Venerdì 21 aprile al Centro culturale San Paolo Noi Associazione Vicenza ha celebrato la sua assemblea elettiva. È un momento sempre importante e significativo, ma l’edizione 2023 ha avuto un valore particolare. Tra i candidati a comporre il nuovo Consiglio di Amministrazione (composto da 9 membri) dopo 12 anni di presidenza non c’era, infatti, don Matteo Zorzanello. È il segno inequivocabile della volontà di passare il testimone. Alla vigilia di questo importante appuntamento lo abbiamo incontrato per conoscerne i sentimenti, i pensieri, gli auspici.
Don Matteo cosa prova alla vigilia di questo importante passaggio?
«È un mix di sentimenti. Da una parte c’è la consapevolezza che nelle associazioni i cambi sono importanti: un cambiamento è sempre portatore di novità. Sono stato presente in associazione 12 anni ora è il momento giusto per passare la mano. Il cambio è una buona cosa, senz’altro un momento di crescita per l’associazione. Dall’altra parte c’è un’abitudine a sentirsi a casa dentro l’associazione e quando si cambia casa è sempre disagevole, in qualsiasi caso, sia per le relazioni, sia per le abitudini, sia per il sentirsi a proprio agio in un dato ambiente. La speranza è di non perdere le relazioni belle di questi anni».
Qual è il bilancio personale di questi 12 anni?
«Quando ho iniziato, 12 anni fa, era tutto diverso. In questi anni possiamo proprio dire che davvero è cambiato il mondo, per cui c’era una realtà e ora ce n’è un’altra. Ho iniziato con due esperienze nuove l’Azione Cattolica e il Noi Vicenza. Conoscevo un po’ di più l’Ac. Il Noi Vicenza l’avevo sempre vissuto come servizio in parrocchia. È stato quindi un inserirmi in una realtà nuova che mi ha fatto scoprire l’importanza di essere associazione e di avere anche una personalità giuridica. Da questo punto di vista l’Associazione Noi può essere davvero una risorsa importante per la parrocchia, sia perché responsabilizza i laici, sia perché dà vantaggi fiscali, amministrativi e possibilità che la realtà parrocchiale altrimenti non avrebbe. La prima cosa dunque che ho imparato e apprezzato è l’importanza dell’essere associazione, dell’avere la possibilità di dialogare e di incontrarsi. Ho avuto poi la conferma di una mia caratteristica: l’essere mediatore, capace di parlare un po’ con tutti, di mettere insieme le differenze. Ma ho anche visto i miei difetti: ci sono dei momenti in cui bisogna anche decidere e lì magari ho fatto più fatica».
Come ha visto cambiare gli oratori in questi 12 anni?
«Dodici anni fa c’era un’idea abbastanza precisa sull’oratorio: doveva fare alcune cose, occuparsi per esempio del bar e del Grest. Poi si è vista la fatica di coinvolgere i giovani e anche per questo molti circoli si sono dedicati maggiormente ad adulti, anziani, famiglie cambiando alcuni focus dell’associazione. Poi c’è stata la pandemia che ha portato a un crollo dei tesserati, ovviamente legato al fatto che l’associazione non faceva più attività. Questo ha accelerato alcune dinamiche che già c’erano, quali la carenza dei volontari, il fatto che alcune situazioni esistevano più per consuetudine che per scelta strategica. Ora c’è una ripresa, specie dove ci si rende conto che c’è bisogno di laici formati che si prendano a cuore il tempo libero dei propri ragazzi e delle famiglie e che avere questa associazione può essere una risorsa anche dal punto di vista fiscale, amministrativo, di sostegno per le iniziative».
Che ruolo ha oggi Noi Associazione all’interno della comunità?
«L’associazione è unica ma in ogni contesto si caratterizza in modo diverso. Oggi c’è una maggiore consapevolezza e ci si rende conto che è il luogo dove si può fare comunità e delle iniziative. Laddove, invece, si pensa ancora che sia solo uno strumento che serve per tenere aperto il bar, allora non ha futuro».
