Dopo la pausa natalizia è ripreso il cammino di Sichem, il percorso di discernimento vocazionale rivolto a giovani tra i 19 e i 35 anni, pensato come tempo disteso di ascolto, di rilettura della propria vita alla luce della Parola e di attenzione ai movimenti interiori che orientano il futuro. Un itinerario che non promette risposte rapide, ma offre strumenti per imparare l’arte del discernimento, dentro la quotidianità.
Il cammino, avviato in ottobre, si sviluppa lungo un anno e alterna un incontro mensile di gruppo alla casa vocazionale “Ora decima” di Vicenza — una giornata condivisa tra preghiera, confronto e pranzo insieme — e un accompagnamento spirituale personale, anch’esso mensile.
«Il Sichem quest’anno è partito molto bene; i giovani che vi partecipano sono motivati e provengono dalle nostre parrocchie, dove già svolgono diversi servizi», spiega don Matteo Nicoletti. «Il loro desiderio è quello di cercare risposte a domande profonde sul futuro e sulla fede».
Tra chi ha attraversato il Sichem lo scorso anno c’è Mattia Vicentin, 26 anni, di Chiampo. «Lo definirei più che altro un accompagnamento di vita – racconta – per me è stata una vera cassetta degli attrezzi per affrontare le vicissitudini, i cambiamenti, le giornate belle e quelle faticose, imparando a viverle nella preghiera e alla presenza del Signore».
Fondamentale, nel suo percorso, è stato l’accompagnamento spirituale. «Il Sichem non ha stravolto la mia vita, ma l’ha arricchita profondamente. Mi ha insegnato ad assaporare le giornate e a riconoscere la presenza di Dio anche dove non pensavo fosse possibile. Raccontare quello che vivi alla guida – spiega – è come sciogliere un gomitolo di lana. Da solo spesso non vedi bene i nodi, mentre parlarne ti aiuta a fare chiarezza».
La sua guida è stata suor Naike Monique Borgo, consacrata delle Orsoline, ma Mattia sottolinea come nel Sichem le figure di riferimento siano molteplici: sacerdoti, diaconi, laici. «La guida ti aiuta a leggere quello che stai vivendo, offre consigli pratici su come stare nella preghiera, specialmente nei momenti di “desolazione” o fatica».
Uno degli apprendimenti più importanti riguarda proprio la preghiera: «Non è sempre facile. All’inizio c’è entusiasmo, poi arrivano momenti difficili. Il Sichem ti educa a stare anche lì. La preghiera è un’altalena, e impari a non scoraggiarti».
Un’esperienza chiave, in questo senso, sono stati gli esercizi spirituali invernali a Villa San Carlo: tre giorni di silenzio e ascolto secondo il metodo ignaziano. «Leggi il Vangelo finché una parola crea un’eco interiore, poi impari a riconoscerne il “gusto”: se è dolce, amaro, aspro, se ti mette in movimento».
Dal discernimento vissuto nel Sichem è nata anche una scelta concreta: quest’anno Mattia partirà con Missio Giovani, un’esperienza che ha registrato un vero boom di adesioni, con 42 iscritti. «È una conseguenza naturale – racconta il giovane – di ciò che ho vissuto. Il Sichem non ti dice cosa fare, ma ti aiuta a capire dove stai andando».
A chi sente il desiderio di mettersi in gioco, Mattia offre un invito sincero: «Deve nascere da dentro. È un cammino per chi ha nodi interiori da sciogliere e ha il coraggio di salire sulla barca del Signore, anche senza sapere subito dove lo porterà».
Giada Zandonà
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