C’è chi ha il papà avanti con gli anni, già di fatto non autosufficiente, che è scivolato riportando una frattura a una gamba. C’è chi ha la moglie che fino a pochi mesi fa era brillante, perfino esuberante, ma di recente ha iniziato a manifestare forti segni di perdita di memoria e di demenza senile e deve essere seguita a tempo pieno. Ancora, c’è chi ha entrambi i genitori anziani, o uno zio o una zia, che vorrebbero continuare a vivere da soli ma semplicemente non ne sono più in grado: il figlio, la figlia o il nipote è l’unico “giovane” della famiglia che può occuparsi di loro, e deve farlo.
Ogni famiglia è una storia. Per molte, oltre al dolore e alla preoccupazione, c’è un altro minimo comun denominatore: sono persone che hanno bisogno di un letto in una casa di riposo. In questi casi la famiglia si trova davanti a quello che ormai è diventato un dramma. Non solo è molto difficile trovare un posto, ma quando lo si trova bisogna prepararsi a pagare una somma che va dai 2 ai 3 mila euro al mese nel Vicentino. Impensabile che il proprio caro possa coprirla con la sola pensione.
«Il dato, drammatico, è che mediamente chi entra oggi in una casa di riposo in Veneto vi rimane per una degenza media di 218 giorni. Questo emerge dai dati del 2024: non si rimane nemmeno un anno prima del decesso, perché i posti non sono sufficienti e accede solo chi ha un punteggio altissimo. Quindi chi è fisicamente molto malridotto». A parlare è Gino Ferraresso, del sindacato SPI CGIL Veneto, che da tre anni, assieme ai colleghi di FNP CISL e UIL Pensionati, realizza un monitoraggio su tutti i Centri Servizi per anziani della regione, Ulss per Ulss e struttura per struttura.
Autosufficienti e non
Secondo i dati a disposizione delle tre organizzazioni sindacali, in Veneto sono circa 300 mila gli anziani non autosufficienti, a fronte di 35 mila posti in strutture pubbliche (Ipab) e private. Rimangono quindi 265 mila uomini e donne a casa. A casa di chi? A volte nella propria, a volte in quella dei familiari. Risulta infatti che 100 mila veneti non autosufficienti siano assistiti da badanti e 165 mila da “caregiver”: uno o più membri della famiglia.
Qual è la situazione nel Vicentino? Il riferimento sono le due aziende sanitarie con i relativi ambiti territoriali: l’Ulss 8 Berica (Vicenza e Ovest) e l’Ulss 7 Pedemontana (da Bassano all’Alto Vicentino).
Nel territorio dell’Ulss 8 Berica è attivo il portale residenzialitaanziani.aulss8.veneto.it, che riporta informazioni aggiornate per ognuna delle 36 case di riposo (Ipab, fondazioni e centri servizi): 20 nel distretto Est e 16 nel distretto Ovest. Le rette giornaliere sono molto variabili; in ogni caso, per una persona autosufficiente un posto letto costa dagli 84 a oltre 100 euro al giorno. Per chi non è autosufficiente, e necessita quindi di maggiore assistenza, il costo è decisamente più alto. Prendendo ad esempio la Residenza Trento dell’Ipab di Vicenza, la retta (aggiornamento di inizio 2026) è di 120 euro al giorno, ridotta a 68,70 euro in presenza dell’“impegnativa di residenzialità” a carico del Servizio sanitario regionale, prevista per coprire l’assistenza sanitaria. Le cifre coprono i servizi ricevuti: presenza di infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, logopedisti, educatori, animatori, psicologi e assistenti sociali, assistenza notturna e servizi quotidiani come lavanderia, guardaroba, parrucchiere e cucina.
Per il territorio dell’Ulss 7 Pedemontana, invece, le informazioni disponibili sono più limitate. I Centri Servizi che ospitano anziani non autosufficienti sono 27: 15 pubblici e 12 privati. Di questi, secondo il monitoraggio sindacale, hanno fornito i dati delle rette le Ipab di Asiago, Bassano (Residenza Sturm), Cartigliano, Rossano Veneto (Villa Aldina), Solagna (Villa Serena), Valbrenta (San Pio X), Arsiero (Rossi), Breganze (Brogliati Contro), Caltrano, Malo (Muzan), Schio (La Casa) e Valdastico (Sartori). Mancano invece informazioni per le strutture La Madonnina e Centro Miryam di Bassano, San Giuseppe a Roana, Istituto Palazzolo di Rosà, Rsa San Michele di Montecchio Precalcino, Villa Miari a Santorso, Casa Panciera e Casa Annunziata a Schio, Casa Penasa a Valli del Pasubio.
«Non ci sono i numeri perché diverse strutture, in particolare private, rinviano le informazioni sulle tariffe a contatti diretti», osserva Ferraresso. In ogni caso, nell’Ulss 7 mediamente, con l’impegnativa di residenzialità si pagano dai 51 agli 86 euro al giorno (media 59 euro), mentre senza impegnativa la retta può arrivare a 140 euro al giorno. Nell’Ulss 8, con impegnativa, si va dai 47 agli 86 euro (media 64 euro). Negli ultimi tre anni i rincari sono stati rilevanti: l’aumento medio è stato di 11 euro al giorno nell’Alto Vicentino e nel Bassanese e di 3,5 euro nell’Ulss 8.
Come si ottiene l’impegnativa di residenzialità
«La Regione Veneto assegna circa 30 mila impegnative, il che significa che ci sono 4 mila anziani che pagano il prezzo pieno», sottolinea Ferraresso. Il contributo è collegato alla scheda Svama, uno strumento di valutazione con cui l’azienda sanitaria assegna un punteggio da 0 a 100 alla persona anziana. Alla valutazione partecipano anche l’assistente sociale del Comune o del distretto – che avvia la pratica – e il medico di base.
«Nel 2025, in media, le persone entrate in casa di riposo in Veneto avevano un punteggio di 79. È molto alto – riprende il sindacalista – e indica condizioni fisiche gravi. Inoltre, oltre il 40 per cento degli ospiti dei Centri Servizi presenta patologie dementigene, come demenza senile o Alzheimer. Anche questo è un dato impressionante».
Anche con un punteggio alto o altissimo non è detto che ci sia un posto letto disponibile. Esistono liste d’attesa e si entra solo quando arriva il proprio turno, ovvero quando un altro ospite viene a mancare. «Secondo dati del 2023, nell’Ulss Pedemontana c’erano circa 500 persone in lista d’attesa», osserva Ferraresso.
Il sindacato avanza alcune proposte: «Innanzitutto aumentare il contributo regionale di 52 euro, oggi del tutto insufficiente, e modularlo in base al punteggio. C’è poi il tema del personale: la Dgr 1720/2022 prevede 1.043 minuti di assistenza settimanale per ospite, suddivisi tra i vari operatori. Nella realtà, però, l’assistenza è diminuita invece di aumentare: quel minutaggio va superato. Infine, i posti letto vanno incrementati in modo significativo: in Veneto, secondo diverse stime, servono almeno 50 mila posti nei centri residenziali».
E conclude con un appello alla politica: «Il nuovo presidente Alberto Stefani sembra mostrare attenzione a questi temi – caregiver, anziani – ma l’attesa deve essere breve. Abbiamo già aspettato abbastanza. Servono risorse vere, e vanno prese dove ci sono: occorrono scelte politiche chiare su dove investire di meno e dove investire di più».
Andrea Alba
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