Per cogliere la portata dell’esperienza sinodale nel corso del Consiglio pastorale diocesano è stata affidata a don Aldo Martin, biblista e rettore del seminario vescovile la relazione sui fondamenti biblici della sinodalità. Con essa «si intende una procedura comunitaria nell’affrontare una determinata questione», che scaturisce dalla natura stessa della Chiesa. Della serie – ha precisato Martin -, «dimmi in che modo affronti i problemi e ti dirò chi sei. Se davanti ad una difficoltà la soluzione è solo nelle mani del parroco, allora siamo davanti ad un certo modello di Chiesa (come dice papa Francesco “elitismo nell’ordine presbiterale con il prete che diventa il padrone della baracca”). Se invece davanti all’emergere di una questione difficile l’intera comunità si raduna, discute, prega, si mette in obbediente ascolto dello Spirito, allora si ha un altro modello di Chiesa. Ad un modello piramidale, verticistico, si oppone uno di tipo comunionale».
«Questa terminologia presuppone un unico modello ecclesiale, che ha nella resa letterale del termine sýnodos – «strada fatta insieme», «un camminare condiviso» – la sua categoria sintetica più espressiva», che presuppone una corresponsabilità più ampiamente condivisa fra tutti i membri della comunità». I termini «sinodo», «sinodalità» non ci sono, però, nella Bibbia ma molti testi dell’Antico e Nuovo Testamento sono «innervati da evidenti dinamiche sinodali». Nel percorso proposto il biblista ha «contemplato la realtà della Chiesa con il linguaggio immaginifico della metafora»: in particolare la casa, il corpo e l’albero.
Con riferimento alla casa, la Chiesa «è un unico edificio, nel quale ciascuno ha il proprio ruolo da svolgere». Dal campo semantico architettonico emerge un’ecclesiologia «in cui la sinergia tra le diverse componenti sembra essere uno degli elementi più apprezzabili». Centrale in questa la riflessione «è il prefisso sýn-, insieme» ed è centrale «la crescita armonica, condotta da tutte le componenti, realizzata insieme (sýn-), sotto la regia dello Spirito Santo». Occorre poi ricordare che «siamo semplici pietre: nessuno è la chiave di volta. Solo Cristo è la pietra angolare».
Con riferimento al corpo, Martin richiamando San Paolo, evidenzia che «ai credenti i doni vengono elargiti dallo Spirito per il bene di tutti. Per questa ragione fa un lungo discorso sul rapporto tra le diverse membra all’interno dell’unico corpo. Con il battesimo viene a crearsi un’uguaglianza di fondo tra tutti i credenti».
Il tratto di novità di questa argomentazione paolina sta tutto «nell’esplicita identificazione cristologica del corpo ecclesiale. I credenti tutti insieme non formano tanto il corpo della Chiesa, ma il corpo di Cristo».
L’ultima immagine è quella dell’albero: «le nostre comunità dovrebbero essere come degli alberi, al cui riparo la gente stanca viene a rifugiarsi, ritrova energie nuove, respira un po’ di aria pulita, rinfranca le forze e poi riprende il cammino».


