Li raccolgono delicatamente, le mani infilate in un guanto di polietilene per non far loro del male. Il cielo inizia a imbrunire e loro, volontari, che sia sole o che sia pioggia scrosciante sono là, a bordo strada con le loro pettorine gialle: a Recoaro, Fimon, Laghi, Caltrano, e non solo. I ‘rospisti’ quest’anno hanno già salvato la vita a circa trentamila anfibi, nel Vicentino. Delicatamente raccolti e portati in salvo dalle auto che sfrecciano, trasportati da una parte all’altra delle strade provinciali: rospi, rane e salamandre, tutti attratti fuori dalla sicurezza del bosco dall’irresistibile richiamo della primavera, della natura, del desiderio di deporre le uova.
I volontari
«Siamo sempre pronti ad accogliere nuovi volontari» sorride Fabio Cappelletto, uno dei “rospisti” vicentini. Il gruppo Sos Anfibi della provincia – non unàssociazione, ma una semplice “rete” di appassionati – conta varie centinaia di affiliati e, attualmente, una trentina di volontari attivi che escono su strada. Iniziano a marzo, non appena la temperatura supera la soglia dei sette gradi: in quel momento gli anfibi che compiono la «migrazione», a partire dal rospo comune, escono dal semi-letargo invernale. Fra balzi e saltelli, sbucano dal bosco e scendono verso pozze e rivoli dàcqua. «Abbiamo iniziato una decina di anni fa. Inizialmente, abbiamo semplicemente messo in rete i volontari che, singolarmente, già uscivano per salvare rospi e rane, sulle strade vicentine» riprende Cappelletto. I gruppi sono composti di quattro, cinque persone. Vanno fuori qualche sera alla settimana e in alcune aree (esempio, Recoaro Mille) soprattutto dal venerdì alla domenica. «Ci sentiamo via Whatsapp. Oppure, le persone che vivono nei dintorni dei siti di migrazione ci chiamano e arriviamo ». La “divisa” comprende un secchio capiente e guanti da ortofrutta – perché è un tipo di plastica che non irrita la cute umida degli anfibi – quindi frontalino e pettorina catarifrangente. Di solito anche un k-way, perché spesso gli anfibi escono quando piove o pioviggina. «Camminiamo lungo la strada interessata – riprende il volontario – e mano a mano che gli anfibi appaiono dal bosco, li mettiamo nel secchio e li portiamo sull’altro lato dell’asfalto. A volte purtroppo vengono investiti sotto i nostri occhi, è capitato quando non era- vamo abbastanza vicini». Una sola auto in pochi metri può uccidere anche quattro, cinque rospi in un colpo.
Specie da salvare e zone ‘spopolate’
Quali sono gli anfibi che più spesso necessitano di aiuto? Oltre al rospo comune c’è il rospo smeraldino. Poi i tritoni, in particolare l’alpestre e il crestato, le rane rosse (tre specie) e più specie di rane verdi. «Purtroppo troviamo molti animali già schiacciati – osserva Cappelletto – il nostro intervento si articola in tre tipologie di azione ». La prima è appunto il salvataggio diretto in strada. Poi c’è la divulgazione, terzo il dialogo con gli enti.
«Possiamo intervenire più difficilmente sulle altre cause di mortalità degli anfibi – riprende il volontario – a partire dai pesticidi, dall’introduzione di specie alloctone, dalla costruzione di nuove
strutture ed edifici che tolgono habitat agli animali. Quindi, lavoriamo sull’educazione ecologica delle persone: con serate informative e interventi con le scuole. La terza attività è il dialogo con gli enti e le istituzioni, per trovare soluzioni più “definitive” rispetto al semplice salvataggio sotto la pioggia ». Un esempio sono alcune reti ‘salvarane” che i volontari d’intesa con l’amministrazione locale hanno applicato a Laghi, nella montagna altovicentina, vicino alla strada che costeggia i laghetti: l’iniziativa ha aiutato a salvare migliaia di anfibi, recuperati sulla rete e spostati a mano. Mentre se si parla di divulgazione, appena qualche settimana fa il gruppo ha effettuato un incontro divulgativo “in loco” a Fimon, con bambini di età scolare. Del resto le minacce per gli anfibi, automobili a parte, sono una realtà anche nel Vicentino: «Ci sono alcuni siti in cui, ormai da anni, non troviamo più rospi né rane. Non si può pensare che si tratti solo delle automobili » chiosa Cappelletto. Un esempio è l’area di Chiampo San Giovanni Ilarione, dove in passato cerano migliaia di rospi che si spostavano: «Negli ultimi due anni non ne abbiamo trovato nessuno». Una fortissima riduzione è stata registrata anche nella Strada di Gogna, a Vicenza. Difficile che il quadro cambi nei prossimi giorni: per quest’anno, ormai, la stagione della “migrazione” è giunta al termine.
Andrea Alba
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