Salutare al mattino i propri bimbi, dare un bacio al compagno o alla compagna e andare a lavorare. Per non tornare più. Nel Vicentino, nel 2025 questo è accaduto 16 volte: tanti sono gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro (gli infortuni in itinere non sono inclusi). Un numero molto più alto di quello dell’anno prima: nel 2024, dati Inail, erano stati sei e nel 2023 cinque. La recrudescenza nei dodici mesi da gennaio a giugno dell’anno scorso ha portato Vicenza al 40esimo posto fra le province italiane, posizione ben poco invidiabile. «In realtà è tutto il Veneto che nell’ultimo biennio ha visto un aumento del fenomeno dei decessi sul lavoro e in generale degli infortuni – osserva Federico Maritan, direttore dell’Osservatorio sicurezza e ambiente Vega Engineering di Mestre – è un dato negativo, ci saremmo aspettati una diminuzione».
Mappatura
La struttura veneziana lavora da trent’anni sulla formazione alla sicurezza e dal 2011 definisce, tramite il proprio osservatorio, il rischio di morte, regione per regione e territorio per territorio, dividendo l’Italia a colori. Data l’incidenza media nazionale degli infortuni mortali, cioè il valore medio (33,3 casi) ogni milione di occupati, ogni provincia viene “colorata” a seconda del proprio indice, superiore o inferiore alla media: rosso se è per più del 25 per cento superiore alla media, arancio se è nella media, giallo se è fino al 25 per cento in meno, bianco se è per più del 25 per cento più basso della media. Con 389.975 occupati e 16 casi mortali, Vicenza nell’ultima rilevazione si colloca nell’area arancione, al 40esimo posto, sotto Cosenza e sopra Grosseto. L’anno prima (391.825 occupati e 6 casi) era al 97esimo posto; nel 2023 (384.794 occupati e 5 casi) al 102esimo posto. Se si guarda alle altre maggiori province venete, si vedono dinamiche diverse. A Verona e Treviso, dal 2023 al 2025, i numeri sono diminuiti; viceversa per Padova e soprattutto Venezia sono aumentati.
Oscillazioni
«Partiamo dal macro-dato nazionale: in Italia abbiamo circa un migliaio di decessi sul lavoro all’anno. È un numero tragico che si sta mantenendo invariato negli ultimi anni – osserva Maritan – più spezzettiamo il territorio, più i numeri diventano piccoli e possono esserci delle oscillazioni. In Veneto, all’interno del territorio regionale, ritengo si possa essere ancora all’interno di queste oscillazioni». Se si prende il dato regionale nel complesso, si è passati da 54 decessi nel 2023 a 76 nel 2025 (41 per cento in più). Circa gli infortuni sul lavoro in generale in regione, i dati Inail ci dicono che si è passati da 60.894 denunce nel 2024 (di cui 11.209 in itinere) a 61.770 nel 2025 (11.390 in itinere), con un punto e mezzo percentuale in più.
«Ogni infortunio ha una storia a sé. E ci sono dei parametri che influiscono su questi valori: se si lavora di più, se aumentano gli occupati, ci sono più infortuni – riprende il direttore dell’Osservatorio Vega – tuttavia non si è lavorato per 40 punti percentuali in più, né è aumentata così tanto l’occupazione». Anche per questo, l’auspicio è che si tratti di una fase negativa all’interno di un’oscillazione che comunque non ci si sarebbe aspettata.
Edilizia e agricoltura
«I settori a rischio – continua Maritan – sono soprattutto l’edilizia e l’agricoltura. A parità di dipendenti, le costruzioni sono uno dei settori più pericolosi proprio per il tipo di organizzazione delle attività: se in una fabbrica si scopre che un macchinario è più rischioso di un altro, lo si mette in sicurezza, si cambiano procedure o lo si sostituisce. Invece il cantiere no: ogni giorno cambia perché si sviluppa assieme alla costruzione stessa. È molto più difficile fare sicurezza in una realtà in continua evoluzione. Altro tema è quello dei lavoratori stranieri, spesso impiegati proprio nelle costruzioni: c’è il problema della lingua, c’è la provenienza da Paesi in cui l’esposizione al rischio è maggiore». Il lavoratore straniero, anche in Veneto, ha un rischio di infortunio mortale quasi triplo rispetto all’italiano. E un ulteriore elemento critico è la preponderanza di aziende di dimensioni piccole o piccolissime, in cui, a dispetto della norma di legge, è difficile pensare che vi sia una figura – l’Rspp – che possa dedicarsi esclusivamente alla sicurezza.
Prevenzione
Ma quali sono gli elementi su cui si può intervenire per migliorare il quadro? «Due elementi fondamentali per la prevenzione sono la sensibilizzazione verso il rischio e la competenza – osserva il tecnico – la formazione è fondamentale, anche quella fuori dal contesto lavorativo. E certamente poi sono importanti i controlli, che vengono svolti dall’Ispettorato nazionale del lavoro. Un elemento sicuramente da sviluppare sono strumenti, anche operativi, per lavorare in sicurezza – conclude Maritan – non basta “mettere il caschetto”, perché se lo metto vuol dire che c’è qualcosa che può cadermi in testa. Bisogna prevenire, scoprire le carenze nella sicurezza e colmarle implementando soluzioni a monte».
Andrea Alba
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