Aumentano le morti in strada dei senza dimora. Nel 2024 sono state 434: il 91% uomini, poco più della metà stranieri, con un’età media di 44 anni. Hanno perso la vita negli angoli dei marciapiedi o in rifugi di fortuna soprattutto a Roma (31) e Milano (23), ma anche in Veneto con 48 decessi in 12 mesi.
Nella nostra regione nel 2023 erano morti 32 senza tetto, l’incremento è stato dunque di 16 persone, nel 2021 erano 30. Il Nord Italia rimane l’area più colpita. È tutto nell’ultimo Report dell’Osservatorio della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora Ente del Terzo Settore (fio.PSD) che porta alla luce le condizioni di vita estreme che caratterizza no l’esperienza di chi vive in strada, realtà che troppo spesso culmina in decessi segnati da vulnerabilità, dipendenze, fragilità e abbandono. I dati presentati sono il frutto di un’attenta raccolta delle notizie di cronaca locale e delle segnalazioni provenienti dai soci della Federazione.
La situazione
Dal 2020 – anno di inizio del monitoraggio – si assiste ad una lenta e costante crescita del numero dei decessi del le persone senza fissa dimora. Come detto il 2024 registra 434 vittime, rispetto alle 415 del 2023 e alle 399 del 2022. L’andamento delle morti evidenzia una media di 25-45 morti al mese. I picchi si registrano nei periodo più freddi (dicembre, gennaio) o in quelli più caldi (luglio, agosto), ma il dato più significativo è la regolarità con cui questi decessi avvengono.
“Da tempo – si legge nel rapporto – sottolineiamo che la “strage invisibile” avviene lungo tutto l’anno e non solo nei giorni di freddo intenso quando, di solito, aumenta l’attenzione mediatica sul tema”.
Provenienza ed età
Per quanto riguarda la nazionalità, il 61% delle persone decedute era di origine straniera. Tra queste, la maggior parte proveniva da paesi fuori dall’Europa (47%), con il Marocco (8%) e la Tunisia (6%) nei primi posti. Gli stranieri di origine europea costituiscono il 14%, con una predominanza di cittadini romeni (9%). Gli italiani rappresentano il 27% del totale. Per un ulteriore 12% non è stato possibile risalire alla nazionalità.
L’età media delle persone decedute è molto bassa, pari a 44,9 anni. Si osservano differenze significative tra italiani e stranieri: per gli italiani l’età media è di 56,5 anni, mentre per gli stranieri scende a 39,5 anni. Confrontando questi numeri con l’età media di morte della popolazione generale italiana pari a 81,6 anni, emerge con chiarezza l’impatto delle condizioni di vita in strada, che portano a dimezzare di fatto le aspettative di vita.
Aumento di giovani
Si stima che in Italia i giovani senza dimora siano oltre 13.000 (Istat, 2024). Le organizzazioni socie della Federazione lo segnalano come un fenomeno in crescita: nel 2024, i giovani tra i 17 e i 29 anni rap presentano il 18% del totale delle morti tra le persone sen za dimora, pari a 76 individui. Questa fascia d’età risulta la seconda più colpita, subito dopo i 40-49enni. Si tratta perlopiù di giovani uomini (89%) e di nazionalità straniera (92%). Tra coloro per i quali è stato possibile ricostruire i percorsi di vita, emergono storie di ragazzi e ragazze finiti da poco in strada, ma anche di molti che, nonostante la giovane età, avevano già accumulato anni di marginalità: almeno 1 su 4 viveva senza una dimora stabile e sicura da oltre due anni. A fronte del 30% di decessi che avviene nelle 14 città metropolitane, la grande maggioranza delle morti si verifica in territori di provincia, talvolta anche in centri molto piccoli.
Luoghi dei decessi
I senza tetto non muoiono solo nelle grandi città. Vi è un’estensione del fenomeno sempre più marcata anche nei centri urbani di medie e piccole dimensioni e nelle aree periferiche. Nel 2024, a fronte del 30% di decessi che avviene nelle 14 città metropolitane, la grande maggioranza delle morti si è verificata in territori di provincia, talvolta anche molto piccoli. Complessiva mente i Comuni interessati da questo monitoraggio sono 216, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nel 32% dei casi i ritrovamenti sono avvenuti in strada, parchi e aree pubbliche. In secondo luogo in baracche e ripari di fortuna (22%), Infine troviamo tanti decessi anche in ospedale (10%) e in carcere (8%).
Marta Randon
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