Il pio israelita maschio pregava Dio, dicendo: “Ti ringrazio, Eterno, che non mi hai fatto nascere schiavo, straniero e donna”. In troppe situazioni, anche se magari non in forma di preghiera, si continua a pensarla in questo modo. D’altra parte, finché la condizione delle donne non arriverà ad essere paritaria con quella degli uomini, come non ringraziare la buona stella di non stare dalla parte sbagliata?
Un libro di donne e uomini
Nonostante ciò, basta aprire la Bibbia per accorgersi che si tratta di un libro, dove il protagonismo femminile è tutt’altro che taciuto. Se ci sono le storie dei patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe …), non mancano in esse le figure straordinarie della matriarche (Sara, Rebecca, Rachele…); se Mosè guida il cammino di liberazione, è la sorella Miriam che contribuisce a salvarlo dalle acque, come poi canta e danza il passaggio del mare; se il popolo liberato viene condotto dai giudici, scelti dal Signore per mantenerlo nella libertà, uno dei più valorosi è Debora, che nel suo cantico si definisce “madre di Israele”. Potremmo continuare con gli esempi, fino ad arrivare alle discepole di Gesù (con a capo Maria di Magdala, apostola degli apostoli) e alle prime comunità cristiane, dove il ministero delle donne era rilevante, come attesta la pagina finale di saluti nella lettera di Paolo ai Romani, piena di nomi di donne.
Dal modello femminile alla Parola liberante L’immaginario maschile rischia di rimanere ancorato a un’immagine di donna, come viene delineata dall’espressione veneta: “Che la piasa, che la tasa, che la staga in casa …”. A partire da ciò, si è fatta una lettura mistificante delle pagine bibliche, cercandovi conferma di un modello femminile fatto di modestia, pazienza,rassegnazione. Un nome per tutte: Maria di Nazaret, la Madonna. Siamo dovutiarrivare a papa Paolo VI, per sentire dire con autorevolezza: “Maria fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo”.
Le Scritture non presentano un ideale di donna astratto, raccontano di donne concrete alle prese con le scelte della vita, coinvolte in situazioni moralmente discutibili, non certo esemplari quasi fossero “santini” da contemplare per l’edificazione delle anime belle. Eppure da loro viene una provocazione di libertà, che scaturisce dalla parola di Dio alla quale danno ascolto con un coinvolgimento totale: corpo e cuore, testa e mani, carne e spirito.
Gesù, nato da donna
Scrivendo ai cristiani della Galazia, Paolo ricorda che “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna”, a sottolineare la concreta umanità di Gesù. Possiamo dire che non solo da una donna ha ricevuto la vita, ma dalle donne ha avuto conferma del senso della sua missione.
Una donna straniera gli fa capire che non è unicamente il Messia di Israele, perché per Dio non ci sono figli sopra e cani sotto, ma siamo tutti seduti all’unica tavola. Un’altra donna vedova, offrendo tutta la sua vita nei due spiccioli gettati nel tesoro del tempio, lo conforta per andare fino in fondo nel dono di sé sulla croce. Una donna senza nome, la cui memoria tuttavia rimarrà dovunque si predichi il vangelo, spezza il vaso prezioso e unge di balsamo il corpo di Gesù, profumando tutta la casa. Non si limita ad anticipare la sua sepoltura, proclama il senso della sua morte, quale corpo che si lascia spezzare per profumare d’amore il mondo intero.
La tradizione cattolica non contempla la possibilità che una donna presieda la messa, ma il gesto eucaristico di quella sconosciuta anticipa e svela la prima e unica “messa” celebrata da Gesù.

