«Roberto, è successa una cosa bellissima! ». Daniel arriva di corsa, felice come una Pasqua. Solleva di peso Roberto, che alto non è, ma è ben piantato, e annuncia: «Ho fatto meta!». «Ottimo Daniel, sei fantastico! Vai, corri che ne fai un’altra!», gli risponde Roberto, che poi aggiunge, rivolgendosi all’intervistatore: «Daniel ha una forza incredibile. Noi rugbisti siamo abituati al contatto fisico, ma con lui siamo su un altro livello». Ogni mercoledì, prima di cena, si svolge un allenamento speciale al campo del Rugby Bassano, in via Ca’ Baroncello. Ragazzi e ragazze con sindrome di Down o autismo scendono in campo assieme a giocatori, giocatrici, ex rugbisti, perfino la mamma di un giocatore dell’under 18. Sono i GrappAbili del Rugby Bassano 1976, il germoglio spuntato lo scorso settembre dal tronco della società che quest’anno festeggia cinquant’anni di storia.
È da una ventina d’anni che la federazione nazionale promuove il progetto ABI Rugby, incoraggiando il coinvolgimento di persone disabili nel gioco della palla ovale. E anche il club bassanese ha deciso di fare la sua parte. «Siamo partiti pochi mesi fa, a settembre dello scorso anno, ma sta andando tutto oltre le nostre aspettative, ci stiamo divertendo tantissimo », racconta da bordo campo Roberto Remonato, 62 anni, ex rugbista. «Qui a Bassano coinvolgiamo ragazzi e ragazze con sindrome di down e autismo, ma esistono realtà che propongono anche il rugby in carrozzina – prosegue Remonato -. Quella che proponiamo è vera integrazione. Ogni ragazzo con disabilità è affidato ad un giocatore, tra virgolette, normale. Il rapporto è di uno a uno. Si gioca insieme ed è uno spettacolo».
La formazione dei volontari che segue il gruppo GrappAbili riguarda i principi dello sport inclusivo, le modalità di relazione e comunicazione con persone con disabilità, gestione di attività sportive accessibili, sicurezza e benessere dei partecipanti. «Recentemente, a Bassano, abbiamo incontrato un allenatore di scherma esperto di sport e disabilità continua Roberto -. I ragazzi che coinvolgiamo sono molto diversi tra loro, e richiedono attenzioni personalizzate. C’è chi ha più bisogno di contenimento fisico, chi richiede di utilizzare una comunicazione adeguata. Abbiamo un ragazzino autistico che all’inizio praticamente non parlava. Adesso pronuncia frasi brevi come “prendo la palla” o “passo la palla”. Sono progressi enormi».
«Roberto, è successa una cosa bellissima!», Daniel irrompe ancora nell’intervista, il braccio massiccio circonda il collo di Roberto. «Abbiamo fatto le squadre, noi siamo i più forti!». «Dai allora che vincete! Forza!». Daniel torna a dedicarsi alla partita e Roberto riprende: «I genitori di questi ragazzi ci ringraziano tantissimo, ma siamo noi che dobbiamo farlo. Ci stiamo divertendo un mondo, ma non si tratta solo di questo. Avere a che fare con questi ragazzi ti permette di sviluppare competenze umane utili con tutti, anche con chi consideriamo “normale”. In realtà stando con loro capisci che il confine non è così netto». Domenica 12 aprile la squadra sarà impegnata a Mira poi, il 31 maggio, a Paese. «Sono incontri che si svolgono una volta al mese e che coinvolgono i gruppi ABI Rugby di tutto il Veneto – spiega Remonato -. In tutto siamo una quindicina di gruppi, per un totale di duecento persone. Una vera festa. I ragazzi vengono divisi in quattro categorie e svolgono attività in base al loro livello di abilità. C’è anche chi riesce a giocare una vera partita in autonomia, senza facilitatori in campo».
L’allenamento sta per finire, tra i ragazzi comincia a circolare una parola magica: patatine. Il terzo tempo è un rito tutto rugbisti e i GrappAbili non sono da meno: «Danno il meglio di sé – assicura Roberto -, per mangiare e bere in compagnia non si tirano indietro». È una cosa bellissima. Ha ragione Daniel.
Andrea Frison
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