È un via vai continuo di auto che scaricano coperte, giacconi, cibo a lunga conservazione, pannolini e omogenizzati, garze e medicinali. La maggior parte sono ucraini in Italia da molti anni, hanno riempito i bagagliai grazie alla generosità di amici e conoscenti vicentini.
Nella sala teatro di fianco alla chiesa di San Giuseppe a Vicenza (zona Mercato nuovo) si raccolgono alimenti e materiale vario da spedire in Ucraina dove si combatte da più di una settimana. Qui si riunisce la comunità di rito greco-cattolico guidata da padre Vasyl Kyshenyuk (nella foto con alcuni volontari), un omone sorridente, dal viso un po’ provato. «Siamo aperti tutti i pomeriggi dalle 14.30 alle 19 circa – dice -. Oltre al cibo a lunga conservazione c’è bisogno di antidolorifi ci, lacci emostatici, antibiotici e garze. Ma anche spazzolini da denti, assorbenti e prodotti per l’igiene personale. Siamo molto preoccupati per i nostri parenti e amici. Facciamo tutto quello che possiamo».
I primi due pullman carichi sono partiti a metà settimana. Dopo 24 ore dall’inizio della raccolta cominciata domenica 27 febbraio erano già state riempite tre stanze. La catena della solidarietà corre. A Vicenza gli Ucraini sono circa 550, molti di più se si calcola l’intera provincia. Bassano, Valdagno e Chiampo sono gli altri centri- punti di riferimento in diocesi.
Frequenta la parrocchia di San Giuseppe anche Dmytro Ovad, 21 anni, studente del Bo che sabato scorso ha abbracciato e salutato la madre – con cui vive in città – per arruolarsi nell’esercito ucraino. Ora è nel suo Paese a combattere. Al Corriere del Veneto ha raccontato il viaggio estenuante per raggiungere il suo paese natale, specifi cando che per entrare nelle aree metropolitane serve la parola d’ordine ‘Palanyzua’ che significa crepes e che i russi, per quanto si esercitino, non riescono a pronunciare. Un modo per evitare che nei quartieri si infiltrino nemici ‘travestiti’ da ucraini.
Anche Dimitri ha 21 anni. Studia ingegneria gestionale a Vicenza. Da quando è scoppiata la guerra si è rimboccato le maniche e dà una mano a padre Vasyl per l’organizzazionedelle spedizioni. «Mio papà è in Ucraina – racconta – è rimasto con mia nonna e altri parenti. È testardo, potrebbe passare il confine, ma non vuole lasciare la sua terra. È invalido, anni fa ha avuto un ictus. Appena i russi hanno cominciato a bombardare i miei familiari si sono rifugiati in campagna, dove per il momento la situazione è più tranquilla»


