Il costo della vita che aumenta, gli affitti che crescono spinti da turismo e presenza americana, contratti di lavoro precari. L’emergenza abitativa non è più un tema legato solo alle marginalità. Anche a Vicenza c’è infatti tutta una fascia di popolazione che fatica a trovare un alloggio in affitto a condizioni sostenibili: parliamo di famiglie monoreddito, di giovani e di persone con un lavoro a tempo determinato. Una situazione che trova spiegazione e conferma anche nei numeri: una recente analisi del Centro Studi CISL Vicenza ha evidenziato che, prendendo come riferimento ad esempio un’abitazione di 50 metri quadrati, le spese di affitto e quelle annuali per utenze e connessione internet, arrivano ad avere un peso complessivo sul reddito medio che, in città come Vicenza, Bassano del Grappa e Montecchio Maggiore, si attesta intorno al 40 per cento.
«Dobbiamo trovare gli strumenti per aiutare questa fascia grigia che incontra ostacoli quando cerca di ottenere un immobile in affitto. Purtroppo, oggi l’emergenza abitativa non riguarda più soltanto i casi di estrema fragilità » spiega Rossella Morseletto, presidente di UPPI, l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari di Vicenza».
Cosa contribuisce a creare questa situazione complessa?
«Vicenza non è diversa da molte altre città italiane che stanno vivendo gli stessi problemi. L’aumento dei canoni che si è registrato negli ultimi due anni, l’influenza sul mercato degli affitti turistici, la richiesta di alloggi da parte di studenti universitari sono tutti elementi che incidono sulla domanda e sull’offerta. A questo si aggiunge l’effetto sui prezzi della presenza americana in città, presenza che contribuisce a falsare il mercato. Il risultato di tutto ciò è che oggi c’è un’altissima domanda ma, anche se l’offerta non manca, le condizioni sono spesso proibitive proprio per le dinamiche dette».
Con il risultato che spesso, soprattutto nei centri, gli immobili rimangono vuoti e sfitti.
«I proprietari trovano più conveniente e appetibile affittare per periodi brevi perché hanno meno vincoli, anche temporali, rispetto ai tradizionali contratti di cinque o otto anni. Questo finisce per togliere immobili dalla disponibilità delle famiglie e crea anche le condizioni per una maggiore selezione. Ci sono casi di offerte di locazioni che in poche ore ottengono decine e decine di candidature. Un proprietario si trova così a cercare le referenze migliori e questo meccanismo finisce per escludere tutti quei casi che rientrano in quella fascia grigia che vive la crisi abitativa. A partire da famiglie monoreddito, giovani e lavoratori con contratti a tempo determinato. Un pezzo di società che in Veneto si stima sia di circa 30mila nuclei famigliari ».
Come si può intervenire?
«Nell’attuale contesto di difficoltà, aggravato dagli effetti della crisi economica, servono risposte adeguate da parte di tutti i livelli istituzionali, a partire dalla revisione della legislazione nazionale passando per interventi mirati sui prezzi calmierati come previsto dal piano Generazione Casa presentato da poco in Regione. Anche a Vicenza stiamo lavorando con un progetto guidato dall’Amministrazione che coinvolge tante realtà con l’obiettivo di affrontare concretamente l’emergenza abitativa».
E quali sono le priorità?
«Dobbiamo creare le condizioni perché gli affitti tornino a essere davvero sostenibili. Dobbiamo restituire fiducia ai proprietari, incentivandoli a concedere canoni calmierati che rispondano alle reali possibilità di chi sta cercando un alloggio. Tra le soluzioni che si possono adottare nel nostro contesto, e che già esistono in altre realtà, c’è ad esempio la creazione di enti intermediari che garantiscano la continuità del buon rapporto tra proprietario e inquilino e il rispetto di quanto previsto nei contratti di locazione, impedendo che si vengano a creare ostacoli anche comunicativi che a volte generano la rottura anticipata del contratto. Siamo convinti che questa sia una delle possibili strade per superare le criticità e abbattere quei muri che l’attuale mercato sta facendo nascere tra proprietari e inquilini. Muri che finiscono per dare forma al paradosso per cui i nostri centri vantano un’alta richiesta di alloggi, ma anche tanti spazi che rimangono sfitti».
Vincenzo Grandi
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