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«L’esorcismo è una preghiera di consolazione»

Sono sei i sacerdoti ai quali il Vescovo di Vicenza ha affidato il ministero di "scacciare i demoni". Uno di loro ci ha raccontato la sua esperienza.
di Andrea Frison

Quando si dice “esorcista” viene in mente il celebre film di William Friedkin (1973) e tutto il suo immaginario “horror” fatto di urla, blasfemie, contorsionismi, getti di vomito verde. Immagini che forse l’esorcismo avvenuto a Monte Berico la scorsa settimana ha suscitato nella mente di quanti hanno letto le notizie riportate da giornali e telegiornali. Ma è davvero tutto questo un esorcismo? Lo abbiamo a chiesto a chi di esorcismi si occupa quasi quotidianamente, uno dei sei incaricati dal vescovo Beniamino a svolgere questo ministero nella nostra Diocesi e che chiede di rimanere anonimo. Lo abbiamo incontrato di persona nella canonica dove vive e accompagna quanti si rivolgono a lui.

Gli esorcismi sono sempre raccontati come fatti spettacolari, sembra di vedere un film. È così?

«La spettacolarizzazione è propria di chi non conosce la realtà. Già il fatto che si raccomandi che questa preghiera liturgica della Chiesa venga celebrata in modo riservato dice che la spettacolarizzazione non deve esserci, per rispetto delle persone coinvolte. La preghiera di esorcismo è preghiera liturgica della Chiesa che viene affidata per mandato dal Vescovo che incarica ufficialmente un prete, con tanto di decreto».

Al di là delle manifestazioni più spaventose, qual è il nocciolo di quello che avviene nell’animo delle persone?

«Le situazioni sono le più differenti. Io direi di posticipare l’uso della parola “possessione”. Si va da chi ha difficoltà particolari di relazione a dolori fisici a situazioni più gravi. Ogni persona è diversa: c’è chi è calma, chi va in “trance”, chi è cosciente, chi risponde alla preghiera, chi mi investe con bestemmie e oscenità e c’è chi si agita. In alcune situazioni c’è bisogno del contenimento fisico perché la persona non si faccia male o faccia male all’esorcista».

C’è chi la assiste durante la preghiera?

«Sì, ma non è questo lo scopo primario del “mini gruppo” delle persone ausiliarie. La loro presenza conferma che l’esorcismo è una preghiera della Chiesa, il piccolo gruppo rappresenta la Chiesa più vasta che prega per questo fratello o sorella che è nella sofferenza».

Quindi l’esorcismo è un pregare insieme?

«È un pregare insieme. Il rito previsto dalla Chiesa prevede preghiere pronunciate solo dal sacerdote esorcista e altre che vanno condivise, risposte litaniche, canti».

Ha detto che è bene posticipare l’utilizzo della parola possessione. Perché?

«Prima di dire che uno è posseduto ci vogliono un insieme di manifestazioni. C’è colui che è vessato, colui che è ossessionato e colui che è posseduto. Il vessato è una persona ferita soprattutto nel corpo, anche se c’è una vessazione della mente, ma allora scivoliamo nell’ossessione, una dimensione più psichica e lì diventa difficile l’individuazione del problema. La possessione è rara».

Quelle che incontra sono quindi persone che soffrono interiormente?

«L’esorcismo è una preghiera liturgica per la consolazione di chi soffre i disagi dell’anima, che sono annodati a quelli della mente e del corpo. Il lavoro più delicato e difficile del ministero dell’esorcismo è il discernimento: mi trovo davanti a una persona ferita fisicamente, psicologicamente e che ha bisogno di medici o mi trovo davanti una persona ferita spiritualmente? Ci viene raccomandato anche dalle premesse del rito dell’esorcismo di consultare prima i medici. Però la gente arriva qua lo stesso e se nel corso dei colloqui suggerisci un controllo medico è difficile che venga accettato. Sarebbe importante l’aiuto dei preti, dovrebbero fare da filtro, come avviene con il medico di base».

Casi di possessione ne ha incontrati?

«Sì. Anche la possessione è variegata. Salta fuori nel momento della preghiera dell’esorcismo, la persona ti investe, maledice, bestemmia. Ma chi fa il male? Chi uccide, chi viola la vita, l’amore, la giustizia… con loro non usiamo la parola possessione ma lì c’è lo zampino del maligno che intacca la libertà della persona. La prima forma di presenza del maligno è la tentazione, è il peccato».

Sembra che la cosa peggiore che possa capitare sia la possessione.

«La cosa peggiore è il peccato perché ti ha occupato senza che tu te ne accorga. Bisogna vigilare perché il peccato è un’occupazione, un’invasione del maligno nella vita. La vessazione, l’ossessione, la possessione sono manifestazioni straordinarie».

Qual è l’esito della preghiera dell’esorcismo?

«Un sollievo. L’esorcismo non è un intervento chirurgico. È una terapia a lungo termine. L’esito è uno stato di benessere».

Si arriva a una guarigione?

«Quando Dio vorrà. E solitamente non avviene mai durante gli esorcismi. A un certo punto la persona cambia. Magari durante una messa, durante un pellegrinaggio sente che è diversa. A me è capitato una volta alla fine dell’esorcismo: la persona mi ha guardato in maniera nuova, mi ha abbracciato».

Questi fatti sembrano dirci quanto siamo misteriosi come esseri umani.

«Ci dicono quanto siamo amati. È per questo che siamo attaccati da chi non è amore. Bisogna domandarsi: quali antidoti possiamo usare? La preghiera, i sacramenti, la confessione, l’eucarestia, la devozione alla Madonna perché il maligno odia “quella là”. E il perdono. Il perdono taglia gli artigli al male che vuole afferrarmi. Molte infiltrazioni sono causate dall’odio, dalla rabbia, dall’invidia, dalla gelosia. Sono tutti batteri che fanno ammalare la persona. E per questo ci vuole l’amore, dove c’è amore non c’è posto per Satana».