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Home Attualità Territorio

Dal Vicentino all’Ucraina con gruppi elettrogeni, stufe e medicinali

I volontari della Papa Giovanni XXIII stanno organizzando una nuova spedizione per Pasqua. Si fa "squadra" con i Lions

21 Febbraio 2026
in Territorio, In primo piano
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Dal Vicentino all’Ucraina con gruppi elettrogeni, stufe e medicinali

I due furgoni carichi di gruppi elettrogeni, materiale sanitario e pannoloni partiranno dalle parrocchie di Valdagno e Trissino nei giorni immediatamente precedenti la Pasqua. «Non è una gita turistica – avverte Giuseppe Longo, volontario vicentino della Comunità Papa Giovanni XXIII – si sale in quattro persone per ogni mezzo per darci il cambio alla guida, con la previsione di fare seimila chilometri in sette giorni».

La destinazione è infatti l’Ucraina: il gruppo di volontari – almeno otto – farà più tappe passando da un orfanotrofio vicino al confine polacco, quindi Zaporizhzhia e Mykolaiv, a 140 chilometri da Odessa.

«Per me sarà la quinta volta in Ucraina – riprende Longo –. Ci appoggiamo al Lions Città Metropolitana di Milano e in particolare a Dino Rinaldi e Luigi Urlenghi: i nostri furgoni partono insieme ai loro».

La spedizione in un gruppo più ampio garantisce ai volontari vicentini la possibilità di far arrivare a destinazione gli aiuti. «Il trasporto costa 1.300 euro, ma c’è anche un costo di assicurazione e bisogna avere una richiesta formale da parte di un’associazione interna all’Ucraina. È un accorgimento che adottano alla frontiera per evitare il fenomeno del mercato nero», spiega Longo.

Il volontario assicura che anche adesso, a quattro anni dall’inizio della guerra, la solidarietà da parte dei vicentini non è venuta a mancare. «Conta anche il fatto che, nell’alta valle dell’Agno, tanti conoscono il mio operato in una casa famiglia della Papa Giovanni – spiega – così quando iniziamo la raccolta tramite le parrocchie e il vicariato, abbiamo un buon riscontro. Chiaro, bisogna metterci la faccia».

Con Operazione Colomba da tempo si lavora a un progetto «per un forno per il pane, per dare da mangiare agli sfollati. Il forno è stato già portato su con una spedizione l’anno scorso; ha collaborato anche Erri De Luca, che ormai ha fatto decine di viaggi. E l’anno scorso a Pasqua abbiamo portato un’ottantina di gruppi elettrogeni. Solo che erano piccoli: per il forno da pane serve un gruppo da 380 volt. Quest’anno vorremmo portare anche una macchina impastatrice: ci stiamo confrontando con i volontari che sono là per definire esattamente cosa serve».

Gerardo Dino Rinaldi racconta a sua volta le missioni portate a termine finora con i Lions del distretto 108Ib4: «Nel mio ruolo distrettuale – spiega – mi occupo soprattutto dei disastri umanitari e questo mi ha portato ad andare più volte in Ucraina».

Il team si avvale di una rete di volontariato, collaborando con la Caritas San Vincenzo e la Comunità Papa Giovanni XXIII.

«Partiamo con i convogli da Milano; una volta siamo andati con 40 furgoni carichi di merce, viveri, carrozzine, pannoloni, medicine, stufette e depuratori. A Mykolaiv collaboriamo con la Papa Giovanni, a Odessa con un’associazione ucraina. Lì, assieme alla dottoressa Snezhana Eremenco, abbiamo collaborato alla realizzazione del “Rafael Medical Centerâ€Â».

Si tratta di un ambulatorio mobile con cui la dottoressa, ogni giorno, parte per offrire assistenza sanitaria a persone di ogni genere ed età che vivono in 55 villaggi vicini alla linea del fronte. «A causa della guerra ormai in quei villaggi non arriva più nulla». La dottoressa si muove assistita spesso da padre Vytali, cappellano vincenziano.

Qualche dato: nei quattro anni di attività, il team ha alle spalle nove spedizioni e la consegna, fra l’altro, di 268 stufe, un dissalatore, 5 generatori, un ecografo, medicinali per un valore di 140 mila euro e 37 mila chili di cibo.

Il viaggio, come descritto da Longo, è particolarmente impegnativo. Mediamente, con i furgoni si guida per 18 ore al giorno, con gli autisti che si danno il cambio. Il team percorre la tratta Italia–Slovenia–Ungheria–Ucraina, considerata la più veloce e sicura. Al confine ungherese mediamente si attendono quattro ore per passare: pur essendo aiuti umanitari, c’è un controllo rigido di tutto ciò che entra e, senza uno specifico collegamento e un invito diretto da parte di associazioni umanitarie ucraine, il passaggio sarebbe estremamente complesso e costoso. Oltre la frontiera, varcato il confine ucraino, non esistono più autostrade, quindi la velocità massima è di 70 chilometri orari.

«In pratica, ci vogliono due giorni per andare e due per tornare; in un giorno e mezzo, al massimo, facciamo la distribuzione. Per i pasti portiamo con noi del cibo da poter consumare».

Per l’ospitalità i volontari si avvalgono di comunità amiche: dormono nelle scuole o da sacerdoti. «Sia a Mykolaiv che a Kherson i miei compagni di viaggio hanno dormito nei bunker. A Zaporizhzhia, quando eravamo sotto le bombe, le abbiamo sentite scoppiare a qualche centinaio di metri da noi», riprende Rinaldi.

Il volontario dei Lions non nasconde la paura provata: «Quando suonavano le sirene, di giorno e di notte, si scappava nei bunker: abbiamo sentito droni sopra di noi, bombe che scoppiavano poco lontano, udito le mitragliatrici contraeree. È difficile far capire la frustrazione che si prova a vedere tutto ciò. E soprattutto il vuoto che ti si crea dentro. Ti chiedi: “Perché?â€Â».

Andrea Alba

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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