Le comunità sono consapevoli della potenzialità che può esprimere una realtà come l’Associazione Noi?
«Dipende. Ci sono situazioni dove c’è questa consapevolezza e altre dove c’è ancora l’idea che la parrocchia possa far tutto. Si pensa ‘Facciamo riferimento al parroco così siamo più liberi’. Talvolta poi il Circolo viene visto come una sorta di Pro Loco, di contraltare alla parrocchia, quasi che parrocchia e Noi fossero due cose che devono scendere a patti. In alcune realtà il Circolo sta rinascendo grazie alla presenza di laici, di famiglie che hanno voglia di fare oratorio. Lì c’è la consapevolezza di dire siamo parrocchia e l’associazione è lo strumento che ci serve per darci identità e per essere maggiormente operativi».
Che situazione lascia per il Noi?
«Avevamo numeri considerevoli, più di 30mila tesserati. Poi a causa della chiusura per il Covid abbiamo avuto il crollo e siamo passati a 9.000 in un colpo. Le conseguenze in termini di minori risorse sono facilmente immaginabili per un’associazione organizzata con dipendenti e le relative spese. Negli ultimi anni abbiamo avuto bilanci in negativo, ma ora c’è una ripresa dei tesseramenti. Oggi siamo oltre i 13mila, ma con l’estate contiamo di recuperarne qualche altro migliaio. Oggi i circoli sono 102».
Il nuovo consiglio che sfide si troverà a dover affrontare?
«Una sfida è sicuramente legata alla gestione. Termina don Matteo Zorzanello e il prossimo presidente non sarà un prete, ma un laico o una laica, l’Associazione deciderà. Ci sarà dunque la necessità di un cambio di modalità di gestione. Prima la gestione era organizzata sulla presenza del prete che era al mattino in segreteria e poteva andare in giro più facilmente. Ora avremo persone che lavorano e hanno tempistiche e modalità operative diverse. Si tratterà di dare compiti diversificati e più approfonditi anche dentro al Consiglio di amministrazione. È una sfida operativa ma comunque importante. La seconda sfida sarà aiutare i nostri circoli a cogliere le potenzialità dell’essere enti del terzo settore. Al riguardo ci sono ancora paure legate all’iscrizione a questo registro, alla presentazione dei bilanci. Ma se si fanno le cose fatte bene non c’è nessun problema e sono di più i vantaggi. Va poi fatto cogliere che l’associazione è anche uno strumento che ti consente di avere ragazzi del servizio civile, poter partecipare a bandi, avere risorse economiche che possono essere importanti e sulle quali finora non si era fatto affidamento. Questi strumenti consentono di avere maggiori risorse e far crescere anche il numero dei tesserati e quindi avere maggiori possibilità di mettere in campo delle iniziative».
A chi vorrebbe dire grazie?
«I grazie sarebbero davvero tanti. Innanzitutto a tutti i volontari e presidenti dei Circoli, persone che si prendono a cuore il proprio oratorio, la propria parrocchia e mettono a disposizione tempo, passione, responsabilità. Un grazie a quanti hanno avuto il coraggio di fare un servizio. Un grande grazie va sicuramente alla segreteria. In anni non sempre facili chi ha svolto il servizio di segreteria non lo ha mai fatto da semplice “dipendente”, ma da persone che credono a quello che fanno e lo fanno con passione, competenza, disponibilità. In questo non sono mai stati dei semplici segretari che eseguono».
Che augurio fa al nuovo Cda?
«L’augurio di non aver paura di cambiare consuetudini. C’è una consuetudine, una modalità tradizionale di lavorare dell’associazione che non necessariamente deve rimanere sempre la stessa. È importante poi incontrare i circoli e i volontari e così non farli sentire soli. In parrocchia può capitare, senza volerlo, di sentirsi soli, perché magari ci sono meno preti. Sentire che c’è una associazione diocesana che è vicina, che ti risponde e ti incontra può essere decisivo».
Lauro Paoletto

