«Tendiamo la mano alle donne che si trovano in difficoltà di fronte a una gravidanza». È da questa frase che prende forma la veglia per i trent’anni del Centro di Aiuto alla Vita di Camisano Vicentino, in programma venerdì 30 gennaio alle 20.30 nella chiesa di San Nicolò. Una serata di preghiera e testimonianza, presieduta dal vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto, che si inserisce nel cammino verso la Giornata per la Vita del 1° febbraio.
Il Centro di Aiuto alla Vita di Camisano nasce nel 1995 da una vicenda locale: una donna del paese, rimasta sola con due gemelle in grembo dopo l’abbandono del compagno. Attorno a lei, alcune donne decisero di non voltarsi dall’altra parte. Sulla scia dell’esperienza del Cav di Vicenza, diedero avvio a un servizio di sostegno che da allora non si è più fermato. Oggi, a trent’anni di distanza, quello stesso gesto iniziale continua a tradursi in ascolto, accompagnamento e sostegno quotidiano.
A guidare il Centro è Tiziana Fanin, presidente di una realtà composta interamente da volontarie. «Siamo in 18, tutte donne – spiega – e ci alterniamo nei turni di apertura dello sportello: il martedì mattina dalle 9 alle 11 e il giovedì pomeriggio dalle 16.30 alle 18.30». Un impegno che va ben oltre l’orario dello sportello: «Molte di noi seguono anche il guardaroba, che richiede tempo, attenzione e cura».
Il cuore del servizio è l’accoglienza delle donne che vivono una gravidanza in condizioni di fragilità. «Le situazioni sono diverse – racconta Fanin –: gravidanze inaspettate, famiglie numerose, donne arrivate da poco in Italia che non sanno come orientarsi. Spesso sono straniere, non lavorano o si ritrovano sole perché il compagno non c’è. Accompagniamo le mamme dal periodo della gravidanza fino ai due anni di vita del bambino, offrendo un sostegno continuativo».
Lo scorso anno il Centro ha seguito la nascita di 23 bambini e accompagnato complessivamente 59 famiglie, includendo anche quelle prese in carico l’anno precedente. Un numero significativo, soprattutto in un contesto segnato dal calo della natalità. Il bacino di riferimento è ampio e comprende, oltre a Camisano, una decina di territori del circondario.
Il sostegno offerto va dai beni di prima necessità – come la donazione mensile di pannolini per due anni, il latte per i primi mesi quando l’allattamento non è possibile, vestiario e attrezzature – fino a un’attenzione particolare al momento della nascita. «Prepariamo un corredino nuovo per l’ospedale – spiega Fanin – perché è giusto che quel momento sia vissuto con dignità». Accanto al nuovo, c’è anche l’usato selezionato con cura per i mesi successivi.
Il Centro si sostiene grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, al 5xmille, al contributo del Comune – che mette anche a disposizione gli spazi – e al sostegno di alcune aziende e privati del territorio. «C’è una rete che crede in questo servizio», sottolinea la presidente.
Anche la veglia del 30 gennaio nasce proprio dal desiderio di far conoscere questa realtà e di sensibilizzare la comunità. «Questa serata vuole raccontare che il Centro non è un luogo dove si giudica o si indirizzano scelte, ma uno spazio di ascolto, dialogo e accompagnamento. Tendiamo una mano a chi è in difficoltà davanti a una gravidanza», conclude Fanin.
Un messaggio che si intreccia con la Giornata per la Vita di domenica 1° febbraio e con la tradizionale iniziativa delle primule, proposta nelle parrocchie come segno di sostegno. Trent’anni dopo quel primo gesto di solidarietà, il Centro di Aiuto alla Vita di Camisano continua a fare ciò che conta davvero: stare accanto alle donne, alle famiglie, alle vite che iniziano in salita.
Giada Zandonà
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