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Home Attualità Territorio

In Veneto la legge sul suicidio assistito verrà discussa in settembre

28 Luglio 2026
in Territorio, In primo piano
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Rafforziamo i comitati etici e non togliamo spazio alla relazione di cura

Il Consiglio regionale del Veneto ha rinviato a settembre, dopo una seduta fiume, la discussione della legge regionale d’iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, promossa dall’associazione Coscioni.

Il Veneto è stato la prima Regione in Italia a portare in discussione e al voto in Consiglio regionale una proposta di legge sul fine vita. Il 16 gennaio 2024, la proposta è stata respinta per un solo voto ma a maggio di quest’anno la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” è stata formalmente ripresentata e reinserita nell’agenda istituzionale della Regione.

Lo scorso 27 luglio 2026 l’iniziativa ha ottenuto il consenso dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, diventando quindi legge. La Regione Toscana ha approvato un provvedimento analogo nel 2025. la discussione è in corso anche in Lazio, Lombardia, Marche e Provincia autonoma di Trento.

L’empasse in Parlamento

Il fatto che le regioni si muovino in ordine sparso è dovuto allo stallo della legge nazionale. Lo scorso 3 giugno, l’Aula del Senato ha approvato, con 88 voti favorevoli e 59 contrari, una mozione di sospensiva che ha rispedito in commissione il disegno di legge sul fine vita. Il provvedimento, a prima firma del senatore Alfredo Bazoli (PD), mirava a recepire i criteri stabiliti dalla storica sentenza Antoniani/Cappato del 2019 della Corte Costituzionale. Il rinvio del testo alle commissioni Giustizia e Affari Sociali è stato duramente contestato dalle opposizioni. Il promotore Alfredo Bazoli ha definito la scelta un modo per «seppellire il provvedimento », parlando di una rinuncia del Parlamento alle proprie prerogative. Di contro, la maggioranza difende la scelta: il presidente della commissione Affari Sociali, Francesco Zaffini (FdI), ha dichiarato l’intenzione di voler formulare «una buona legge» che dia corpo ai pronunciamenti della Consulta, senza invadere i confini etici della professione medica. Dal 2019 ad oggi è però ancora la Corte Costituzionale ad essere il riferimento sul tema.

Il 23 giugno, la Consulta si è riunita per discutere la legittimità dell’art. 580 del codice penale nella parte in cui richiede il ‘trattamento di sostegno vitale’ come requisito indispensabile per accedere alla morte assistita. L’udienza ha visto, per la prima volta, la partecipazione attiva di undici malati affetti da patologie irreversibili. Tra questi vi sono persone che, pur soffrendo di gravi patologie e dichiarandosi intenzionate a porre fine alla propria vita, non dipendono da macchinari o presidi sanitari continuativi. La difesa dei pazienti contesta la costituzionalità di questo specifico paletto, ritenuto discriminatorio rispetto a chi, a parità di sofferenza insopportabile, riceve un aiuto meccanico alla sopravvivenza.

La sentenza del 2019

Ad oggi, in Italia, il cosiddetto “suicidio assistito” non è regolamentato da alcuna legge. Nel 2019 la sentenza n. 242 della Corte Costituzionale riguardante l’art. 580 del Codice penale sull’istigazione e l’aiuto al suicidio, ha stabilito che non è punibile ‘chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli’. La Corte ha così tracciato un perimetro costituzionale al legislatore perché provveda a riempire il vuoto normativo sul suicidio assistito. Ciò non è avvenuto, ma dal 2019 sono aumentate le richieste di suicidio assistito rivolte al Servizio sanitario da persone malate con le caratteristiche descritte dalla Corte Costituzionale nel 2019, ovvero: tenute in vita da trattamenti di sostegno vitali; affette da patologie irreversibili e fonti di sofferenze intollerabili; pienamente capaci di prendere decisioni libere e consapevoli.

Andrea Frison

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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