Un mattoncino rosso e uno giallo, uno bianco e uno verde. Uno un po’ più lungo va in un senso, l’altro è corto e va sopra. Il mosaico che ne nasce è un semplice oggetto che rende molto più facile la vita di chi non può usare le gambe ed è in sedia a rotelle: una pedana fatta tutta di Lego.
«Ci vogliono almeno due settimane per farne una. Ad oggi ne ho costruite 53, in tutta Italia», spiega Enrico Balestra, il giovane che le realizza e che pochi giorni fa, assieme all’amico e testimonial Damiano Marini, in sedia a rotelle, ne ha dato dimostrazione all’ingresso dell’ospedale San Bortolo di Vicenza.
Il team è parte della cooperativa sociale di Saccolongo Talents Lab: li ha invitati a Vicenza un’altra realtà del terzo settore, la cooperativa MeA. L’invito, ha spiegato Francesco Roma di MeA, prelude a una collaborazione fra i padovani di Talents e la cooperativa vicentina, realtà con una rete articolata di servizi che comprende comunità alloggio, una Rsa per minori dedicata all’autismo, comunità terapeutiche riabilitative psichiatriche, centri diurni e diversi gruppi appartamento per le autonomie.
«Queste pedane, oltre che belle a vedersi, sono robustissime e la loro costruzione ha un valore che va ben oltre il gesto simbolico – osserva Coralba Scarrico, di MeA –. Da un lato rappresentano un monito su quanto resti ancora da fare per una società che abbatta realmente le barriere architettoniche; dall’altro sono un progetto di inclusione lavorativa concreto, che consente ad alcuni dei giovani di Talents di esprimersi e lavorare».
Già, perché per Enrico – giovane nello spettro autistico – la passione per costruire oggetti con i mattoncini è diventata un’occupazione a tempo pieno. «A darmi quest’idea, sei anni fa, è stato Sebastiano Rizzardi di Talents – racconta Enrico durante la dimostrazione al San Bortolo, mentre assembla una pedana davanti ad alcuni giovani ricoverati dell’Unità Spinale –. Io non pensavo davvero che con i Lego si potesse realizzare qualcosa di così bello e robusto. Quando me ne ha parlato mi sono innamorato dell’idea: prima facevo solo i set classici, ora ho fatto così tante rampe che non mi serve neanche più seguire le istruzioni».
Ogni rampa viene costruita su misura, con mattoncini usati donati a Talents Lab. Due sono andate a Recoaro, per permettere a una giovane in carrozzina di accedere a una pasticceria del centro. Un’altra, sempre nella Conca di Smeraldo, accoglie i clienti di un negozio di fotografia. Altre sono state realizzate a Padova, al Teatro Verdi e in un negozio di ottica, a Bologna e a Roma. La più grande l’ha costruita proprio per Bologna: lunga 120 centimetri, alta 12, profonda 81.
«Col tempo – sottolinea Enrico – questo è diventato un lavoro: nel 2024, il giorno prima di compiere 30 anni, sono stato assunto con il primo contratto della mia vita».
Enrico alterna il lavoro sulle rampe alle presentazioni nelle scuole – elementari, medie e superiori – insieme a Damiano Marini. «Dopo un incidente nel 2013, sono rimasto ricoverato al San Bortolo per cinque mesi – ricorda Marini –. Nel 2022 già andavo nelle scuole a parlare di quello che mi era accaduto e l’anno dopo vidi i frutti di questo progetto. Quando ho visto la prima rampa, ho pensato: “Ecco, qui c’è tutto il senso dell’inclusione: tanti mattoncini diversi ma uniti per creare ponti”. Così con Enrico e i ragazzi di Talents Lab abbiamo iniziato ad andare nelle scuole insieme, a mostrare come si costruiscono le rampe».
Agli studenti, i giovani portatori di disabilità raccontano «il loro talento, non la disabilità. Quella la vedono comunque». E chi ascolta – conclude Marini – spesso si libera dalle paure: «In tanti ci hanno detto: “Ho una disabilità, ma prima avevo paura ad ammetterlo”».
Andrea Alba
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