Chi oggi è un lavoratore povero, domani sarà, quasi certamente, un pensionato povero. E i soggetti più a rischio sono le donne, gli immigrati e gli under 35.
L’allarme arriva dai vertici dell’Inps Veneto, per bocca del direttore Filippo Pagano, intervenuto la scorsa settimana a Vicenza in occasione del convegno organizzato da Caritas Diocesana Vicentina, “Il lavoro povero, un fenomeno in aumento – Disuguaglianze sociali e percorsi di inclusione”.
«Con il sistema retributivo puro in vigore fino a qualche tempo fa, quello che era importante guardare erano gli ultimi 10 anni di lavoro – spiega Pagano –. Oggi, con il sistema contributivo, tutto il periodo lavorativo è importante, fin dal primo giorno. Se gli under 35 degli anni ’90 potevano disinteressarsi di quello che succedeva a inizio carriera, oggi non è più così. Non bisogna più pensare solo al quotidiano, ma in prospettiva futura. È quindi diventato fondamentale gestire il mondo del lavoro e considerarlo nella sua interezza».
I dati presentati a Vicenza mettono immediatamente in luce le criticità che oggi si stanno manifestando all’interno del mondo del lavoro italiano che, se da un lato gode di un periodo di disoccupazione solo fisiologica (in Veneto si aggira attorno al 3%), dall’altro non garantisce una vita presente e futura priva di preoccupazioni. Anzi.
In Veneto, nel 2024 (ultimi dati disponibili riportati dal direttore dell’Inps, ndr), osservando le classi di reddito, il 51% dei lavoratori si colloca tra i 15 mila e i 35 mila euro, mentre il 20% (circa 330 mila persone) ha un reddito inferiore ai 10 mila euro.
«Già qui si apre la questione di genere – spiega il direttore dell’Inps – perché nella fascia di reddito tra i 15 e i 25 mila euro le donne si trovano in prevalenza nella fascia più bassa, a differenza degli uomini».
Il problema si conferma anche confrontando le giornate lavorate annue con la retribuzione giornaliera. Se prendiamo in considerazione gli operai (il 57% degli occupati in Veneto, ndr), complessivamente, a fronte di 244 giorni di lavoro, la retribuzione giornaliera lorda è pari a 84,27 euro. Per gli impiegati (36% dei lavoratori) la retribuzione è di 105,89 euro lordi al giorno.
Rispetto agli uomini, le donne operaie hanno il 20% in meno di giornate lavorate, le impiegate l’8%, con logiche conseguenze sul reddito.
Sul fronte pensionistico, Pagano evidenzia inoltre che «anche l’importo medio delle pensioni vigenti conferma una significativa differenza di genere: l’importo medio per le anticipate del Fondo pensioni lavoratori dipendenti per gli uomini è superiore del 40% rispetto alle donne».
Va inoltre segnalato che in Veneto l’importo delle pensioni vigenti è inferiore al dato nazionale: 1.714 euro per le donne, contro 1.838 euro della media italiana, e 2.382 euro per gli uomini, contro i 2.455 euro della media nazionale.
Due sono, infine, le altre categorie “fragili” dal punto di vista retributivo e pensionistico: i lavoratori immigrati, che nella fascia di reddito inferiore ai 15 mila euro rappresentano circa il 25% dei lavoratori, e gli under 35, che registrano giornate annue lavorate e retribuzioni più basse.
«In Veneto – conclude Pagano – il tasso di occupazione della popolazione maschile tra i 35 e i 49 anni è del 95%. Se si vuole allargare la base imponibile, bisogna incentivare l’occupazione femminile e delle persone immigrate».
Andrea Frison
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