«Al mio esordio a Milano-Cortina avrò molto da imparare e da rubare con lo sguardo». Con queste parole Mattia Dal Pastro, 37 anni, azzurro paralimpico di sci nordico, “presenta” la sua avventura in programma dal 6 al 15 marzo nella rassegna in calendario, a meno di due settimane dalla conclusione dei Giochi invernali. Dopo la gioia del titolo olimpico conquistato da Davide Ghiotto, leader e capitano della staffetta inseguimento di pattinaggio velocità, anche alle Paralimpiadi gli appassionati berici hanno la possibilità di fare il tifo per un nostro atleta. Una presenza storica quella di Mattia Dal Pastro, maresciallo maggiore dei Carabinieri, che è il secondo vicentino nella storia selezionato per i Giochi paralimpici invernali dopo lo scledense Gianmaria Dal Maistro, plurivincitore a livello internazionale, di cui si parla nella pagina successiva.
Nato il 12 luglio 1988 a Marostica e cresciuto a Bassano, ma ora residente a Cassola, Dal Pastro si è avvicinato allo sci nordico con uno stage organizzato dal Gruppo sportivo paralimpico Difesa (GSPD), di cui fa parte. «Prima non avevo mai praticato lo sci di fondo – racconta – però da subito mi è riuscito bene eseguire il passo in pattinato, forse grazie ai miei trascorsi nell’hockey su pista. Da ragazzo sono stato portiere della Roller Bassano (la seconda squadra della città del Grappa in questa disciplina, ndr), per poi passare al calcio a 5».
A 21 anni aveva messo in secondo piano le sue passioni sportive per dedicarsi a tempo pieno alla carriera professionale nell’Arma. Nel settembre 2016, all’età di 28 anni, mentre si recava al lavoro in moto, è stato coinvolto in un gravissimo incidente stradale, a causa del quale ha perso l’uso del braccio sinistro, evento che ha cambiato la sua vita. «Lesione completa del plesso brachiale sinistro: è stata la diagnosi. A quel punto ero destinato, per forza di cose, a un lavoro sedentario, ma ho reagito per tornare a fare sport a buoni livelli».
Nel suo curriculum c’è stata anche la partecipazione come portiere al Mondiale di calcio per amputati in Messico, sport che ha lasciato una volta entrato nel giro della nazionale di sci come atleta paralimpico, classe standing. «Grazie al GSPD – riprende Dal Pastro – ho potuto sognare nuovamente una carriera agonistica. Mi hanno invitato a provare gli sci, in un raduno in Germania, anche se in un primo momento pensavo si trattasse dello sci alpino. Invece era il nordico, che non avevo mai praticato prima, lo conoscevo a malapena. Alla fine mi sono dedicato allo sci di fondo, che presto mi ha saputo regalare, ad altissimi livelli, la stessa adrenalina di una discesa libera. È uno sport completo, a 360°, che io definisco introspettivo, calmo e che offre paesaggi straordinari da assaporare. L’esordio è avvenuto nel 2022: in questo quadriennio sono cresciuto e con grande gioia è arrivata la convocazione nella competizione in assoluto più importante».
Alla sua prima esperienza paralimpica, Mattia, abituato alle gare di resistenza, in accordo con i tecnici azzurri disputerà la 10 km in tecnica classica, in calendario mercoledì 11 marzo, e la 20 km in tecnica libera che invece si correrà domenica 15, nell’ultimo giorno della manifestazione.
Il teatro delle gare sarà la piana di Tesero, in Trentino, sulle stesse piste che hanno ospitato le gare di fondo e combinata nordica dei Giochi.
«Amo le distanze lunghe – confida – in particolare la 20 km, dove spero di fare bene, ma venderò cara la pelle anche nella gara più corta. La sprint 1,5 km mi è meno congeniale, mentre mi piace correre la staffetta: da ex giocatore di squadra amo moltissimo gareggiare insieme ai compagni. Tuttavia, visto il calendario, è stato necessario fare una scelta, che è caduta sui 10 e 20 km».
Doveroso il pensiero finale verso coloro che l’hanno aiutato a partecipare alle Paralimpiadi di Milano-Cortina con l’Italia. «Ho voluto dedicare questa convocazione – conclude Dal Pastro – alla mia compagna e ai miei genitori che mi supportano, al Gruppo sportivo che ha creduto in me e alle persone che sono a casa e non trovano la forza di rimettersi in gioco, cosa che invece sono riuscito a fare io. Mi piacerebbe essere un esempio per gli altri, voglio che questo diventi un messaggio di incoraggiamento a tutti nel credere nelle proprie capacità».
Luca Pozza
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