesi dell’Unione, lo scontro diretto con le Ong che operano nel Mediterraneo sono state delle vere e proprie “fratture” di metodo nella politica interna italiana. Sullo sfondo le settimane estive hanno tristemente fatto registrare numerosi episodi – alcuni che probabilmente meritavano ulteriori gradi di approfondimento giornalistico – di razzismo strisciante nelle nostre città; si spera frutto della stupidità dei singoli piuttosto che attribuibili ad una crescente diffusione della cultura dell’odio (anche perché nel secondo caso la questione si farebbe terribilmente più grave e seria).
Il decreto dignità
Il filone economico della politica estiva ha fatto perno attorno al discusso “decreto Dignità”, attraverso il quale il M5S di fatto si è messo in contrapposizione diretta con una parte notevole di establishment economico (eventualità che al M5S fa senz’altro piacere e che probabilmente li fa salire nell’indice di gradimento del proprio elettorato). La presa di posizione di fette consistenti delle associazioni industriali e dell’artigianato del Nord contro il provvedimento sono senza dubbio un segnale a cui il governo deve prestare attenzione, e se non la farà il M5S lo farà probabilmente la Lega, da sempre attenta a ciò che si muove nella “pancia produttiva” del Nord.
Occhio ai mercati
“Sopra” le questioni di politica interna aleggiano invece le preoccupazioni sulla salute macroeconomica dell’Italia: molti osservatori segnalano che il dossier Italia verrà “preso in consegna” dai mercati già agli inizi di Settembre. I rischi sistemici sono ben conosciuti dal governo (e probabilmente il “grande vecchio saggio” Savona renderà noti molti arcana imperii della finanza globale ai suoi colleghi ministri) e rappresentano il primo dossier al rientro dalle ferie anche per il Presidente della Repubblica, per il ministro dell’Economia Tria e ad un livello ancora più elevato a Francoforte negli uffici del governatore della Bce Mario Draghi. Stando ai valori correnti dello spread tra titoli di debito italiani e bund tedeschi, lasituazione per la nostra economia pubblica potrebbe davvero deteriorarsi nel giro di poche settimane, e più di un analista preconizza scenari sul modello di quelli che hanno portato nel 2011 a Palazzo Chigi i tecnici di Mario Monti.
Opposizione cercasi
Tuttavia oltre alla proposta “giallo-verde” il resto del panorama partitico vive una fase di assoluta afasia: i due “ex” grandi partiti di sistema, Partito Democratico e Forza Italia, pur con numeri e storie diverse, si stanno lentamente logorando sotto i colpi dell’impopolarità. Addirittura il Pd, secondo alcuni sondaggi, viene “pesato” tra il 12 e il 15 per cento, Forza Italia sotto quota 8 per cento. Assunti assieme ai loro leader come i principali responsabili del declino del paese, sono catalogati nello scomodo ruolo politico delle “élites”, mentre Lega e M5S rappresentano il popolo e la gente comune. Ai funerali delle vittime della tragedia di Genova è stato sintomatico vedere per la prima volta fischiati i politici dell’opposizione (Martina e Pinotti del Pd) e acclamati i vertici del governo.


